COMUNICATO STAMPA – Il Pd omegnese sostiene e sosterrà il progetto di legge per l’autonomia del VCO.
Nessuna persona in buona fede può dubitare della nostra determinazione nel rivendicare che la specificità del VCO debba essere concretamente riconosciuta con funzioni, compiti e risorse adeguate.
La polemica scatenata dal centrodestra omegnese in relazione alla votazione differenziata occasione dell’ultimo consiglio comunale non ha senso.
Basta guardare il dispositivo finale dell’ Ordine del giorno proposto dalla Minoranza per farsene un’idea: “Il Consiglio Comunale impegna il Sindaco e la Giunta a far proprio l’ordine del giorno approvato dal Consiglio Provinciale e a trasmetterlo alla Regione Piemonte”.
A questo si accompagnava l’invito rivolto al Presidente della Provincia affinché riconsiderasse la scelta di revocare l’adesione all’UNCEM, riprendendo un dialogo e una collaborazione con l’associazione che rappresenta i comuni e le comunità montane. Tutto ciò nella convinzione che l’Uncem non solo non ostacola il processo dell’autonomia ma la caldeggia come tutto ciò che favorisce lo sviluppo dei territori montani.
E’ stata manifestata, da parte del gruppo del Pd, la disponibilità a votare separatamente l’ordine del giorno provinciale e l’invito al presidente Nobili sui rapporti con l’Uncem.
l’ostracismo della maggioranza nel voler mettere da parte questo tema ha portato ad un atteggiamento critico da parte dell’opposizione e, alla fine, ognuno ha votato il proprio documento.
Nulla di più e nessuna ripicca. Parlare di “proposta indecente” come fa la Lega Nord è del tutto fuori luogo.
Del resto il tentativo di mettere zizzania, cercando di speculare su questa vicenda, non merita grandi commenti.
A differenza del centrodestra, dove autorevoli esponenti in passato hanno fatto di tutto per impedire persino la nascita della nostra Provincia, noi abbiamo sempre manifestato, in tutte le sedi, un atteggiamento coerente e l’impegno per rafforzare l’istituzione provinciale del VCO.
La conferma è negli atti e nei fatti.
Montare una polemica su questa vicenda forse serve al centrodestra locale per cercare, maldestramente e con qualche affanno, di distogliere l’attenzione dal problema vero che i cittadini omegnesi si trovano sotto gli occhi tutti i giorni: il fallimento di questa amministrazione.
Marco Travaglini, coordinatore circolo Pd Omegna
PD VCO – Ufficio stampa
La commissione per il congresso del PD VCO segnala i 58i eletti nell’Assemblea provinciale PD del VCO, il principale organo di direzione politca. Oltre al nome e cognome trovate il circolo per cui è stato eletto.
Un milione e 400 mila firme, raccolte in meno di tre mesi, a sostegno del referendum contro la privatizzazione forzata dell’acqua. Un primo risultato il Forum italiano dei movimenti per l`acqua l’ha già ottenuto: con centomila firme in più di quello sul divorzio del 1974 è il referendum con il maggiore sostegno popolare della storia italiana. Segno che l’argomento è sentito e suscita un sentimento , largo e diffuso, d’indignazione civile. Questa valanga di firme , stipate in scatoloni negli uffici del vecchio Palazzo di Giustizia di Roma, sede della Cassazione, sono ben più che sufficienti ( ne bastano 500 mila e ce ne sono tre volte tanto) e la Consulta , entro febbraio, dovrà dire se i quesiti sono ammissibili e , quindi, indicare i termini della consultazione elettorale. Dato tutto ciò per scontato, bisogna anche dire che in questa giustissima battaglia lo strumento referendario da solo non basta. E’ inadeguato sia per la scarsa efficacia dimostrata negli ultimi anni (24 referendum persi su 24 negli ultimi 15 anni per mancato quorum) , sia perché sua natura abroga leggi senza definirne di nuove e più efficaci. Accanto alla spinta referendaria occorre formulare una proposta complessiva di gestione del servizio idrico integrato, con un progetto di legge di riforma che coinvolga amministratori locali e cittadini e che metta al centro la risorsa acqua per sua natura pubblica, da rendere disponibile a tutti e da preservare. Il Pd è su questa lunghezza d’onda e fa bene.Non si può dare maggiore equilibrio e razionalizzazione alla gestione dell’acqua (che è, ricordiamocene, un bene scarso ) con la privatizzazione e con l’espropriazione di ogni potere decisionale da parte degli enti locali. l’acqua è necessariamente un bene pubblico e lo sono anche le infrastrutture del servizio idrico che vanno gestite con criteri di efficienza ed economicità, secondo logiche industriali in grado di assicurare costi sostenibili e qualità del servizio. Temi dei quali, nel recente passato, mi sono occupato direttamente, come amministratore dell’allora Acque Cusio SpA. Per questo sono convinto che si possa far molto per prelevare e gestire l’acqua secondo criteri efficienti, assicurando la migliore manutenzione delle reti di distribuzione, combattendo ogni forma di spreco, garantendo tariffe eque. Si può fare con regole e norme certe, in sintonia con lo spirito del referendum. Serve un disegno riformatore che riparta dall’ispirazione positiva della legge Galli, ancora non del tutto attuata a distanza di sedici anni, riconosca e valorizzi il ruolo fondamentale degli enti locali nelle scelte di affidamento del servizio, porti alla realizzazione degli investimenti necessari per migliorare il servizio idrico integrato ( stimati , in tutt’Italia, in circa 60 miliardi di euro), preservando i corpi idrici e garantendo la depurazione anche a quel 34% di popolazione non ancora servita.