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AREE INTERNE: 12 milioni in corsa contro il tempo, ma la Valle Antrona continua a perdere servizi essenziali.

AREE INTERNE: 12 milioni in corsa contro il tempo, ma la Valle Antrona continua a perdere servizi essenziali

Sulla questione delle Aree Interne e dei suoi 12 milioni di finanziamento, il Partito Democratico di Villadossola aveva iniziato a chiedere chiarimenti già nel gennaio 2022, appena tre mesi dopo la firma dell’Accordo di Programma Quadro. Il primo comunicato si concludeva con un appello semplice ma chiaro: “vista la portata delle risorse e dei territori coinvolti, si auspica una costante informazione e trasparenza in merito alle azioni attivate e attese”.

Era il 30 maggio 2022 quando il Comune di Villadossola sottoscriveva un accordo con l’ASL per l’utilizzo della palazzina di Via Boldrini, ipotizzata come sede futura dei laboratori per le scuole medie Bagnolini, uno dei progetti chiave del piano. Sembrava finalmente un passo concreto. Ma poi fino ad oggi il silenzio.

Nel gennaio 2023, in assenza di informazioni ufficiali, di fronte alla totale assenza di informazioni ufficiali, il PD di Villadossola tornava a sollecitare con un nuovo comunicato che si chiudeva con una domanda elementare: “È troppo chiedere un comunicato stampa con il punto della situazione per informare i cittadini?”.

Nell’ottobre 2023, durante un convegno a Domodossola, il responsabile unico della SNAI del Piemonte comunicava che il termine ultimo per completare i lavori dei progetti delle aree interne era fissato al 31 dicembre 2025. Il gruppo consiliare di minoranza di Villadossola esprimeva pubblicamente preoccupazioni sul rischio concreto di perdere i finanziamenti ottenuti, ma veniva tacitato dall’intera giunta dell’Unione Montana.

Ora, dopo altri due anni di silenzio e solo in seguito a un nostro ulteriore comunicato, apprendiamo che “l’Accordo di Programma Quadro è stato oggetto di importanti rimodulazioni approvate dalla Regione Piemonte nel dicembre 2024” e che si sta correndo contro il tempo per restare nei termini e attuare diversi dei progetti originari.
Intanto la Valle Antrona declina sempre di più.

Il quadro reale che si presenta oggi in questa valle è ben sintetizzato dalla testimonianza dell’ex sindaco di Viganella Peppino Colombo, uno dei protagonisti del percorso che ha portato le Valli dell’Ossola a essere riconosciute come area interna, perché la Valle Antrona continua a perdere popolazione e servizi essenziali:

La Valle Antrona nel corso degli anni ha subito una forte trasformazione sociale e infrastrutturale, con una riduzione demografica drammatica che ha trascinato con sé la perdita di servizi importanti. Fino alla fine degli anni ’50 la popolazione aveva una stabilità demografica attorno ai 2.300 abitanti. All’ultimo censimento del 2024 ne registrava appena 1.040.

Nel 2010, quando ero sindaco di Viganella, con Marzio Bartolucci sindaco di Villadossola e presidente dell’Unione Montana Valli dell’Ossola, abbiamo avviato le iniziative per far riconoscere le nostre amministrazioni tra i Comuni delle Aree Interne. Il riconoscimento è arrivato nel 2016. Nell’ottobre 2021 la Regione Piemonte ha approvato l’Accordo di Programma Quadro per l’Ossola da 12.027.500 euro, con importanti finanziamenti destinati anche alla mia valle.

Nel novembre 2021, insieme all’Ente Parco e alle amministrazioni di valle, abbiamo coinvolto associazioni, attori istituzionali, produttori agricoli, gestori di attività turistiche e tutte le parti interessate del territorio. In tutto 40 persone di diversa rappresentanza, con le quali abbiamo prodotto il Patto di Valle, sottoscritto a giugno 2022 e formalmente inviato all’Unione Montana Valli dell’Ossola. Un documento programmatico che nasceva dal basso, dalla conoscenza diretta dei bisogni reali.

Il nostro percorso l’abbiamo fatto. Nel frattempo, però, la situazione è peggiorata. I due medici di famiglia che garantivano la presenza negli ambulatori di Antrona, Viganella, Seppiana e Montescheno, assicurando un medico per due giorni alla settimana in ogni Comune, non ci sono più. I prelievi che venivano effettuati ai cittadini della Valle presso la RSA di Montescheno oggi non si fanno più. Molti anziani vivono soli, senza un servizio di telesoccorso, e non tutti hanno un medico di famiglia. Chi è riuscito ad averlo deve recarsi a Domodossola, con tutte le difficoltà immaginabili per chi non guida più e deve dipendere da familiari o servizi che spesso non esistono.

Ci sono persone anziane con gravi patologie che non riescono nemmeno a farsi prescrivere i farmaci e che, di conseguenza, rinunciano alle cure. Si prolungano così i periodi di malessere, si creano situazioni di emergenza che costringono a farsi portare al Pronto Soccorso o a chiamare l’ambulanza. Emergenze che stanno diventando quotidianità.

Sanità e salute sono il problema più grave per chi vive in Valle. Ma non è l’unico. Il Comune di Borgomezzavalle da alcuni anni non ha più la bottega alimentare. In tutta la Valle non esistono negozi di generi di prima necessità, non c’è un benzinaio, non si fa più il pane. Il trasporto pubblico è assente la domenica e nei giorni festivi. Non sono problemi di poco conto, soprattutto quando parliamo della salute e della dignità di vita dei cittadini.

Le risorse delle Aree Interne destinate alla RSA servivano proprio per attivare nuovi servizi e incrementare i servizi a domicilio. Era previsto l’infermiere di Valle. Con il Patto di Valle avevamo previsto la Bottega di Valle, i prontobus, l’acquisto di pulmini per il trasporto scolastico e non solo. I bambini di Antrona, per andare alle scuole medie Bagnolini a Villadossola, devono prendere la corriera di linea che parte alle 7 del mattino.

Dal 2021 ad oggi, un euro non è stato utilizzato per affrontare questi problemi. Se mi sento costretto a scriverlo è proprio perché avverto una distanza profonda tra chi questi problemi li vive quotidianamente e chi, dall’Unione Montana, non sembra capirli o prenderli sul serio.”

Il patto di valle siglato anche dalla Unione Montana delle Valli dell’Ossola era una proposta di rimodulazione per attualizzarlo alle nuove necessità.

Per quale ragione l’UMVO non ha dato pubbliche notizie sui nuovi allineamenti e sulle iniziative in corso? Il sito dell’UMVO riporta ancora, in bella evidenza, la scheda originaria con le tempistiche scadute per tutti i progetti; aggiornare il sito è troppo?

Le risorse SNAI si trasformeranno in “servizi reali per i cittadini” come sostenuto nel comunicato stampa?

Giugno ormai è prossimo e sarà tempo di bilancio, con tanto di resoconto dettagliato rispetto a quello fatto e agli obiettivi raggiunti, comparabili con il progetto completo delle risorse, dei progetti e degli obiettivi iniziali.

**Coordinamento PD Ossola**

Foto da visitossola.it

Rider Deliveroo, consegne a 22km per 6 euro all’ora. “Solidarietà ai lavoratori; condizioni inaccettabili.

La vicenda che sta coinvolgendo i rider Deliveroo a Verbania è vergognosa e non può essere archiviata come un problema locale o organizzativo. Consegne fino a 22 chilometri, compensi ridotti fino a 6€ l’ora e condizioni di lavoro sempre più sbilanciate a favore della piattaforma rappresentano l’ennesima dimostrazione di come il lavoro digitale, senza regole, produca lavoro povero e sfruttamento.
Come Partito Democratico del VCO esprimiamo piena solidarietà ai rider che stanno protestando e rivendicando dignità, sicurezza e retribuzioni eque. In queste ore ci siamo immediatamente messi in contatto con il sindacato Nidil CGIL, che sta seguendo la vertenza, per garantire il massimo sostegno politico e istituzionale alle lavoratrici e ai lavoratori coinvolti.
Abbiamo inoltre interessato l’onorevole Chiara Gribaudo, vicepresidente del Partito Democratico e Presidente della Commissione Parlamentare di inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia, affinché la questione venga portata con forza anche a livello parlamentare. Non siamo di fronte a un caso isolato, ma a un modello che scarica sui lavoratori tutti i costi: chilometri, tempo, rischi e incertezza del reddito.
Questa vicenda mette ancora più chiaramente in luce una verità che la destra continua a negare: in Italia serve subito una legge sul salario minimo. Non è una battaglia ideologica ma uno strumento concreto per contrastare il lavoro povero e riequilibrare i rapporti di forza.
Il lavoro non è un algoritmo. Continueremo a stare dalla parte dei lavoratori e a chiedere regole, tutele e dignità, a Verbania come nel resto del Paese.

Segretario Partito Democratico VCO
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Maestranze Barry Callebaut. Situazione ancora difficile per moltissimi lavoratori.

Il Partito Democratico di Verbania ha presentato una interpellanza, per il prossimo consiglio Comunale, sul problema del ricollocamento delle maestranze di Barry Callebaut, che vede una situazione ancora difficile per moltissimi lavoratori.
La drammatica vicenda della Barry Callebaut ha occupato meritatamente le prime pagine degli organi di informazione locali a partire dall’estate del 2024, durante la quale – come è noto – la dirigenza della multinazionale belga comunicò in maniera unilaterale l’intenzione di cessare le attività produttive nello stabilimento di Verbania.
Se in un primo momento la rilevanza della vicenda ha saputo attrarre l’attenzione della Città, in uno sforzo unitario delle diverse parti sociali teso a salvaguardare il futuro di circa 130 lavoratrici e lavoratori, tra lavoratori diretti e indotto, impiegati nell’ecosistema della fabbrica, nel corso dei mesi la concentrazione sulle vicende della Barry è apparsa molto diluita, rischiando di far passare in secondo piano la difficile situazione delle ex maestranze della fabbrica.
In questo momento infatti ci risulta che 31 dei circa 90 dipendenti diretti dell’azienda si trovino ancora in Cassa Integrazione: una percentuale importante, il cui destino appare al momento incerto, appeso alla scadenza dei termini dell’ammortizzatore sociale.
Ci risulta altresì che, dei restanti 60 ex dipendenti Barry che hanno deciso di rinunciare alla CIG , solo una minima parte abbia trovato lavoro e spesso in condizioni di oggettiva difficoltà (sedi lontane che costringono a lunghe trasferte quotidiane, incompatibili con una professione tarata su turnazioni anche notturne) che costringeranno molte e molti di loro a dover rinunciare anche a questo piccolo spiraglio di serenità.
Ci risulta altresì che nei primi giorni di ottobre si sia tenuta a Torino una riunione del Tavolo Tecnico aperto per la crisi, presenti l’assessora regionale Chiorino, le rappresentanze sindacali e l’assessore Tacchini, durante la quale l’assessora medesima avrebbe sottolineato la necessità da parte della città di insistere sul mantenimento del vincolo ad uso industriale dell’area dove sorge lo stabilimento: esattamente ciò che le minoranze consiliari, in primis i gruppi che rappresentiamo, avevano proposto nel corso dei consigli comunali dedicati alla vicenda Barry sentendosi rispondere dalla vostra Amministrazione che il mantenimento del suddetto vincolo avrebbe rappresentato una forzatura nei confronti dell’azienda, pregiudicando una trattativa che si auspicava avrebbe avuto esito positivo.
Una posizione sconfessata nei fatti, che ha esposto la città e le maestranze della fabbrica ad una condizione di oggettiva fragilità nei confronti della proprietà, concorrendo a determinare l’esito negativo delle trattative e l’attuale situazione di incertezza vissuta da decine di lavoratori.
Visto il perdurante silenzio da parte dell’Amministrazione Comunale sulla vicenda più dolorosa che abbia caratterizzato questa consiliatura finora, con la presente interpellanza siamo a richiedere:
– Quali siano stati i provvedimenti adottati in questi mesi da parte dell’Amministrazione per cercare di intervenire sulla situazione delle maestranze ex Barry Callebaut e perché non siano stati forniti aggiornamenti in merito durante le sedute del Consiglio Comunale, ne si sia pensato di convocare una assemblea pubblica per condividere con la Città il percorso avviato, se avviato, in tutela di lavoratrici e lavoratori.
– Cosa sia stato risposto alle sollecitazioni dell’assessora Chiorino nel corso della menzionata riunione del Tavolo Tecnico e se, viste le indicazioni ricevute, si stia lavorando ad una proposta che vincoli l’area dello stabilimento Barry ad uso industriale/produttivo.
– Se l’assessorato alle attività produttive abbia ipotizzato di avviare un dialogo con altri operatori economici della città, per ipotizzare percorsi di accoglienza e assunzione – anche temporanea – delle maestranze Barry e se il suddetto assessorato si sia attivato con gli Enti competenti per offrire a lavoratrici e lavoratori percorsi di accompagnamento e formazione tesi a garantire un ricollocamento lavorativo.
– Che esito abbia avuto il percorso di individuazione di nuovi investitori industriali per l’area e quali condizioni favorevoli siano state ipotizzate e programmate dall’Amministrazione per cercare di attrarre sul territorio investitori privati e partner industriali.
Cordialmente
Gruppo PD
Giacomo Molinari, Riccardo Brezza, Raffaele Allevi, Anna Bozzuto, Vincenzo Mondino
Gruppo Verbania Si Prende Cura
Simone Martoccia
Foto La Stampa VCO
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Incidente sul lavoro a Crevola. Non basta il cordoglio.

Il Partito Democratico del Vco e della regione Piemonte intervengono sul tema della sicurezza sul lavoro, a poche ore dall’ennesimo incidente costato la vita ad un lavoratore.
La tragedia è avvenuta questa mattina, lunedì 3 novembre, a Crevoladossola: “La notizia della morte di Tarcisio Valci, lavoratore di 56 anni a Crevoladossola, ci colpisce profondamente – le parole di Riccardo Brezza, segretario provinciale, e Domenico Rossi, segretario regionale del Pd -.
A nome del Partito Democratico del Piemonte e del Partito Democratico del Verbano Cusio Ossola esprimiamo la nostra vicinanza e il nostro cordoglio alla famiglia, ai colleghi e a tutta la comunità colpita da questa tragedia”.
Proseguono i dem: “Non conosciamo ancora l’esatta dinamica dell’incidente, ma di fronte all’ennesima vita spezzata sul lavoro non possiamo limitarci al dolore o alla cronaca. Nei primi otto mesi del 2025 in Italia sono state più di 680 le persone che hanno perso la vita mentre lavoravano: un numero che racconta una vera e propria emergenza nazionale. Ogni volta che accade una tragedia del genere non perdiamo solo un lavoratore. Viene colpito il valore stesso del lavoro, che dovrebbe essere sinonimo di dignità, sicurezza e futuro. Non possiamo e non dobbiamo rassegnarci a pensare che tutto questo sia inevitabile. Non lo è”.
“Servono più controlli – sottolineano Brezza e Rossi – più formazione, più investimenti e una cultura diffusa della sicurezza, che coinvolga istituzioni, imprese, lavoratori e sindacati. La sicurezza non può essere considerata un costo, ma il punto di partenza per dare pieno significato all’articolo 1 della nostra Costituzione. Dobbiamo costruire insieme un Paese in cui nessuno perda la vita mentre lavora. È una responsabilità collettiva, ma soprattutto un dovere morale e politico a cui non possiamo più sottrarci”.
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Scalo ferroviario Domo2: le annunciate chiusure mostrano un quadro preoccupante. A fianco dei lavoratori!

Il Partito Democratico della zona Ossola negli scorsi giorni ha incontrato unitariamente le organizzazioni sindacali del settore trasporti in merito alle notizie di chiusure di attività per aziende operanti nel trasporto merci allo scalo di Domo2.

Le annunciate chiusure mostrano un quadro preoccupante, innanzitutto per il risvolto occupazionale: ancora una volta su questo territorio si perdono posti di lavoro e i lavoratori si trovano a casa senza prospettive.

E’ indispensabile ed urgente l’impegno per trovare un impiego a questi lavoratori e, nel frattempo, attivare tutti gli ammortizzatori per garantire la percezione di un minimo di reddito.

Durante l’incontro con le OOSS siamo anche venuti a conoscenza sia delle carenze di gestione dello scalo di Domo 2, sia delle problematiche strutturali sulla rete di collegamento. Le prime riguardano, sull’ area dello scalo, il penoso stato di abbandono – praticamente l’assenza – dei minimi servizi di accoglienza per gli autisti dei camion causa, tra gli altri, di evidenti problemi igienici, così come l’assenza di servizi di guardiania all’ ingresso, con problemi di sicurezza.

Altrettanto gravi i problemi strutturali sulla rete di collegamento, come la mancanza di un doppio binario tra lo scalo e la stazione di Domodossola e, nella tratta tra Domodossola e Varzo, l’impossibilità di utilizzare entrambi i binari per quei convogli merci formati dai carri più performanti.

Come Coordinamento del Partito Democratico, oltre alla preoccupazione per la sorte immediata dei lavoratori coinvolti per la quale attiveremo i nostri rappresentanti presenti nelle Istituzioni, ci colpisce il silenzio che regna attorno alle politiche per il trasporto merci in generale ed in particolare sulla funzione e sul futuro dello scalo di Domo 2.

Ormai da tempo non si fanno più interventi a livello politico o istituzionale che mettano al centro le scelte e, soprattutto, indichino quegli interventi necessari a  garantire un maggior trasporto delle merci su treno anziché su gomma. Sicuramente questo coinvolge l’adeguatezza delle strutture e l’utilizzo, in generale, di  tutti gli scali ed, in particolare, quello di Domo 2, per la movimentazione delle merci.

Crediamo sia indispensabile, a partire dalle amministrazioni locali e poi da Provincia e Regione Piemonte, una azione per rimettere al centro le criticità qui evidenziate.

In questa doverosa azione è pure indispensabile coinvolgere anche RFI, società certamente coinvolta sulle problematiche occupazionali, ma primariamente responsabile delle infrastrutture della rete e degli scali, per le quali si rende necessaria una visione di prospettiva per il necessario sviluppo del trasporto su rotaia.

Il Coordinamento Ossola del Partito Democratico.

Foto La Stampa VCO

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GRAVE E INACCETTABILE IL POST DEL SINDACO DI VERBANIA SULLO SCIOPERO DEI LAVORATORI DELL’IGIENE AMBIENTALE.

GRAVE E INACCETTABILE IL POST DEL SINDACO di Verbania SULLO SCIOPERO DEI LAVORATORI DELL’IGIENE AMBIENTALE. Chi ha scelto di scioperare (per migliorare il contratto di lavoro) ha difeso anche i diritti di chi è rimasto in servizio.

Verbania, 17 ottobre 2025 – Incredibile quanto accaduto oggi a Verbania. Mentre Fp CGIL, Fit CISL, UIL Trasporti e Fiadel hanno proclamato uno sciopero nazionale di 24 ore nel settore dell’igiene ambientale per chiedere il rinnovo del contratto collettivo, salari più giusti, maggiore sicurezza sul lavoro e il pieno riconoscimento della dignità professionale, il Sindaco di Verbania, Albertella, ha scelto di pubblicare un post di ringraziamento “a chi garantisce il servizio nonostante lo sciopero”.

Un messaggio che, pur mascherato da comunicazione istituzionale, trasmette un contenuto politico profondamente divisivo e inaccettabile, perché contrappone i lavoratori tra “buoni” e “cattivi” e riduce un diritto costituzionale a un fastidio da aggirare.

Il ruolo di un’amministrazione comunale – e ancor più di un Sindaco – dovrebbe essere quello di ascoltare e mediare, non di schierarsi contro chi esercita un diritto tutelato dalla Costituzione e regolato dalla legge 146/1990, che garantisce la continuità dei servizi essenziali senza negare la libertà sindacale.

Chi oggi ha lavorato lo ha fatto con senso di responsabilità; ma chi ha scelto di scioperare ha difeso anche i diritti di tutti, inclusi quelli di chi è rimasto in servizio.
Un’amministrazione davvero vicina ai cittadini dovrebbe ricordarlo, invece di alimentare contrapposizioni e svilire il valore del lavoro.

Il diritto di sciopero è democrazia. Il rispetto dei lavoratori è il primo segno di una città giusta.

Riccardo Brezza
Segretario PD VCO

Giacomo Molinari
Segretario Circolo Pd Verbania

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