Il territorio di Verbania: il futuro oltre i confini? Partecipato l’incontro pubblico del PD

Partecipato ed interessante l’incontro pubblico organizzato dal pd sul tema Verbania: lago + monti = il futuro oltre i confini?  organizzato dal partito democratico, circolo di Verbania,  mercoledì 2 maggio dalle ore 20.30 presso “Il Chiostro” a Intra. Potete scaricare cliccando qui il volantino dell’invito.
Di seguito potete trovare alcuni tracce degli interventi fatti
Si parte alle 20.30 con un piccolo buffet di benvenuto e poi dalle 21 una serie di interventi seguendo due filoni.
I Problemi:

l’involuzione di una periferia: il caso Trobaso, Marcella Zorzit e Corrado De Ambrogi;
– quale futuro per i servizi socio assistenziali nel Verbano, Diego Brignoli
le nuove fasce deboli della città, Don Roberto Salsa
Le idee: un patto di servizi e progetti tra città e collina:
i bisogni di una città che cambia, Riccardo Brezza
come rinasce un borgo, l’esperienza di “case sociali” a Cossogno, Silvia Marchionini
creare lavoro, quale imprenditoria tra laghi e monti? Maurizio Colombo
Coordina gli interventi Anna Bozzuto, conclude Aldo Reschigna. Segue degustazioni pordotti a km “zero”.

Agli Enti Locali vengono sempre più attribuiti compiti di organizzazione del territorio, di protezione sociale della popolazione e di sviluppo economico.
Gli amministratori si misurano con il senso di disorientamento, di malessere verso la politica, che pervade i cittadini e sono chiamati a dare risposte in 2 direzioni: ascoltare le nuove esigenze e trasformare concretamente la realtà in cui viviamo.
Noi pensiamo che Verbania e l’entroterra montano possano costruire un patto innovativo sui temi generali e urgenti quali la casa, l’ambiente, la creazione di impresa, la valorizzazione delle frazioni per attrarre investimenti, nuova popolazione e costruire un futuro possibile per le giovani generazioni.
Noi crediamo che la gestione associata dei servizi possa costituire una nuova frontiera amministrativa che il personale politico locale deve dimostrare di voler attuare. Il positivo radicamento dei servizi socio-assistenziali, non solo in città ma anche nei piccoli comuni montani, ha raggiunto adeguati livelli di sviluppo che la politica regionale di tagli finanziari sta, purtroppo, rimettendo in discussione.
Una efficace gestione associata appare come l’unica possibilità per organizzare e mantenere i servizi tecnici e amministrativi, contrastando l’aumento di tassazioni dirette e indirette che, a livello locale, rischiano di diventare una conseguenza obbligata dei tagli finanziari che  anche il Governo sta attuando nei confronti dei Comuni.
Noi osserviamo come amministrare e governare sia diventata un’attività che nessun Ente possiede più in esclusiva: progetti e soluzioni devono essere condivisi e devono essere portati avanti attuando un producente coordinamento tra i diversi livelli istituzionali e socio-economici.
Per approfondire questi argomenti e dare slancio ad iniziative coordinate e complessive, il Circolo di Verbania del Partito Democratico, in cui sono attivi amministratori della città e di montagna, propone questo CONVEGNO.
L’esperienza del Consorzio dei Servizi Sociali-
UN PO’ DI STORIA
Il CSSV rappresenta la realizzazione concreta di una visione della politica di intervento che tiene conto di territori più ampi che travalicano i ristretti confini comunali.
Una scelta innovativa volta a realizzare economie di scala, ma soprattutto a programmare ed erogare gli interventi in maniera organica e omogenea, su tutto il territorio, raggiungendo anche la popolazione residente nelle zone montane e rurali, prive di servizi adeguati e di misure di tutela e protezione dei soggetti più deboli.
Una scelta riconosciuta da  una legislazione nazionale e regionale che negli anni è andata in quella direzione indipendentemente dal colore politico delle amministrazioni succedutesi:
–    la legge 328 del 2000
–    la legge regionale 1 del 2004
–    i  Piani di Zona
IL CONSORZIO OGGI
Al Consorzio si rivolgono un po’ tutte le persone in condizione di  “fragilità sociale” (anziani e disabili, famiglie in difficoltà economica, nuclei familiari problematici, minori) e si cerca di dare risposta ai loro bisogni con le strutture (il nuovissimo centro diurno, la comunità familiare, il centro per le famiglie), con i servizi (l’affido, l’inserimento lavorativo, l’educativa territoriale,  l’assistenza domiciliare, i contributi economici…). Un tentativo concreto di riconoscere diritti uguali per tutti e a dare la possibilità ai Comuni di assicurarli. Un’esigenza resa più pressante dall’attuale situazione di crisi economica
LA TRANSIZIONE
Tante le cose da fare e forse anche da cambiare, da ripensare, da calibrare, atti normali in una realtà in continua evoluzione, estremamente dinamica come quella dei servizi sociali. Purtroppo grande è l’incertezza sia dal punto di vista delle risorse sia dal punto di  vista degli assetti istituzionali. Si sono persi due anni a discutere su chi gestirà i servizi, sono state condotte vere e proprie battaglie contro ipotesi drammatiche  di riduzioni di risorse…Intanto sono cresciuti l’allarme, l’incertezza, la paura del futuro sia tra gli operatori che tra gli utenti dei servizi; alcune realtà sono state costrette a  ridurre servizi, orari, personale.
Occorre evitare il più possibile di fare anche dei servizi sociali terreno di scontro attraverso una presa di coscienza che ha saputo dare alcuni frutti:
OdG  del  Consiglio Provinciale;
delegazione che ha incontrato recentemente il Consiglio Regionale,
ruolo dell’opposizione in Regione che ha fatto crescere la consapevolezza che ha prodotto risultati assolutamente concreti: 110 milioni di risorse disponibili rispetto agli iniziali 36,  premialità economiche per quelle realtà coincidenti con i distretti sanitari questo fa: indica l’ambito in cui è possibile rafforzare l’integrazione tra servizi sociali e sanitari e mette fine alle ipotesi di servizi strutturati in ambiti di 10 / 12.000 abitanti, troppo pochi per poter reggere i costi.
IL CONSORZIO DOMANI
La possibile e auspicabile permanenza dei consorzi (o comunque si chiameranno)  deve portare a una nuova consapevolezza volta a riprendere la strada della ricostruzione di un “sistema” dei servizi. Indispensabili risorse certe ma anche linee programmatiche nelle quali la Regione deve svolgere un ruolo fondamentale ma lo deve fare coinvolgendo le  realtà consortili: i servizi fondamentali  ed essenziali, i costi standard, la compartecipazione degli utenti…
INVESTIMENTO
Buoni servizi, ben strutturati e diffusi significa risparmi sulla sanità:  seguire una persona in Assistenza domiciliare ha un costo medio di 2.500 euro contro i 30.000 che costerebbe un ricovero in struttura. Quella del SAD è un’azione che merita qualche precisazione: si tratta talvolta di interventi soltanto all’apparenza piccoli e marginali: il controllo della pressione, la spesa,  l’igiene personale o della casa, la bolletta del gas da decifrare, anche solo una chiacchierata che spezza la solitudine…quella persona si sente protetta, la prima barriera alla malattia: un anziano abbandonato quasi inevitabilmente si ammala.
Significa posti di lavoro e non è questo di cui abbiamo bisogno per rilanciare l’economia?
Una provocazione: abbiamo dato incentivi per auto, motorini, finestre, pannelli solari, frigoriferi…è così scandaloso incentivare il benessere delle persone soprattutto quando questo diventa anche motore per occupazione ed economia?
Diego Brignoli

I NUOVI POVERI-  Don Roberto Salsa
Introduzione
Una riflessione che nasce non da ‘un esperto’ che riflette, ma da un prete che vive e affronta situazioni.
Poca profondità, qualche scampolo di vita. Nessuna pretesa di completezza, né di novità
Complessità del termine povertà:
una povertà economico-sociale
una povertà sociale-culturale (spirituale)
Povertà e crisi
Una crisi non congiunturale ma strutturale-epocale
LE POVERTA’ ECONOMICO-SOCIALI
Quadro di un impoverimento generale e di allargamento della forbice sociale-economica della nostra società
Riferimenti ‘relativizzanti’ : tenore di vita precedente, attese di autorealizzazione, idea di benessere e di qualità della vita
La perdita del lavoro
Situazione di precarietà precedente
Le scarse risorse/energie personali
La crisi della famiglia
Impoverimento relazionale e situazionale
Povertà di risorse a disposizione e raddoppio dei costi ecc
La questione minori allo sbando (affettivo e sociale)
La fine dei sostegni sociali (es. pensioni, invalidità, ecc)
Incapacità a sbarcare il lunario
Inesistenza di alternative personali e sociali
La diminuzione dei servizi di sostegno
Tagli alle risorse di Consorzi, comuni ecc
Scadimento del servizio stesso e necessità di alternative
Precipitare di situazioni prima sostenibili
Le nuove emergenze sul fronte immigrazione
Le seconde generazioni
I ricongiungimenti familiari senza adeguato sostegno economico
Le nuove dipendenze
Il gioco d’azzardo
La depressione e la condizione di borderline
LE POVERTA’ SOCIO-CULTURALI = SIAMO TUTTI PIÙ POVERI
La visione individualistica della vita
Il disinserimento in una comunità, l’esperienza della solitudine
L’incapacità a fare rete, a collaborare
La crisi dei collanti socio-culturali
Dalle ideologie all’ideologia nascosta del mercato
Mercato e interesse individuale
La crisi valoriale
La materializzazione del benessere
Benessere=quantità di beni a disposizione
Libertà = libertà di scelta tra molti beni
La qualità della vita
L’impoverimento della partecipazione
Libertà è partecipazione. La partecipazione ‘momentanea’
Dov’è finita la passione politica?
La crisi delle grandi istituzioni
La famiglia, la scuola, Lo Stato e la politica, La Chiesa
Il fai da te…
La crisi delle relazioni
Una grande fragilità relazionale. Dove sta la fedeltà?
Incapacità di dare durata
La crisi di speranza
Un futuro che non sappiamo più decifrare
La decrescita della popolazione, la denatalità
La depressione

involuzione della periferia: il caso di Trobaso di Marcella Zorzit
Partiamo da un breve riferimento al passato: a un passato molto lontano
che vedeva Trobaso come borgo medievale dotato di grande vitalità,
grazie alla sua posizione allo sbocco della Val Grande e della Valle
Intrasca, a un passato più recente a cavallo tra l’800 e il ‘900 quando il
paese era un comune autonomo, fiorente non solo dal punto di vista
agricolo, ma anche industriale grazie alla nascita di alcune fabbriche
tessili che ne aumentarono il benessere.
Una fase nuova dal punto di vista amministrativo si ebbe nel ventennio tra
il 1927 e il 1947.
Nel 1927 Trobaso viene inglobato nel Comune di Intra
Nel 1939 entra a far parte del Comune di Verbania. La popolazione non
era convinta di questa unificazione e, analogamente a quanto si verifica ai
tempi nostri, “Si accusava il Comune di non prestare la dovuta attenzione
ai bisogni del paese”
Nel 1947 ci fu un referendum promosso da un Comitato di trobasesi.
Risultato: il 74% dei cittadini si espresse a favore del ritorno all’autonomia
che venne poi negata dal Ministero degli Interni.
Nonostante tutto, attorno alla metà del secolo scorso, Trobaso era un
paese le cui vie pullulavano di attività commerciali e artigianali di ogni
genere e, per come è la situazione oggi, si fa fatica a realizzare, ad
esempio, che in quei decenni si contavano più di 20 osterie e ben 4
macellerie nella sola area attorno alla piazza.
Dagli anni ‘60 in poi si assiste ad una radicale progressiva trasformazione
del nostro territorio:
– sia perché la periferia si trovava effettivamente a competere con la
città nel suo complesso per quanto riguarda l’attenzione
amministrativa;- sia per la crisi industriale che dal ’70 in poi causò anche la
chiusura della fabbriche locali;
– sia perché gli interessi commerciali si spostarono man mano verso
la grande distribuzione.
Si avvia così un graduale impoverimento del nucleo centrale del paese
che perde vitalità con la chiusura implacabile e progressiva dei negozi e
con il deterioramento urbanistico del centro storico.
A questa regressione delle presenze qualificanti di una comunità antica e
coesa, fa riscontro un amplificarsi di insediamenti che si connotano invece
come caratteristiche delle periferie moderne, nel senso più deteriore e
snaturante, che portano con sé un fenomeno di strisciante degrado socio
– ambientale, anche se per altri versi costituiscono una diversa risorsa di
economica di certi settori artigianali.
Complici le destinazioni di Piano Regolatore, si dà il via:
– da un lato ad un’espansione urbanistica di tipo Produttivo che andrà a
invadere in particolare alcuni assi viari del paese con l’insediamento di
attività artigianali;
– dall’altro al proliferare di strutture residenziali, ancora in atto, che vede
una pressione edificatoria che andrà a saturare alcune zone esterne al
nucleo storico, ma anche alcuni spazi interni al paese con nuove
edificazioni o ristrutturazioni ad indici volumetrici eccessivi rispetto al
contesto preesistente. Il tutto con tipologie edilizie anonime che non
qualificano il paesaggio urbano periferico.
Così assistiamo:
– dal punto di vista ambientale alla sparizione massiccia delle aree
verdi disponibili;
– dal punto di vista sociale al progressivo esaurimento di quella
compattezza comunitaria in cui i rapporti interpersonali erano una
ricchezza e un supporto e ci si immette in una dinamica di
prevalente anonimato e di maggior isolamento;
– dal punto di vista economico alla scomparsa della conduzione
familiare a favore della piccola impresa artigianale.
Qual è in dettaglio il quadro che complessivamente abbiamo oggi ?
Abbiamo un:
– un centro storico in condizioni cadenti con scarsa densità abitativa,
qualche tentativo di ristrutturazione, l’asse centrale del paese (la via
Repubblica) connotato da uno squallore evidente per la quantità di
immobili sfitti e di esercizi chiusi;
– le aree limitrofe più popolate con le caratteristiche di quartieri
popolari: la zona tra via alle Gabbiane e via alla Morena, la via
Acquedotto, la Via Renco e il quartiere dell’ex Metalvista con la
presenza di baracche disseminate qua e là;
– le aree artigianali in via Renco; Via Tiro a Segno, via Cotonificio
che si sono assestate per ora nella condizione attuale;
– una viabilità pesante, intensa e anche pericolosa soprattutto sulla
via Renco, via per Santino, via Sasso di Pala, via Cuboni – via
Nicola (nei pressi della scuola elementare);
– una carenza di aree di sfogo e di parcheggi per la sosta delle auto
a servizio del centro storico e utili per incoraggiare la permanenza;
– la presenza di poche fasce di verde lungo la via per Santino e il
torrente san Bernardino;
La periferia negli ultimi decenni ha sempre avuto difficoltà ad emergere
all’interno della complessità cittadina; le maggiori risorse sono in genere
messe al servizio delle zone centrali e funzionali all’immagine delle aree
più visibili della città.
Nel tempo, però, sono stati proposti, ad opera dei rappresentanti dei nostri
quartieri e di associazioni locali, degli interventi finalizzati a riqualificare il
paesaggio urbano, i servizi, la viabilità e così via.
Alcune realizzazioni sono state fatte e hanno creato certe apprezzabili
seppur episodiche migliorie:tra gli anni ‘90 e 2000 sono state pavimentate in acciottolato alcune
vie interne del centro storico (parte alta) conferendo un aspetto
dignitoso e tradizionale alla parte più antica del paese;
– all’inizio degli anni ’90 è stata realizzata la pista ciclabile dalla
chiesa di Renco al ponte di Santino che è diventata un notevole
riferimento sportivo e ricreativo, non solo per il quartiere, e che è
sempre più frequentata anche da un’utenza esterna. E’ un asse
attorno al quale si conserva in alcuni tratti una certa
caratterizzazione naturalistica sulla sponda sinistra del San
Bernardino;
– sebbene in tempi molto dilatati, è stato realizzato il marciapiede di
Via Renco che ha messo un po’ in sicurezza la percorrenza
pedonale;
– sono state realizzate delle rotatorie per la regolamentazione della
viabilità;
– sulla piazza Repubblica è stata rifatta in passato l’illuminazione e
recentemente si è intervenuti per un intervento di riordino e di
arredo urbano;
– negli ultimi anni, in un’ area in sponda sinistra del S. Bernardino
(Gabbiane-Via Cotonificio), sottoposta in passato (dal ’75) ad un
grave degrado per la presenza di un’attività insalubre di
lavorazione degli inerti e di produzione del calcestruzzo, è stato
realizzato il parco “La Géra”, uno spazio ricreativo (così
denominato lo scorso anno) che è la tappa finale di una lunga
battaglia durata quasi un trentennio;
– sono state realizzate delle strutture sportive (campi da tennis e
palestra) nei pressi della scuola media Ranzoni.
Dicevamo interventi importanti, che però non hanno contribuito a ridare
un’identità vera al paese.
Non possiamo certo pensare a ritorni nostalgici dopo l’evoluzione che si è
verificata, è difficile pensare che si possano rivitalizzare il commercio o le
condizioni sociali di un tempo essendo mutati gli scenari socioeconomici.Però, ipotizzando una convinta volontà politico-amministrativa, potremmo
pensare/sognare, all’interno di un futuro progetto di città, anche un
progetto di rilancio della periferia mediante:
1) un piano particolareggiato del centro storico (vedi Cavandone) per
incentivare interventi di ristrutturazione agevolata, con procedimenti
di semplificazione amministrativa, individuando tipologie di intervento
che bilancino la necessità di spazi abitativi e di spazi di servizio.
Partendo magari da un censimento di tutti gli immobili sfitti o non
utilizzati. Secondo una sana politica del riuso e del dire stop al
consumo del poco territorio rimasto, si potrebbe avviare una nuova
fase nella prospettiva di una visione urbanistica avanzata. (E’ questo
un tema molto vivo a livello nazionale se pensiamo che lo scorso
29 ottobre a Cassinetta di Lugagnano , “il primo comune italiano a
zero consumo di suolo”, è stata organizzata la Prima Assemblea
Nazionale che ha visto l’adesione massiccia di tante associazioni
proprio attorno al tema del “Salviamo il Paesaggio-Difendiamo il
territorio”);
2) dei progetti di recupero di immobili che abbiano anche l’obiettivo di
ripopolare il paese (vedi il progetto delle Case Sociali di Cossogno) e
di andare nella direzione di una maggior qualità della vita;
3) una serie di tanti altri accorgimenti che potrebbero concorrere a
migliorare l’immagine del paese e a ricreare un’identità che non sarà
più quella di un tempo, ma quella di oggi secondo scenari diversi.
Pensiamo ad esempio:
– ad estendere anche alla parte sotto del paese la pavimentazione in
acciottolato;
– ad una revisione della parte verde di Piazza Parri attorno al
coreografico platano che potrebbe diventare un piccolo salotto
all’aperto come luogo di incontro;
– al sacrosanto mantenimento e valorizzazione delle uniche aree
verdi rimaste lungo la via per Santino, che costituisce un asse
strategico di accesso alla città e potrebbe già essere un biglietto da
visita per chi vi transita, e lungo il torrente San Bernardino con la
conservazione e il potenziamento del ruolo sportivo – ricreativo
(l’istituzione della riserva di pesca è stata qui un ulteriore motivo di
richiamo);
– una costante manutenzione e pulizia delle vie interne del paese
che lascia sempre a desiderare e che ci sembra un’azione di per sé
semplice;
– un’azione di vigilanza regolare che possa essere un deterrente per i
vandalismi, l’abbandoni dei rifiuti , la viabilità scorretta.
E’ poi il caso di richiamare la proposta fatta in consiglio comunale
di istituzione di un parco fluviale sul San Bernardino, finora caduta
nel vuoto, che era già stata caldeggiata in una lontana e sepolta
proposta del WWF nel 1992.
Tutto ciò, in una ipotetica prospettiva di far riemergere la zona periferica
da una sostanziale condizione di emarginazione e di favorire nel
contempo un processo di integrazione col resto della città.
E viene in mente, a questo proposito, che volendo attribuire un ruolo alle
varie frazioni verbanesi, quello della zona periferica potrebbe essere
quello di fungere da satellite naturalistico – ricreativo che potrebbe essere
idealmente connesso al resto della città attraverso due elementi di
continuità fisica, i torrenti S. Bernardino e S. Giovanni, le cui sponde
recuperate alla pubblica fruizione rappresenterebbero una interessante
risorsa nella loro peculiarità. Mentre lungo il S. Bernardino qualche
intervento è già stato realizzato, per il San Giovanni richiamiamo una
proposta del 2005 dell’allora Circoscrizione Nord che suggeriva di
recuperare il percorso in sponda destra, corrispondente all’ex roggia
Borromea (Travacone), fino all’altezza del parco giochi di Trobaso/Ponte
di Possaccio.
Nell’ipotesi ambiziosa di recuperare tratti di percorso atti a creare un
anello escursionistico urbano che giri attorno alla città innestandosi sugli
assi torrentizi da un lato e costituisse un veicolo di penetrazione verso
l’entroterra collinare dall’altro, anche in una dimensione di Verbania città di
Parco, se mai andasse avanti l’inclusione nel Parco Valgrande.
Tutto ciò se, nell’incombente crisi che ci sta attanagliando, pensiamo che
la riscoperta del nostro territorio e delle sue caratteristiche potrebbe
costituire in qualche misura un’ opportunità per rivitalizzare una zona
periferica che sta in mezzo tra i centri rivieraschi e un entroterra montano,
recuperando magari in un certo senso la funzione che aveva nei tempi da
cui siamo partiti.

I BISOGNI DI UNA SOCIETÀ CHE CAMBIA (R.Brezza)
È una verità innegabile che la nostra società stia cambiando. Assieme a essa tutte le realtà locali, le città dove abbiamo vissuto per anni, cambiano faccia e struttura quasi divenendo irriconoscibili e  per certi versi difficili da analizzare e controllare. Questo è però il difficile compito della politica che, con gli strumenti di volta in volta più opportuni, deve governare i fenomeni e non farsi condurre da variabili impreviste che molte volte la mettono al muro, ne minano i fondamenti, facendola divenire debole, drammaticamente inutile e quindi anche eliminabile.
Anche il nostro territorio provinciale e in particolare la nostra città, Verbania, ha cambiato in questi ultimi anni la sua natura e ora sta a noi governare questo cambiamento rendendolo possibilità per tutti e non disagio, incertezza o peggio rendita di pochi.
Volendo semplificare, ma dando un quadro il più possibile utile, proverò a elencare per titoli quali sono, secondo il mio punto di vista, i bisogni emergenti che la nostra realtà dovrà affrontare nei prossimi anni e che per certi versi sono frutto di esigenze nuove che il nostro territorio non sempre ha avvertito e per questo sono fenomeni che devono essere studiati, capiti e affrontati con la massima serietà.
1-    LAVORO:Un’IMPRESA a km 0.
Un’impresa che nasca e si sviluppi sul territorio, capendo che non siamo più una città della grande industria e fornendo gli stimoli economici giusti per attività imprenditoriali locali, artigianali e turistiche.
2-    SOCIETÀ: Fare COMUNITÀ – Vivere in RETE
Solo vivendo come una vera comunità sapremo accettare l’inevitabile “fusione” del nostro territorio. Comunità significa però cogliere e far fruttare le specificità di ogni territorio. Questo passa obbligatoriamente da una messa in rete di molte più realtà a partire da quelle istituzionali, che dovranno gestire servizi, per arrivare a quelle civiche che potranno gestire le loro attività su un territorio più ampio e diversificato.
3-    GIOVANI: Non buttare via i GIOVANI con l’acqua sporca
I giovani come risorsa, i giovani come opportunità e futuro. Solo puntando di più su formazione, lavoro e aggregazione potremo avere in futuro una città che sia in grado di garantire un domani alle nuove generazioni. La politica deve affrontare questo punto come prioritario perché da ciò passa anche la futura fisionomia del nostro territorio.
4-    POLITICA: La DEMOCRAZIA che rende più forte un territorio
La politica come strumento di coesione e partecipazione. È strano inserirla tra i bisogni della nuova società visto il momento che stiamo attraversando. Io  penso che invece  sia l’ultima grande occasione per la nostra democrazia di riformarsi, divenire effettiva, ed essere in grado di creare interesse, partecipazione, generando quindi inclusione sociale. Per il nostro territorio così eterogeneo anche la politica può svolgere un ruolo fondamentale per unire,  creare protagonismo e far rinascere proposte che guardino alla crescita della nostra realtà.

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