La Resistenza può parlare ai giovani ( e non solo a loro)

Concordo con il sindaco di Omegna Aide Mellano sulla necessità di rilanciare l’impegno ad insegnare la storia e trasmettere la memoria. E’ bene riflettere su cosa fare e come farlo.
C’è la possibilità di ricordare la lotta di Liberazione in modo da rendere quel ricordo vivo, concreto, in grado di trasmettere nello stesso tempo conoscenza storica e senso di appartenenza? A mio parere sì, a patto di sottrarsi a ogni dimensione monumentale della memoria, riferendosi alla realtà della guerra e della Resistenza senza nessuna forma di ”reducismo” indiretto.
Ricordare quella storia vuol dire anzitutto restituire agli italiani la faticosa quotidianità di quella lotta, rappresentando l’aspetto migliore della nostra identità nazionale. Non solo la lotta partigiana ma i suoi principali “prodotti”: la scelta per la Repubblica del 2 giugno 1946 e la successiva stesura e adozione della Carta Costituzionale.
Tutto ciò si può fare con le celebrazioni ma anche con tante altre iniziative. Ad esempio, in Piemonte ( cosa della quale mi occupo direttamente) da più di trent’anni si è scelto di investire nel Progetto di storia contemporanea, prima esperienza pubblica del genere in Italia, che ha coinvolto oltre cinquantamila studenti e migliaia di insegnanti che hanno potuto visitare non solo Auschwitz, ma decine di luoghi della memoria in Italia ed in Europa.
Un Progetto che prevede lo studio, la ricerca, la formazione di docenti e studenti. Si può trasmettere la memoria attraverso il teatro, con gioia, e trasformare quel teatro in testimonianza diretta della storia come facciamo ogni estate con la rassegna itinerante “Voci dei Luoghi” nelle piazze di tanti piccoli comuni piemontesi.
Le nuove tecnologie aiutano, come nel caso del concorso “Un video per la Costituzione”, dove moltissimi studenti hanno elaborato dei video della durata di 30 o di 60 secondi scegliendo tra i primi 54 articoli della nostra“carta fondamentale”, realizzando dei messaggi efficaci da mandare in onda sulle reti televisive.
Per non parlare poi dei film e dei libri che da 26 anni fanno parte della rassegna cinematografica “I diritti di tutti” (oltre 2430 proiezioni, cui hanno partecipato più di 540 mila studenti e insegnanti) e dell’attività didattica che svolgono la Casa della Resistenza di Fondotoce, gli Istituti storici e tante associazioni come l’Anpi.
Insomma, si possono fare tante cose, accanto alle manifestazioni celebrative. E’ bene discuterne perché ne vale della nostra memoria e della nostra identità di patria. Diceva Luigi Meneghello, scrittore e partigiano: “Che cos’è una patria se non è un ambiente culturale? Cioè conoscere e capire le cose?”. Appunto, discutiamone e, soprattutto, agiamo.

Marco Travaglini, giornalista e scrittore

 

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