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Primarie regionali: il commento di Marco Travaglini

Non credo che la partecipazione, piuttosto scarsa, a questo appuntamento conclusivo della lunga stagione congressuale possa lasciarci indifferenti. travaglini-2-piccola
E’ anche il segno di un malessere e, probabilmente, un riflesso della scelta avvenuta giovedì scorso in direzione nazionale con la sfiducia votata a Letta. Larga parte del popolo democratico non ha capito quanto avvenuto e ha inviato un segnale che non va sottovalutato.
E questo deve far riflettere tutti. Così come non va abusato uno strumento come le primarie, peraltro utilissimo e indispensabile nel definire le candidature istituzionali , di partito e di coalizione.
Ciò detto questa campagna congressuale ha offerto un dibattito combattuto e serio. Ci siamo divisi. Ma dall’istante successivo ai risultati noi abbiamo riconosciuto la legittimità di chi quel congresso lo ha vinto, dal piano locale a quello nazionale ed ora in Piemonte. In quest’ultimo caso l’ottimo risultato ottenuto da Gianna Pentenero nel VCO e sul territorio regionale testimonia l’importanza e il radicamento della sinistra nel Pd. Riconoscere i risultati naturalmente, non vuol dire che si smette di discutere. Casomai è vero l’opposto.
Ed è proprio il passaggio che stiamo vivendo a consegnarci il bisogno di una discussione che evidentemente non abbiamo fatto fino in fondo sull’idea di partito e sul modo di interpretarne la funzione. Lo faremo con quel senso di responsabilità che ci ha fatto lavorare per l’unità del nostro partito e per una chiarezza della sua strategia. I fatti degli ultimi giorni hanno, in parte, confermato le differenze su come pensiamo della essere il Pd. Come lo immaginiamo e come lo vorremmo.
Ora dobbiamo ripartire con un confronto nel merito degli indirizzi e delle scelte,ad ogni livello. E in questo senso il nostro contributo non verrà meno.

Marco Travaglini

 

 

Attacco a Reschigna: misero tentativo di lavarsi la coscienza della Lega Nord

cotaacasaIl tentativo della Lega Nord di buttarla in caciara dimostra la coscienza sporca di questo partito e dei suoi componenti.
Il manifesto affisso sui muri a Verbania contro Aldo Reschigna vorrebbe, nelle loro misere intenzioni, dimostrare come il consigliere regionale del PD sia né più, né meno come gli altri.
E invece no, non è così. Come soprattutto i cittadini di Verbania sanno bene avendolo avuto come Sindaco per molti anni.
Aldo Reschigna, e come lui anche tutti gli altri consiglieri regionali del Partito Democratico, sono risultati tutti puliti nell’inchiesta, dimostrando che le spese sostenute sono state effettuate nel pieno rispetto della legge.
La Lega insinua che ciò è il risultato della magistratura politicizzata. Ecco, quando non sanno che pesci pigliare dicono che è colpa dei magistrati, ma i magistrati non hanno avuto la minima remora ad accusare membri del Pd come ad esempio accadde ad Ottaviano Del Turco che, però a differenza di Cota, si dimise dall’incarico di Presidente della Regione Abruzzo.
Potremmo citare altri esempi, ma non vogliamo trasformare questo comunicato in un sterile elenco di nomi e di fatti.
Veniamo, però alla questione posta dal manifesto. Il capogruppo del Pd a Palazzo Lascaris ha in questi anni di mandato guadagnato quanto previsto dalla legge regionale uguale a quanto percepito dai colleghi leghisti a partire dal Presidente Cota.
Sarebbe interessante conoscere quanto sia stato il guadagno del Presidente abusivo della Regione in questi suoi anni di impegno politico. Ricordiamo solo che prima di diventare nel 2010, in modo illegittimo, Presidente del Piemonte, Roberto Cota è stato Presidente del Consiglio Regionale dal 2000 al 2005, sottosegretario allo sviluppo economico del Governo Berlusconi dal 2004 al 2006, (incarico conferitogli il 30 dicembre del 2004 e esercitato contestualmente a quello di Presidente del Consiglio regionale per 383 giorni), deputato della Repubblica nella XV, XVI e XVII legislatura e capogruppo della Lega Nord dal 2006 al 2008. Chiediamo ai contabili presenti nella Lega, se hanno fatto il conto di quanto è costato ai contribuenti l’impegno politico di questo signore che, nonostante ciò, ha avuto il coraggio di comprare delle mutande verdi con i soldi del gruppo regionale. Mutande verdi!
La politica costa troppo? Non c’è dubbio. E’ un dovere morale quello di rendere più equilibrati i compensi ai consiglieri regionali? Sicuramente. Sono tutti uguali? NO.
No, non sono tutti uguali perché Aldo Reschigna, a differenza di qualcun altro, prima di fare il consigliere regionale ha fatto il sindaco della sua città per 12 anni, confermato quindi dai suoi concittadini per ben due volte e non ha abbandonato la sua città per guadagnare qualche soldo in più.
No, ha rispettato il mandato conferitogli dagli elettori. Certo, sì può certamente avere opinioni differenti sull’operato e sui risultati politici ed amministrativi del consigliere Reschigna, ma di certo utilizzare questi modi è indice delle mani sporche della Lega Nord e dei suoi dirigenti.

Gianfranco Morgando, Segretario PD Piemonte
Antonella Trapani, Segretario PD VCO
Riccardo Brezza, Segretario circolo PD Verbania

Ufficio Stampa

Partito Democratico
Coordinamento provinciale VCO

Giovanni (Gianni) Morandi, candidato sindaco a Gravellona Toce

gianni morandiPresentata a Gravellona Toce la candidatura di Giovanni (Gianni) Morandi ex assessore nel governo di Anna Di Titta ed attuale membro della minoranza in consiglio comunale.
Sarà a capo della lista civica di “Insieme per Gravellona”.
Ho scelto di presentarmi come candidato sindaco – spiega lo stesso Morandi – per proseguire quel cammino amministrativo iniziato nell’allora giunta Di Titta e come alternativa all’attuale giunta. Di certo le difficoltà non mancheranno in primis con la difficile situazione economica e sociale ed i diminuiti trasferimenti agli enti locali che pesano sicuramente sul bilancio di un ente come il nostro. Nonostante questo mi sento motivato e voglio mettere al servizio della comunità la mia esperienza amministrativa“.
In lizza, insieme a Morandi, anche l’ex sindaco del centro tocense, Anna Di Titta che nel corso della presentazione ha precisato che: “la candidatura a Sindaco di Gianni Morandi è stata sostenuta dall’intero gruppo della nostra lista civica e nasce dalla convinzione che è un giovane motivato ed appassionato. Nonostante molte persone mi abbiano chiesto di ripresentarmi, ho deciso di fare un passo indietro anche se sarò in prima linea per dare il mio contributo”:

“Scuola” di formazione civica e amministrativa: partecipa, da febbraio a marzo a Domdosossola

Il circolo PD di Domodossola, Trontano e Masera invita a partecipare alla “scuola” di formazione civica e amministrativa “passato, presente e futuro” che si svolgerà nei mesi di febbraio e mffffarzo.
Per iscriversi ed informazioni: pddomo@gmail.com, 3409991259 (giovanni di paola)

# venerdì 7 febbraio ore 21 : dalla costituente ai trattati europei, a cura del prof. Renato Venturiello, docente di storia e filosofia del liceo scientifico “spezia”

# venerdì 14 febbraio ore 21: il funzionamento della macchina amministrativa comunale, a cura del consigliere regionale ed ex sindaco di Verbania Aldo Reschigna

# venerdì 21 febbraio ore 21: la contabilita’ dei comuni, a cura del prof. Bruno Ferrante, docente presso l’itc “einaudi”

# venerdì 28 febbraio ore 21: gli enti locali alla luce dei nuovi provvedimenti legislativi, a cura dell’on. Enrico Borghi, deputato pd

# venerdì 7 marzo ore 21: come presentare un progetto? nozioni di base, a cura del prof. Andrea Cottini

# lunedì 17 marzo ore 18: nozioni di urbanistica, a cura dell’architetto Luigi Bovio

Per iscriversi ed informazioni: pddomo@gmail.com, 3409991259 (giovanni di paola)

Accordo Italia-Svizzera su sviluppo infrastrutture ferroviarie: prospettive anche per il Sempione

treno-iselle“E’ stato siglato oggi a Berna l’accordo tra Svizzera e Italia per lo sviluppo delle infrastrutture ferroviarie, dalla consigliera federale Doris Leuthard e dal Ministro italiano delle infrastrutture Maurizio Lupi.
Esso, su proposta svizzera, mette a disposizione 120 milioni di euro per gli adeguamento delle sagome sulla linea di Luino con trasformazione dell’asse Basilea-San Gottardo- Milano in corridoio ferroviario da quattro metri.
Questa e’ una decisione assunta dal governo federale e dal parlamento svizzero, per modernizzare la linea del Gottardo. In funzione di cio’ la Svizzera si impegna a versare un contrIbuto a fondo perso di 120 milioni di euro per l’ampliamento della sagoma di spazio libero sulla linea di Luino, che riveste una grande importanza per la politica elvetica di trasferimento del traffico collegando direttamente i terminal di Busto Arsizio gestiti dall’azienda svizzera Hupac.
E’ chiaro che cio’ e’ la conseguenza del completamento della linea del Gottardo, ma tale decisione non va letta in contrapposizione con il Sempione. Al contrario al comma 3 dell’articolo 1 dell’accordo si legge “eventuali accordi integrativi potranno essere sviluppati per ulteriori misure infrastrutturali (segnatamente sulla linea del Sempione tra Domodossola e Gallarate”.
Si apre quindi la strada per un successivo, ulteriore provvedimento in tal senso, essendo la Genova-Rotterdam articolata sia sul Gottardo che sul Sempione-Lotschberg.
Questo accordo spinge il governo a dare attuazione a quanto gia’ previsto dal Def e dalla Legge di Stabilita’, e quindi ad avviare la progettazione della nuova linea del Sempione”.
Lo dichiara l’on. Enrico Borghi, capogruppo Pd in commissione ambiente, lavori pubblici e territorio con riferimento all’accordo raggiunto oggi a Berna tra i governi svizzero e italiano in materia di sviluppo delle infrastrutture della rete ferroviaria di collegamento.

Legge elettorale e la situazione Piemonte: il contributo di Marco Travaglini

travaglini-piccolaMaggioritario a doppio turno e nuovo governo Letta per dare una svolta
Sulla legge elettorale ha ragione Gianni Cuperlo quando dice che è utile “partire dalla maggioranza se vogliamo che la nave arrivi in porto”. Il punto non è discutere con Fi, cosa del retso giusta e normale; la cosa che non va e non convince sarebbe riportare preventivamente sulla scena Berlusconi colpendo proprio chi ha rotto con quella concezione “padronale” del partito.
Fa bene il segretario del nostro partito a tenere alta e viva l’iniziativa e il protagonismo sulla legge elettorale. E’ innegabile che ci sia stata una accelerazione e che questa sia in fondo positiva. Occorre però dire che le tre proposte sulle quali si sta lavorando non si equivalgano al fine di garantire la governabilita’, la ricostruzione di un rapporto piu’ stretto tra cittadini ed eletti, e la giusta rappresentanza. In questo momento sarebbe giusto partire dalle forze della maggioranza , trovare una intesa, e poi parlare con tutti.
Oggi ci sono le condizioni per approvare un sistema a doppio turno a partire dai partiti della maggioranza. In ogni caso ,se siamo coerenti con quello che abbiamo detto finora , dobbiamo dire no alle liste bloccate. Sul governo, davanti al rischio di logoramento progressivo, sarebbe saggio valutare le ragioni non di un rimpasto ma di una vera e propria ripartenza valutando l’ipotesi di nuovo esecutivo, presieduto da Letta, che recuperi un profilo di autorevolezza e prestigio e il Pd senta davvero suo.
Non possiamo proseguire come si è fatto sino ad ora.
Non si è mai visto un governo che non trovi nel principale partito un sostegno autonomo ma al tempo stesso visibile, riconoscibile e convinto. Non siamo ai tempi dei “governi amici”, formula che equivaleva ad una presa di distanza più che ad un reale e leale sostegno, seppur critico. La formula che Renzi ha fatto diventare un mantra ( “avanti se fa le cose o si stacchi la spina”) è logora ed ha fatto il suo tempo. Il tema va affrontato alla radice in ragione gravita’ dei problemi del paese, con in testa il lavoro e lo sviluppo.
D’accordo sulla sveglia al governo ma d’accoro anche poi , rimessa in quadro l’agenda, a sostenerlo con lealtà e non fare di tutto perché cada e si torni al più presto alle urne. Un conto è l’interesse del Paese, un altro quello delle ambizioni di chi vuole sedersi al più presto al posto di Letta ( elettori permettendo, com’è ovvio).

Marco Travaglini

E ora voltiamo pagina in Piemonte
La notizia è di quelle attese da tanto, troppo tempo. II Tribunale amministrativo regionale del Piemonte ha annullato le elezioni regionali del 2010 vinte con le liste taroccate dal leghista Roberto Cota. I giudici amministrativi hanno accolto il ricorso dell’ex presidente della Regione Mercedes Bresso, contro la lista “Pensionati per Cota” di Michele Giovine, perché alcune delle firme a sostegno erano false. E così è stato annullato l’atto di proclamazione degli eletti nella primavera di quattro anni fa.
La decisione del Tar ora deve essere confermata dal Consiglio di Stato che deciderà entro 45 giorni. Se questo accadrà il Piemonte dovrà tornare alle urne, probabilmente in concomitanza alle elezioni europee. A questo si aggiunge il rinvio a giudizio per le “spese pazze” di quasi tutto il centrodestra, a partire da Cota.
“È una vittoria, che dimostra solo quello che Giovine e Cota non avevano ancora capito e cioè che le elezioni erano state truccate” ha commentato Mercedes Bresso, con la quale ho avuto modo di condividere questa battaglia sin dagli inizi.
Le reazioni di Cota e della Lega, delirando di “golpe” e di “attacco alla democrazia”, dimostrando una volta di più la loro inadeguatezza a governare il Piemonte. Mi auguro che il nostro probabile candidato, Sergio Chiamparino – si metta pienamente a disposizione e , dopo le primarie, possa guidare il centrosinistra al conseguimento di quel risultato che ci è stato scippato con il dolo quattro anni fa.
C’è da essere contenti, a ben vedere. Ma nessuno può togliere di bocca quell’amaro per aver dovuto aspettare – causa l’approssimazione dell’amministrazione della giustizia – ben 4 anni per veder riconosciuto ciò che era chiaro fin dal primo momento.
Se si fosse operato con maggior rapidità ( come dovrebbe essere in generale e particolarmente in materia di ricorsi elettorali) si sarebbe potuto riconoscere in tempo che il risultato era palesemente falsato e che toccava a Mercedes Bresso guidare la regione, risparmiando ai piemontesi anni di amministrazione leghista e pidiellina, con i danni che hanno accompagnato il loro operato.
Ma l’amarezza riguarda anche il Pd che, per troppo tempo, ha cincischiato, con tanto di dichiarazioni ripetute da chi inveiva contro la testardaggine della Bresso, ammonendo che le vittorie non si ottengono “a tavolino”, che occorreva “prendere atto del voto popolare” e via dicendo.
Non basta essersi impegnati (peraltro giustamente) da qualche mese nella campagna “Cota a casa” per nascondere o far dimenticare quest’atteggiamento come minimo rinunciatario ( al di là di chiacchiere e proclami) , ben interpretato dal segretario regionale Morgando che, pure, è stato in buona compagnia.
Ciò che hanno detto e fatto è lì da vedere ( basta rileggersi articoli, interviste e dichiarazioni ripetute nel tempo) e non credo che molti dirigenti del Pd piemontese possano appuntarsi al petto una medaglia ( la presa atto dell’abusivismo di Cota e del centrodestra) che ben poco hanno fatto per guadagnarsi. Questa è l’amarezza, che traspariva anche dalle parole di Mercedes Bresso che, pure, ha dimostrato grande signorilità nei commenti dicendo di essersi sentita sola ma non abbandonata. Occorre fare uno sforzo, seppur minimo, di onestà intellettuale evitando di omettere questi fatti.
Mi auguro che, d’ora in poi, il Pd abbia più coraggio e meno ipocrisia, e che almeno trovi quel sussulto di dignità riconoscendo a Mercedes Bresso e a chi non ha mai voltato la testa dall’altra parte che è anche e soprattutto grazie questa caparbietà se oggi il Piemonte ha l’occasione di chiudere una delle pagine più buie della sua storia, voltando (speriamo) pagina.
Ci sarà molto da fare, ad iniziare da come garantire una giusta rappresentanza ai territori piemontesi che, diminuendo il numero dei consiglieri e non avendo varato una nuova legge elettorale, rischia di essere fortemente penalizzata. E poi un programma di rilancio del Piemonte, partendo dalle questioni economiche e sociali che, occupazione e qualità del lavoro in testa, sono il principale problema dei piemontesi. Il Pd e il centrosinistra possono farcela ma bisognerà davvero mettere in campo tutto ciò che abbiamo in termini di competenze e passioni, energie e caparbietà.

Marco Travaglini