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VERBANIASETTANTA. POLITICA E SOCIETA’

image VERBANIASETTANTA è un foglio virtuale di informazione prodotto da Claudio Zanotti, consigliere comunale di Verbania. All’indirizzo verbaniasettanta@alice.it possono essere inviati contributi, riflessioni, testi, nuovi indirizzi di posta elettronica. Tutti i numeri di questo foglio possono essere letti cliccando su: http://file.webalice.it inserendo l’username: verbaniasettanta e la password: Verbania
Come nostro solito pubblichiamo qualche articolo tratto dal foglio. Oggi si parla del "famoso" Teatro. NUOVO TEATRO. LA FORZA INVINCIBILE DI UN PROGETTO
Torna, con il nuovo anno, il “tormentone” del nuovo teatro cittadino. La Giunta Destra/Lega ha infatti approvato una Delibera abbastanza confusa (se avete voglia, la potete leggere qui: http://www.comune.verbania.it/binary/comune_verbania/delibere_giunta/DELG0001.1262939087.pdf) con la quale decide due cose.

La prima: va avanti come prima il recupero dell’ex Camera del Lavoro in piazza Mercato, che nel progetto definitivo approvato dalla mia Giunta nel settembre 2008 era integrata nell’attiguo nuovo teatro; dunque, stesura del progetto esecutivo e poi (se ci saranno i soldi) appalto e lavori. Siccome però non ci sarà più il teatro, siamo curiosi di vedere come sarà utilizzato.

La seconda: il progetto Arroyo, quello – per intenderci – voluto dall’Amministrazione di Centrosinistra e vincitore del Concorso Internazionale, quello con le due sale (500 e 200 posti), il bookshop, ristorante e caffetteria, la torre scenica alta 23 metri, i quattro “gusci” elissoidali in cemento armato, la piattaforma/cavea d’accesso, le soluzioni innovative di risparmio energetico. Quello, insomma, da 13,6 milioni di euro; quello che Zacchera – ricordate?- in campagna elettorale sosteneva che sarebbe costato 20 milioni; quello che sempre Zacchera in Consiglio Comunale definiva privo “delle cose fondamentali senza le quali non si può fare un teatro, e ve ne leggo undici” (undici, mica una o due! Ma andate a leggervi quell’intervento dell’attuale sindaco, il 30 marzo 2009, pag.6 della Deliberazione di Consiglio Comunale n. 27: http://www.comune.verbania.it/binary/comune_verbania/delibere_consiglio/DELC0027.1239016993.pdf; confrontate le cose dette allora con le decisioni assunte oggi: c’è da restare a bocca aperta); insomma, proprio quel vituperato progetto viene – parola di Salvador Perez Arroyo, il progettista – “traslato” all’Arena. E per non rischiare di essere frainteso, Arroyo precisa a La Stampa: “Cambia il luogo, non i contenuti. Certo, occorrerà qualche adeguamento, ma il progetto è quello che ha vinto il concorso, quello scelto dalla giuria. Il costo resterà intorno ai 10 milioni [di opere, impianti e attrezzature, cui si aggiungono Iva, progettazione e spese tecniche per arrivare, appunto a 13,6, ndr], avrà le stesse caratteristiche di quello previsto in piazza Fratelli Bandiera, l’idea è inalterata”. Ah, piccolo particolare: ai parcheggi (previsti interrati in piazza F.lli Bandiera) ci si penserà in seguito.

Qui c’è qualcosa che non funziona. Zacchera ha passato i mesi a dire che il progetto era sbagliato (addirittura in undici punti!), che il costo non sarebbe stato di 13,6 milioni ma almeno di 20, che con la crisi economica il teatro sarebbe stato uno spreco di soldi, e adesso lo prende così com’è e lo trasferisce da un punto all’altro della città? Gli sbagli, i costi e lo spreco di denaro valevano in Sassonia e non valgono più all’Arena? O forse valevano in campagna elettorale e non valgono più ora? Ma il senso del pudore (politico, s’intende) che fine ha fatto? Ma decenza e coerenza (politiche, s’intende) che fine hanno fatto?

La verità è un’altra. Il progetto di nuovo teatro voluto dalla mia Giunta aveva (ed ha) una tale forza, un tale valore architettonico, tecnico e strutturale, una tale adeguatezza ai bisogni culturali e artistici della città, una tale congruità economica, da imporsi prepotentemente anche a coloro che – non avendolo mai compreso – lo hanno sempre avversato. E per cercare (maldestramente) di mascherare questo clamoroso e radicale voltafaccia, ci si è inventati una diversa localizzazione, l’Arena appunto. Ma è una scelta profondamente sbagliata.

TEATRO TRASLATO: ADESSO COMINCIA IL BELLO

Dunque, traslazione del nuovo teatro all’Arena. Il migliore dei progetti in uno dei posti più infelici. E adesso davvero si comincia a ballare, perché il nostro obiettivo diventa adesso quello di mantenere la localizzazione in piazza F.lli Bandiera, dopo aver conseguito il risultato di costringere una Giunta totalmente e pregiudizialmente ostile ad accettare il progetto Arroyo. A questo proposito, davvero provvidenziale è stata la scelta – fatta lo scorso maggio dalla precedente Amministrazione – di procedere all’assegnazione ad Arroyo dell’incarico per la redazione del progetto esecutivo. Senza questa impegnativa e lungimirante decisione, il teatro di Verbania sarebbe stato dimenticato il giorno dopo le elezioni.

Vediamo sinteticamente i problemi aperti. La decisione di trasferire un’opera pubblica da un posto all’altro è certamente azzardata e sul filo (in realtà, a mio giudizio ben oltre il filo) della legittimità. Infatti il Concorso Internazionale di Progettazione prevedeva il nuovo teatro in piazza F.lli Bandiera e su un sedime ben delimitato (grosso modo l’attuale palatenda); prevedeva il contestuale recupero in un unico orizzonte progettuale dell’edificio dell’ex Camera del Lavoro e il suo strutturale inserimento nel nuovo polo culturale e sociale tra la Sassonia e Sant’Anna; prevedeva un parcheggio interrato di settanta posti; prevedeva la sistemazione dell’area esterna compresa tra ex Camera del Lavoro e nuovo teatro. Ognuno dei dieci progettisti ammessi alla fase finale del Concorso di Progettazione può sollevare opposizione alla decisione di spostare altrove il teatro, perché questo fa venire meno in radice alcuni elementi fondamentali e vincolanti a base del Concorso Internazionale (il recupero e inserimento della Camera del Lavoro, il parcheggio interrato, l’organizzazione dello spazio esterno…). Per non parlare dei presupposti urbanistico-architettonici del Concorso, e cioè la progettazione di un’edifico pubblico pensato per riqualificare (anche architettonicamente) la zona-cerniera tra Pallanza e Intra, valorizzando contemporaneamente le piazze Mercato e F.lli Bandiera come attestamento occidentale del grande “centro commerciale naturale” rappresentato dal centro storico di Intra. Tutto ciò viene spazzato via dal cambiamento della localizzazione e non è molto difficile capire che ciò inficia il rispetto dei vincoli (dimensionali, economici, tecnici, impiantistici, localizzativi, urbanistici e architettonici) ai quali si sono attenuti tutti i partecipanti al Concorso Internazionale.

Sarà perciò nostra cura informare non solo tutti i partecipanti al Concorso Internazionale del 2007, ma anche l’Ordine Nazionale e quello Provinciale degli Architetti, con i quali sono state condotte tutte le fasi del Concorso Internazionale, l’Autorità per la Vigilanza sui Contratti Pubblici per Lavori, Servizi e Forniture. Tutti questi soggetti hanno infatti pieno titolo a verificare la sussistenza dei presupposti per impugnare la Delibera di Giunta che sancisce lo spostamento del teatro.

Una seconda questione riguarda le caratteristiche dell’area scelta per la traslazione, e cioè il parco Arena/Villa Maioni. Le ragioni della nostra contrarietà sono state illustrate in Consiglio Comunale a settembre e riprese nei numeri precedenti di questa newsletter. In buona sostanza, noi denunciamo il fatto che si rinuncia a riqualificare dal punto di vista urbanistico, architettonico, funzionale e sociale un’area (la Sassonia) storicamente marginale della città, ma divenuta centrale dopo la costruzione del terzo ponte come “cerniera” tra Pallanza/Sant’Anna e Intra, e si stravolge con un’imponente cementificazione un’altra area (Arena/Villa Maioni) gradualmente recuperata a funzioni pubbliche (parco urbano, spiaggia, spazio per camper, percorso ciclopedonale, struttura per manifestazioni sportive e musicali) e di elevato valore ambientale e paesaggistico proprio per la sua preservata naturalità. Collocato lì, il teatro, progettato per il contesto urbano ad alta concentrazione edilizia della Sassonia, spiccherebbe come un palazzo di cinque piani a picco sul lago! Ben più imponente e incombente della caserma dei Carabinieri. Per questa ragione faremo ogni sforzo per rappresentare alla Sovrintendenza ai Beni Culturali e Ambientali la necessità che sull’area a lago dell’Arena e di Villa Maioni venga mantenuto un rigido vincolo di inedificabilità, a tutela delle sue caratteristiche e delle sue specificità.

Infine, ultima questione di rilevante impatto economico. Tutta l’imponente progettazione sinora eseguita è stata finanziata con risorse (700.000 € complessivi) messe a disposizione dalla Regione Piemonte grazie ad un Accordo di Programma tra Comune, Regione e Provincia del Vco. Questo Accordo è però legato al recupero e alla riqualificazione dell’ex Camera del Lavoro e della Piazza F.lli Bandiera, di cui il nuovo teatro è uno degli elementi. Se si toglie da quel contesto (piazza ed ex Camera del Lavoro) il nuovo teatro, viene meno il presupposto per l’erogazione del finanziamento. In altre parole: stia attento il Comune a spostare altrove il nuovo teatro, perché gli toccherà pagare di tasca propria tutta la progettazione sinora eseguita. Niente riqualificazione di quel contesto urbano, niente finanziamento regionale.

Insomma, ho la sensazione che di nuovo teatro e di localizzazione avremo ancora molte occasioni di parlare.

TRENI IN AFFITTO, ELEZIONI E SCARICABARILE

image I giornali danno in questi giorni la notizia della proposta di Zacchera per risolvere il problema dei pendolari sulla linea del Sempione: prendere in affitto un treno. Siccome la gattina frettolosa fa i gattini ciechi, le dichiarazioni del sindaco si chiudono con questa affermazione: “Questa è una delle proposte concrete…, sperando che la gente ci stia. Perché poi se le amministrazioni si sfilano, partendo dalla Regione, allora la gente prenda atto di chi vuole veramente risolvere i problemi e chi no”. Dunque, la proposta del “treno in affitto” (non nuova, perché già esaminata anni fa dal Comitato Pendolari e da amministratori provinciali) è buttata lì come una novità (e non lo è) con l’obiettivo di scaricare a priori la responsabilità della mancata soluzione del problema sulla Regione. E a marzo per la Regione si vota: siamo purtroppo come sempre dentro la propaganda elettorale, che spero i consiglieri regionali sappiano smascherare. Veniamo alla proposta del “treno in affitto”, come detto già presa in esame in passato e non sviluppata per intrinseche difficoltà. Infatti le proposte più meditate del Comitato Pendolari prevedevano non l’inserimento di un nuovo treno, ma una razionalizzazione degli orari esistenti per renderli più veloci (in sintesi sommaria: togliere le fermate tra Arona e Gallarate da qualcuno dei treni del mattino e risparmiare così qualche minuto per portare a un’ora e quaranta la percorrenza Domo-Milano) perchésulla linea, soprattutto nelle tratte Gallarate-Milano e peggio ancora Rho-Milano c’è una tale concentrazione di convogli diretti alla metropoli che nelle ore di punta non c’è lo spazio nemmeno per uno spillo, figurarsi per un treno! Il problema dunque non è quello di avere un treno in più, ma quello di ridurre i tempi di percorrenza. Inoltre, l’idea un po’ demagogica di far effettuare al treno in affitto “tutte le fermate” nel Vco non è assolutamente compatibile con l’obiettivo di compiere il viaggio in un’ora e trenta. Se poi si mette in campo la questua tra tutti i Comuni coinvolti (servono 700.000 € all’anno), ciascuno in cambio del soldo messo vorrà che il treno fermi nella propria stazione e diventerà un localissimo.
Come si può agevolmente ricavare già da queste prime, sommarie note, la soluzione (difficilissima) dei principali problemi dei pendolari (rispetto degli orari e qualità minima del comfort a bordo) sta altrove. E richiede un autorevole e convergente azione di tutti i soggetti coinvolti (in primis, parlamentari nazionali, amministratori regionali e provinciali, Regione Lombardia e Trenitalia) per conseguire gli obiettivi della velocizzazione dei convogli ”piemontesi” sulla tratta Arona-Gallarate-Rho-Milano e della decorosa manutenzione ordinaria e straordinaria dei convogli. Magari velocizzando anche i lavori di Movicentro, in modo che la stazione di Verbania assuma a tutti gli effetti lo status di fermata ferroviaria a servizio dell’intera provincia, come già detto nello scorso numero di questo foglio. Altre divagazioni sul tema rischiano di essere propagandistiche e, per questa ragione, sostanzialmente inefficaci.
Prima di chiudere, due commenti (in forte sintonia con quanto scritto più sopra) sulla proposta ”treno in affitto” ricavati dalla lettura odierna de “La Stampa”. Dice Massimo Nobili, Presidente PdL della Provincia: “Piuttosto che versare soldi a Trenitalia per due corse al giorno, meglio portare avanti quanto inserito nel piano di sviluppo della provincia: un collegamento veloce, una sorta di metropolitana leggera tra il nostro territorio e Milano..ecc”. Proposta bocciata dal compagno di partito. Argomenta Aldo Reschigna, consigliere regionale Pd: “Attenzione a non fare scelte populiste…il problema del trasporto pubblico su rotaia è drammatico, ma la soluzione deve passare attraverso un’assunzione di responsabilità di Trenitalia, non versando alla società altri soldi. Capisco che un sindaco stretto dalla pressione della comunità locale possa arrivare a lanciare queste idee; me lo immagino meno da chi è anche parlamentare e dovrebbe avere una visione globale”. Proposta rimandata in quattro materie.
Claudio Zanotti, consigliere comunale PD

Sanità nel VCO: importanti scelte per il VCO

image Continua l’impegno della Regione Piemonte per il potenziamento dei  servizi sanitari all’interno della nostra Azienda Sanitaria Locale e per il miglioramento della qualità edilizia dei reparti all’interno dei nostri ospedali.
Nei giorni scorsi la Giunta regionale ha deliberato, accogliendo la richiesta formulata in una mia lettera dei mesi scorsi, lo spostamento del finanziamento concesso  nel 2008 alla ASL 14 per la 
ristrutturazione dei locali a Premosello Chiovenda per la realizzazione del laboratorio di analisi, ad altre opere o interventi ritenuti maggiormente prioritari secondo le indicazioni espresse anche dal Direttore Generale dell’ASL 14.
In particolare tra gli interventi che vengono finanziati  vi è l’acquisto del secondo acceleratore presso il Centro di Radioterapia all’Ospedale  di Verbania e la ristrutturazione del Centro Dialisi  sempre presso l’Ospedale di Verbania. Con l’acquisto del secondo acceleratore in particolare si potenzia ulteriormente non solo dal punto di vista quantitativo, ma anche qualitativo le attività di radioterapia nel nostro territorio e si costruisce un altro importante fatto concreto teso a rafforzare ed a qualificare ulteriormente le attività oncologiche presso la nostra azienda sanitaria  che nel corso di questa legislatura regionale hanno avuto l’importante riconoscimento da parte della Giunta regionale di centro oncologico.
Con la ristrutturazione del Centro Dialisi si rende concreto un altro impegno da parte dell’Amministrazione Regionale teso a migliorare la qualità dell’edilizia sanitaria e degli ambienti nei quali viene svolta l’attività di cura all’interno del nostro territorio.
Ricordo che ammontano ad oltre 46 milioni di Euro  gli investimenti approvati e finanziati dall’Amministrazione Regionale nella ASL 14,  investimenti che porteranno nella primavera prossima all’avvio dei lavori per la costruzione della seconda ala dell’Ospedale di Domodossola ed alla ristrutturazione completa dell’Ospedale di Verbania.
Nei mesi scorsi  abbiamo assunto l’impegno di concretizzare l’aspirazione del nostro territorio ad avere un potenziamento del centro di radioterapia ed abbiamo cercato, in penuria di risorse economiche, di individuare  la possibile soluzione sotto  il profilo economico.
La soluzione individuata e proposta alla Giunta Regionale e per la quale forte è stato l’impegno a superare le molte difficoltà, consente ora all’Azienda Sanitaria Locale   di poter avviare le procedure perchéciò diventi fatto concreto e non una promessa.
Voglio esprimere i più sinceri ringraziamenti alla Presidente Mercedes Bresso, al Vice Presidente della Giunta Regionale Paolo Peveraro ed all’Assessore alla Sanità Eleonora Artesio per avere colto in senso positivo l’aspirazione della nostra Comunità Locale, averla assecondata ed avere in questo modo dimostrato sensibilità e disponibilità verso il nostro Territorio.
Aldo Reschigna, Consigliere Regionale

Libero Bus a Verbania. Il regalo per il nuovo anno di Zacchera: si tornerà a pagare.

image È stato emesso dal Comune un comunicato-stampa sull’argomento che merita un pur breve commento da ultima ora. E’ infatti il preannuncio della soppressione sostanziale di questo servizio, unico in Italia. Ecco le parole del sindaco, tratte dal comunicato:
«Basta abusivi; così come sono contrario alla gratuità che porta a non apprezzare il valore del servizio. Vorrei che sempre più verbanesi utilizzassero l’autobus che offriremo ad un prezzo ”politico” di assoluta convenienza con in più un servizio migliore, pagando come Comune la differenza su biglietti ed abbonamenti». «l’intento non è di penalizzare l’utente, ma anzi di premiarlo. Finora LiberoBus è stato accessibile per tutti ma senza controlli. Noi pensiamo di dare a ciascun utente un biglietto o l’abbonamento. Lo si pagherà molto poco, ma lo si pagherà. Così si potranno controllare meglio gli eventuali abusi, mentre per le zone della città non coperte dal servizio si punta ad una convenzione con i tassisti cittadini».
In attesa di capire – perché davvero in queste parole regna la confusione – cosa sarà domani il trasporto pubblico a Verbania, cominciamo a registrare l’unica certezza. Si torneranno a pagare biglietti e abbonamenti e il “Bus” non sarà più “Libero”. Attenti, però: il sindaco dice che “l’intento non è di penalizzare l’utente, ma di premiarlo”. Il premio è il pagamento del biglietto, che prima non si pagava. Straordinario. un’invenzione geniale, seconda solo all’autoproclamazione di “Verbania capitale dei laghi europei”. E perché si paga il biglietto? Perché questo ambitissimo premio per l’utente? “Per controllare meglio gli eventuali abusi”. Che c’azzecca l’introduzione del pagamento del biglietto con gli abusi? Niente. Oggi il nostro biglietto per viaggiare in città si chiama Carta d’Identità. Nessun Verbanese abusa del bus gratuito; ne abusano invece eventuali utenti non verbanesi che viaggiano senza biglietto all’interno della città. Per contenere questo abuso è sufficiente che i controllori in città chiedano ai viaggiatori la Carta d’Identità; proprio come domani chiederanno il biglietto o l’abbonamento “a prezzo politico di assoluta convenienza”. Qual è la differenza? Che la carta d’Identità non si paga, mentre il biglietto sì. E il lavoro dei controllori non cambia di una virgola.
Ultima perla: “…sono contrario alla gratuità che porta a non apprezzare il valore del servizio”. Sbaglia il sindaco. LiberoBus non è gratuito, tanto che tecnicamente il servizio di chiama “abbonamento di municipalità”. Lo paghiamo tutti noi con uno 0,13% di addizionale Irfep comunale, che a Verbania è complessivamente dell’ 0,3%; tutti noi cittadini lo sappiamo e per questa ragione siamo perfettamente in grado di apprezzare il valore di LiberoBus. Sappiamo anche che a Novara (Giunta Lega-Pdl) l’Irpef comunale è dello 0,7% e non c’è mai stato LiberoBus. C’è il Centrosinistra e ci sono le Giunte Destra-Lega Nord. E si vede la differenza.
Claudio Zanotti, consigliere comunale PD

ACQUA. DESTRA E LEGA VOTANO L’AUMENTO: +12% RETROATTIVO

image Sugli aumenti e le conseguenti polemiche sul tema acqua riportiamo due interventi di Claudio Zanotti e Gianni Desanti del PD del VCO.
Ci sono notizie che non costituiscono assolutamente una sorpresa, ma mettono malinconia. Una di queste è l’aumento delle tariffa dell’acqua in tutti i Comuni delle province di Novara e Verbano Cusio Ossola. l’aumento è del 12% e si applicherà retroattivamente sulle bollette del 2009, ormai finito. l’aumento è stato deliberato lo scorso 16 dicembre dalla Conferenza dell’ATO, i cui principali soggetti (le due Province, i Comuni di Novara e Verbania, le tre Comunità Montane del Vco) sono amministrate da Pdl e Lega Nord. Aumento scandaloso?
No. Con l’aumento l’acqua nel 2009 viene pagata mediamente 1,081 € al metro cubo: un euro per mille litri di acqua potabile, con cui pagare captazione, acquedotti, pozzi, depuratori, fognature, gestione ordinaria, investimenti. A Verbania, la tariffa sale a 1,15 euro/mc. Il ricavo delle bollette emesse per gli utenti delle due province è di circa 50 milioni di €/anno e garantirà sia l’equilibrio della gestione sia investimenti in vent’anni per oltre 400 milioni di euro. Tutto ciò – beninteso! – se la gestione resterà in mano alla società pubblica prevalente (Acqua Novara Vco spa); se invece passerà la privatizzazione approvata il mese scorso in Parlamento dal governo Berlusconi, lo scenario cambierà radicalmente. In peggio. Ciò che scandalizza (o, più modestamente, mette malinconia) è il grazioso giro di valzer fatto da Pdl e Lega Nord. Ve li ricordate? Per tutto il 2008 e poi in campagna elettorale: “nessun aumento di tariffa!”; “vogliamo un ATO per il solo VCO!”; “basta carrozzoni mangiasoldi”. Vinte le elezioni e accomodatisi nei posti di comando dei cosiddetti “carrozzoni” (Presidenza dell’Ato, Consigli di Amministrazione delle Società di Gestione), che cosa hanno scoperto? Che i “carrozzoni” non esistono, ma si tratta di aziende operative che svolgono servizi fondamentali; che l’Ato unica tra Novara e Vco è una “mano santa” per la nostra provincia, che con un terzo degli abitanti riceve la metà degli investimenti; che l’aumento delle tariffe è graduale, ragionevole e finalizzato a fare importanti investimenti (pensate al raddoppio in corso del depuratore di Verbania o all’impianto di potabilizzazione dell’acqua del lago di Mergozzo). Il grande lavoro fatto tra 2005 e 2007 dal Centrosinistra, allora al governo nelle due province, al Comune di Verbania e in diverse Comunità Montane, si è mostrato così solido e convincente che Destra e Lega, dopo averlo per anni demonizzato, lo hanno felicemente ereditato. Aumento tariffario compreso. Tutto bene, allora? Forse, se non ci fosse una mina vagante. Ed è quella inserita nella delibera dell’Ato per le tariffe del 2010. Si prevede per l’anno prossimo non più l’avvicinamento graduale alla tariffa unica d’Ambito, ma la differenziazione delle tariffe a seconda delle singole zone “omogenee” di Vco e del Novarese. Qui si nasconde un rischio gravissimo per il Vco, che farà invece la felicità del Novarese: nella nostra provincia il gettito tariffario sarà decisamente basso, perché abbiamo un terzo degli abitanti della provincia di Novara. Ma i costi di investimento, di manutenzione e di gestione sono molto, molto più alti che nel Novarese, perché abbiamo acquedotti, fognature e depuratori che servono molta montagna (tanti chilometri, pochi utenti e pochi ricavi). Senza i soldi delle bollette del Novarese (tanti utenti, molta pianura, pochi costi e alti ricavi) le nostre zone “omogenee” si troveranno a pagare bollette molto più alte per assicurare gestione, investimenti e manutenzioni decisamente più onerose che nella pianura novarese. Speriamo che qualche amministratore del Vco lo capisca.
Claudio Zanotti

SULL’ACQUA È BENE DARE INFORMAZIONI PRECISE E CORRETTE
Una colonna della tabella, pubblicata venerdì scorso su “La Stampa” unitamente all’articolo che parla degli aumenti del costo dell’acqua, definita “scenario precedente” è totalmente inventata salvo che per la prima riga dove c’è il valore “medio” di 1,097 Euro al mc per l’intero ATO. Questo valore medio viene arbitrariamente declinato per i vari gestori locali ma non mi riulta sia mai stato deliberato in precedenza, al massimo è una proiezione arbitraria di uno scenario solo immaginato; evidentemente lo si fa per giustificare un minore aumento rispetto al piano d’ambito originario. Ci tengo a rilevare che il piano d’ambito ha sempre previsto solo valori medi, mentre quelli articolati per Comuni e aree di gestione vanno decisi anno per anno. Viene totalmente dimenticato, anche nell’articolo, che il piano d’ambito prevede una tariffa “unitaria” entro il 2011 con unificazione contestuale delle gestioni. Sarebbe stato logico immaginare che progressivamente si arrivasse a questo; la recente deliberazione di cui il centro destra è totalmente responsabile va in tutt’altra direzione. Le tariffe, invece che avvicinarsi, si differenziano sempre più a favore (guarda caso) della città di Novara gestita da SIN&VE. Era possibile e doveroso stabilire aumenti più equi a prescindere dai costi di gestione delle singole gestioni poiché è del tutto evidente che “oggettivamente” è più semplice e meno oneroso gestire tanti utenti concentrati in una grande città, piuttosto che pochi utenti dispersi in una rete corrispondente ad un territorio ampio e poco popolato. Se si ipotizza di arrivare a due gestioni separate tra nord e sud dell’ATO si determinerebbe, come da noi sempre sostenuto, un vero disastro con costi molto elevati nel VCO e costi più bassi nel novarese, alla faccia del criterio della compensazione degli squilibri tra tante piccole aree che era (al momento ancora è…) il pilastro principale della normativa nazionale e regionale. Se poi il tutto si inserirà nella forzosa “privatizzazione” dell’acqua sarà ancora peggio. Invito gli ex pasdaran del centro destra a riflettere, ma soprattutto chiedo ai cittadini di contrastare un disegno complessivo assolutamente sbagliato e di gran lunga penalizzante rispetto a quello che demagogicamente era stato criticato negli anni scorsi
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Gianni Desanti