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NUOVA LEGGE REGIONALE SUI RIFIUTI: si rischia di finire nel caos.

Con l’anno nuovo la gestione dei rifiuti e delle acque in Piemonte rischia di finire nel caos. L’allarme é stato lanciato stamane dal gruppo regionale PD in una conferenza stampa ieri a Torino.
La legge nazionale, hanno spiegato i consiglieri PD, prevede lo scioglimento entro dicembre delle autorità territoriali che governano il settore, le ATO. Ma la Giunta regionale è in forte ritardo.
“In questa vicenda, come in altre che riguardano la riforma della macchina amministrativa regionale, la Giunta Cota ha scelto di fare da spettatore, lasciando che siano Comuni e Province a spartirsi le competenze, nella speranza che, dal caos, possa venire una nuova stagione centralista con la Regione a giocare la parte del leone”, ha spiegato il capogruppo regionale PD Aldo Reschigna.
La proposta della Giunta, in discussione solo da un paio di settimane in Commissione, prevede la costituzione di un nuovo organismo, la Conferenza d’ambito, In Piemonte ne dovrebbero sorgere quattro (Torino, Cuneo, Asti-Alessandria, Biella-Vercelli-Novara-VCO).
Secondo il PD, il nuovo organismo è contrario allo spirito della legge, non porterebbe né risparmi né semplificazione, e renderebbe ingovernabile la situazione: “In esso sono rappresentate Province e Comuni, a decidere sulle stesse competenze. Una situazione che prelude al caos”, sostiene Reschigna. “Il PD propone di delegare alcune competenze alle Province, in particolare quelle sugli impianti di smaltimento, la raccolta dei rifiuti dovrebbe essere responsabilità dei Comuni, e la programmazione frutto della collaborazione dei due enti, senza altri organismi aggiuntivi. Questo porterebbe con sè competenze certe e responsabilità altrettanto certe, senza appesantire il processo decisionale e garantendo una gestione razionale dei due settori, più efficiente”.
“La nostra proposta raccoglie proprio lo spirito della legge nazionale”, ha aggiunto Mino Taricco, “portando chiarezza tra funzioni e responsabilità, invece di affidare tutto a un organismo unico, pletorico e naturalmente portato alla confusione delle responsabilità tra Province e Comuni. Un organismo che rischia di innescare un circuito di deresponsabilizzazione che va nella direzione opposta”.
“La Giunta nega che la Conferenza d’ambito sia un organismo giuridico”, sottolinea Stefano Lepri, vicecapogruppo PD. “Eppure, nel momento in cui è chiamato ad affidare servizi, non può non essere un organismo giuridico. Anche per questo noi sosteniamo la necessità di competenze chiare e separate a Province e Comuni”.

Ufficio Stampa Gruppo Consiliare Partito Democratico

GESTIRE IL CICLO DEI RIFIUTI: la Provincia è immobile.

Conferenza stampa del Pd presso la sede della Provincia a Tecnoparco, lunedì 3 ottobre, alla presenza del segretario provinciale Antonella Trapani, del capogruppo provinciale Giuseppe Grieco e del consigliere Francesco Pesce, del capogruppo in comune Angelo Rolla e del consigliere Giovanni De Benedetti e del coordinatore del circolo PD di Gravcellona Toce Roberto Birocco.
All’ordine del giorno l’immobilismo della provincia sul tema dello smaltimento dei rifiuti; ed è per questo che, simbolicamente, sono stati depositati tre sacchetti dell’immondizia del “nero” davanti all’entrata della sede della Provincia.
Di seguito un riassunto della presi di posizione del Pd e delle sue proposte.
Premessa Nessun progetto a livello locale: che fine ha fatto la norma che il centro sinistra ha inserito nel Piano Territoriale Provinciale per garantire l’utilizzo del sito di Mergozzo per un impianto per produrre biogas con la raccolta differenziata dell’umido? Quali incentivi e risorse la Provincia sta mettendo in campo per mantenere e incrementare la raccolta differenziata? Cosa si farà delle quasi 30 mila tonnellate di rifiuti del VCO dopo la chiusura annunciata del forno inceneritore?

La dismissione programmata del forno è una scelta inevitabile in un prossimo futuro poiché l’impianto di Mergozzo, che pure ha svolto fino ad ora un servizio importante e in condizioni accettabili da un punto di vista ambientale, è tecnologicamente vecchio e di dimensioni “troppo piccole” per essere opportunamente rigenerato con un rapporto costi benefici accettabile.

Il problema è che la Provincia non sta mettendo in campo nessuna proposta per gestire il dopo chiusura. Cosa succederà alle quasi 30 mila tonnellate di rifiuto “nero” prodotte nella nostra provincia? Il rischio è di legarci mani e piedi a soggetti esterni, con l’incertezza dei costi e dei destini del loro smaltimento.

Per quanto ci riguarda queste sono le nostre proposte:

1. Proseguire nella politica della raccolta differenziata “porta a porta”. Dal 2004 al 2009 la Provincia ha cofinanziato – assieme ai Comuni – investimenti per quasi 2 milioni di Euro, mentre nei primi due anni dell’Amministrazione Nobili non sono stati stanziati fondi significativi al riguardo e la raccolta differenziata appare al palo.

2. trasformazione dell’impianto di incenerimento di Mergozzo in impianto a biogas per la produzione di energia; non si tratterrebbe di “bruciare” i rifiuti, ma di recuperare dalla frazione umida. Oltre al risparmio (abbattimento dei costi di smaltimento dell’umido) si avrebbero entrate legate alla produzione di energia elettrica e di calore (teleriscaldamento). Chi fine ha fatto questo progetto?

3. sinergia con aziende private per la realizzazione di impianto/i di trattamento a freddo del residuo indifferenziato; politiche e pratiche di valorizzazione delle varie frazioni differenziate raccolte sono il corollario indispensabile per fare in modo che la raccolta differenziata dei materiali (che ha costi evidenti) possa diventare fruttuosa non solo da un punto di vista ambientale, ma anche economico.

4. garanzie di mantenimento degli attuali livelli occupazionali attraverso ricollocazioni del personale nelle attività sopra indicate; è una questione non secondaria ed è risolvibile anche e soprattutto prevedendo e realizzando da subito almeno alcune delle soluzioni che abbiamo prospettato;

Tutto ciò, nel medio termine, potrà garantire il mantenimento e il miglioramento di un servizio già positivo ed anche il contenimento delle tariffe attuali.

Ogni altra scelta (esportazione dell’indifferenziato) o “non scelta” porta diritto alla dismissione di un grande patrimonio gestionale pubblico, ad un ulteriore impoverimento dell’offerta di lavoro sul territorio provinciale, alla privatizzazione del settore e ad una tariffazione sicuramente fuori controllo.

PD VCO
Ottobre 2011

Presidenza ConserVco: tutto da rifare? Il neo presidente Cantisani non acceta l’incarico?

Abbiamo letto in queste ore quanto riportato da organi di stampa (Il giornale di Verbania del 30.09.2001)  che danno per certo il rifiuto di Ivan Cantisani ad accettare la presidenza di ConserVco a pochi giorni dalla sua elezione, avvenuta nei giorni scorsi durante l’assemblea dei sindaci e votata dal centro destra (con l’astensione del centro sinistra).
Una proposta avanzata e decisa dal sindaco Marco Zacchera, in quanto Verbania è il maggior azionista della città.
Un fatto clamoroso se confermato.
Ci aspettiamo una cosa sola: che il sindaco Zacchera smentisca al più presto questa voce, perché una società importante come questa, con centinaia di dipendenti, non può essere lasciata senza un Presidente.
Tra l’altro un possibile vuoto di gestione in una fase delicatissima in cui i consigli comunali stanno votando, giustamente, per l’accorpamento tra le due società che si occupano di smaltimento e raccolta rifiuti nel nostro territorio, ConserVco S.p.a. appunto e Valle Ossola S.p.a.
Ci aspettiamo una smentita immediata perché non vogliamo credere ad un fatto come questo che se, confermato, testimonierebbe il dilettantismo politico del sindaco di Verbania e del centro destra del VCO.

PD VCO
Ufficio Stampa

Rifiuti: immobilismo della provincia. Ghisolfi di conservco (PDL) lo conferma.

Le dichiarazioni alla stampa, apparse mercoledì 13 luglio su EcoRisveglio, del presidente di Conservco Ghisolfi (in quota PDL) che sembrano, neanche troppo velatamente, in contraddizione con le politiche della Provincia e del suo assessore all’ambiente Pizzi (sempre del PDL), confermano semplicemente la mancanza di una strategia per il futuro, senza sapere che “pesci pigliare”.
Le nostre proposte in merito allo smaltimento rifiuti – afferma Gianni Desanti, responsabile ambiente del PD VCO – come Partito Democratico le abbiamo scritte e comunicate in assemblee pubbliche: chiusura del forno entro l’ottobre 2012 e, contemporaneamente, investimenti per impianto di biogas ed un forte impegno per un incremento ulteriore della raccolta differenziata e la costruzione di impianti di trattamento a freddo per diminuire drasticamente la parte residua del rifiuto indifferenziato.
Il problema è che su questo nulla si muove: nessun investimento per aumentare la raccolta differenziata, non ci sono progetti per trattare la parte del rifiuto indifferenziato, il “nero”, che viene bruciato al forno inceneritore.
Sull’impianto di biogas (per trattare la parte umida ed evitare i costi del suo smaltimento altrove) il Piano Territoriale Provinciale – così come era adottato e trasmesso alla Regione nel 2009 – prevedeva la sua costruzione sul sito di Mergozzo per altri interventi a tecnologia complessa come la trasformazione dell’impianto di incenerimento in impianto a biogas, salvo la “non approvazione” da parte della Regione di quanto scritto nel PTP.
Cosa aspetta la Provincia – afferma ancora Desanti – a verificare tutto ciò con la Regione a più di due anni di distanza? Se venisse considerato improponibile il sito di Mergozzo da un punto di vista urbanistico, si imporrebbe la sua bonifica e il trasferimento altrove di tutte le attività che in esso insistono (ovviamente con costi elevatissimi).
Nel nostro documento affermiamo che il rischio più grande per la gestione dei rifiuti nel nostro territorio consiste proprio nell’immobilismo e nelle “non scelte”.
Ed è quello che sta avvenendo da parte della Provincia.
Cosa succederà quando chiuderà il forno inceneritore? Cosa succederà alle tonnellate di rifiuti che in esso si bruciano?
Finiranno o in un altro forno inceneritore o in qualche altra discarica (con conseguenti e relativi costi).
Nulla invece si muove per impegnarsi a ridurre drasticamente questa parte dei rifiuti con gli investimenti necessari.

PD VCO
Ufficio stampa

Forno inceneritore e rifiuti: se ne discute in un incontro pubblico.

Giovedì 31 marzo presso l’ex chiesetta parco CRI a Mergozzo, dalle ore 21 assemblea pubblica sul tema del futuro del forno inceneritore di Prato Michelaccio e delle proposte del PD in materia di politiche per i rifiuti nel VCO.
Parteciperanno all’incontro il responsabile ambiente del PD Giovanni Desanti, del capogruppo in regione Aldo Reschigna, del segretario provinciale Antonella Trapani e del capogruppo in provincia Giuseppe Grieco.
Modera la serata Lorenzo Maffioli coordinatore circolo PD Mergozzo
L’invito è esteso a tutti i cittadini, amministratori, associazioni, categorie economiche e sindacali.

Rifiuti. Le proposte del PD del VCO

È stato presentato  in conferenza stampa lunedì 21 febbraio il documento provinciale del Partito Democratico del VCo sul tema dei Rfiuti. A presentarlo il segretario provinciale Antonella Trapani, il responsabile ambinete provinciale Gianni Desanti, il capogruppo in provincia Giuseppe Grieco.
A slogan la sintesi del documento è:
– produrre meno rifiuti,
– più raccolta differenziata,
– impianto biogas per l’umido,
– ulteriore lavorazione a “secco” della parte non riciclata.
Di seguito pubblichiamo integralmente il sintetico documento con le sei proposte del PD in materia.
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GESTIRE IL CICLO DEI RIFIUTI NELLA NOSTRA PROVINCIA
Bisogna andare oltre i positivi risultati conseguiti in passato  Sono necessarie scelte ed investimenti che fino ad ora mancano
Se non ci saranno elezioni anticipate, nei prossimi mesi saremo chiamati a esprimere la nostra opinione su due referendum proposti dal Forum per l’Acqua Pubblica che hanno come obiettivo la cancellazione della normativa che “impone” la privatizzazione della gestione del ciclo idrico integrato. La Direzione Provinciale del PD si è espressa all’unanimità per un sostegno ai “SI”.

Per i rifiuti, la situazione è in parte diversa: pur essendo un servizio pubblico importante, non necessita di una tutela così stringente come quello dell’ “acqua” e si ritiene che debba essere gestito privilegiando efficacia ed efficienza senza temere la presenza dei “privati”. Già da tempo, inoltre, le infrastrutture e i mezzi tecnici sono, in diverse situazioni, di proprietà privata.
A livello locale, si è però avuta e consolidata – negli anni – una gestione quasi totalmente pubblica (per i rifiuti urbani o assimilabili agli urbani). I risultati sono stati generalmente positivi e si ritiene che questa esperienza non vada semplicemente “chiusa” con implicazioni gravi anche dal punto di vista occupazionale ed economico, ma razionalizzata. Lo impone anche la normativa di legge che sottopone a complesse procedure la possibilità di conferire oltre il 2011 servizi “in house”, cioè direttamente alla società di proprietà dei Comuni senza passare attraverso una “gara”.
Bisogna allora fare “massa critica”, unificare quanto meno le due società esistenti (ConserVCO e Ossola Spa) e – se non fosse possibile il conferimento “in house”, che rimane la scelta principale da verificare – individuare, con gara ad evidenza pubblica, un patner privato. Questa ci pare essere la proposta più interessante in merito alla società di gestione in modo che possa, anche giuridicamente, essere nelle condizioni previste dalla normativa per eventualmente assumere gestioni dirette o quantomeno partecipare con garanzie (solidità economica e gestionale) a gare che prevedano non solo competenza e buona organizzazione, ma anche capacità di investimento.
In questa cornice societaria e giuridica (su cui sappiano che il COUB sta tecnicamente lavorando) va però inserito un progetto politico e di merito rispetto alla gestione dei rifiuti che non vediamo praticato da chi ha oggi la responsabilità amministrativa prevalente a livello locale. Il centro destra oscilla tra la demagogica riduzione delle tariffe (forse un euro all’anno per utente, un’inezia, ma efficacemente pubblicizzata come se fosse uno sgravio consistente) e il nulla dal punto di vista progettuale e di prospettiva:
–    nessuna ipotesi pianificatoria o quantomeno gravi ritardi a livello regionale (quali ambiti? Quali politiche di smaltimento?)
–    nessun progetto a livello locale (che fine ha fatto la norma che il centro sinistra ha inserito nel Piano Territoriale Provinciale per garantire l’utilizzo del sito di Mergozzo? Quali incentivi e risorse la Provincia sta mettendo in campo per mantenere e incrementare la raccolta differenziata? Che fine ha fatto l’ipotesi di un impianto per produrre biogas con la raccolta differenziata dell’umido? Cosa si intende fare del forno inceneritore, visto che in campagna elettorale si giurava sulla sua chiusura entro (sic) il 31 dicembre del 2009 ? Quali investimenti si prospettano ?

Per quanto ci riguarda queste sono le nostre proposte:

  1. proseguire nella politica della raccolta differenziata “porta a porta” che ha portato la nostra Provincia ai primi posti a livello nazionale con percentuali medie intorno al 60%. Dal 2004 al 2009 la Provincia ha cofinanziato – assieme ai Comuni – investimenti per milioni di Euro (esempi hanno riguardato le ottime sperimentazioni di Gravellona e Pieve Vergonte, il compattatore di Domodossola, l’avvio della raccolta nella media Ossola, in val Vigezzo, a Baveno e a Stresa) mentre nei primi due anni dell’Amministrazione Nobili non sono stati stanziati fondi significativi al riguardo;
  2. dismissione programmata del forno nel 2011/2012 al termine dell’attuale Autorizzazione Ambientale Integrata; è una scelta doverosa poiché l’impianto di Mergozzo, che pure ha svolto fino ad ora un servizio importante e in condizioni accettabili da un punto di vista ambientale, è tecnologicamente vecchio e di dimensioni “troppo piccole” per essere opportunamente rigenerato con un rapporto costi benefici accettabile;
  3. trasformazione dell’impianto di incenerimento di Mergozzo in impianto a biogas per la produzione di energia; al proposito era stato fatto uno studio preliminare negli anni scorso inserendo addirittura il progetto all’interno del Piano Integrato Territoriale (con capofila il Comune di Verbania). In questo modo, non si tratterrebbe di “bruciare” i rifiuti, ma di recuperare dalla frazione umida (della nostra Provincia, ma anche di una parte di quella di Novara) il biogas che si sviluppa in un digestore e di sfruttare in parte l’impiantistica esistente a Mergozzo. Oltre al risparmio (abbattimento dei costi di smaltimento dell’umido) si avrebbero entrate legate  alla produzione di energia elettrica e di calore (teleriscaldamento);
  4. sinergia con aziende private per la realizzazione di  impianto/i di trattamento a freddo del residuo indifferenziato; politiche e pratiche di valorizzazione delle varie frazioni differenziate raccolte sono il corollario indispensabile per fare in modo che la raccolta differenziata dei materiali (che ha costi evidenti) possa diventare fruttuosa non solo da un punto di vista ambientale, ma anche economico. Esempi sono l’ulteriore separazione di materiali dalla frazione indifferenziata e la suddivisione della plastica nelle varie “plastiche”. Esistono positive e sperimentate tecnologie al proposito;
  5. garanzie di mantenimento degli attuali livelli occupazionali attraverso ricollocazioni del personale nelle attività sopra indicate; è una questione non secondaria ed è risolvibile anche e soprattutto prevedendo e realizzando da subito almeno alcune delle soluzioni che abbiamo prospettato;
  6. riduzione dello smaltimento delle frazioni residue a quantità assolutamente marginali da collocare possibilmente  in modo coerente con le scelte di programmazione regionale e sovra provinciali, quando venissero assunte.

Tutto ciò, nel medio termine, potrà garantire il mantenimento e il miglioramento di un servizio già positivo ed anche il contenimento delle tariffe attuali. Ogni altra scelta (esportazione dell’indifferenziato) o “non scelta” porta diritto alla dismissione di un grande patrimonio gestionale pubblico, ad un ulteriore impoverimento dell’offerta di lavoro sul territorio provinciale, alla privatizzazione del settore e ad una tariffazione sicuramente fuori controllo.
L’insieme di queste proposte costituisce non solo un programma di lavoro operativo, ma anche una evoluzione positiva dell’approccio culturale in tema di rifiuti; consapevolezza che, fin dalla produzione dei materiali e dal loro utilizzo, è possibile e necessario impegnarsi ad una riduzione significativa degli imballaggi e dei materiali non strettamente necessari per la loro funzione; determinazione nel considerare comunque i materiali utilizzati non un rifiuto da distruggere, ma materie prime secondarie sicuramente da valorizzare e da riutilizzare. Per fare questo è determinante l’impegno di tutti i soggetti coinvolti (produttori, distributori e utilizzatori) attraverso un processo di coinvolgimento e di educazione  ambientale che la Provincia e gli Enti Locali hanno il compito di coordinare e finanziare. L’obiettivo che tutti insieme potremmo porci è quello di ottenere una certificazione ambientale di piena sostenibilità del territorio provinciale in materia, spendibile anche in termini di attrazione turistica e di qualità della vita per i cittadini residenti.

documento  Commissione Provinciale Ambiente del PD VCO
febbraio 2011