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Ponte San Giovanni a Verbania: la sicurezza è di tutti.

All’inizio del mandato il sindaco Albertella ha fatto del ponte San Giovanni un caso politico, scaricando sulla sinistra la responsabilità dei guai ereditati e parlando di una vicenda che potrebbe costare molto alla città.
Ha ricordato una relazione tecnica che prevedeva limitazioni al traffico pesante, con ordinanza conseguente. Per mesi il ponte è stato il simbolo di un’Amministrazione che si presentava come l’unica attenta alla sicurezza dei cittadini.
Oggi scopriamo che, per un’opera da oltre 2,3 milioni di euro, lo stesso Sindaco firma un bando che, secondo Filca Cisl, Fillea Cgil e Feneal Uil, applica ai lavoratori il contratto Metalmeccanico Artigianato invece di quello Edile. Con un taglio del costo orario della manodopera tra il 20 e il 30%, cioè 6-8 euro l’ora per operaio. E con il rischio di aggirare Cassa Edile, formazione specifica e presidi del Titolo IV del D.Lgs. 81/08.
Chiediamo al Sindaco: come si fa a evocare per mesi il pericolo del ponte e poi a risparmiare proprio sulla sicurezza di chi lo deve mettere a posto?
Come si può dire ai cittadini “la sicurezza viene prima di tutto” e poi aprire la porta al dumping contrattuale?
Su un ponte la sicurezza non è solo quella di chi lo attraversa, ma anche di chi ci lavora, con formazione, controlli e contratto giusto.
In un Paese dove di lavoro si muore, attraversato in queste settimane dalle continue proteste sul carovita, la scelta del Comune di Verbania appare incomprensibile e totalmente inaccettabile.
O la sicurezza era una cosa seria, e allora questo bando va corretto subito. Oppure era slogan da campagna elettorale, da usare contro chi c’era prima e da dimenticare quando si tratta di assumersi responsabilità. Chiediamo che il Sindaco: spieghi chi ha deciso di indicare il Ccnl Metalmeccanico Artigianato e perché; dica se ne era a conoscenza e se lo condivide; rettifichi il bando in autotutela, prima che lo facciano ricorsi e organi di controllo, evitando ritardi a un’opera attesa dalla città; incontri subito i sindacati e riferisca in Consiglio comunale; garantisca controlli rigorosi su Cassa Edile, DURC, sicurezza e patente a crediti.
Presenteremo un’interrogazione urgente. I verbanesi meritano un ponte sicuro, costruito da lavoratori trattati con rispetto.

Riccardo Brezza, Segretario PD VCO
Simone Martoccia, Capogruppo Verbania si prende cura
Giacomo Molinari, Segretario circolo Pd Verbania

Valle Vigezzo, 3.500 pazienti senza medico: la montagna non può essere lasciata sola.

Tra pensionamenti annunciati e silenzi istituzionali, la Valle Vigezzo chiede risposte concrete alla Regione e all’Asl VCO. Dal prossimo 1° ottobre circa 3.500 cittadini della Valle Vigezzo rischiano di ritrovarsi senza il proprio medico di famiglia a seguito del pensionamento dei dottori Salvatore Signorino e Mauro Macedone. Una situazione che ha portato gli amministratori della Valle Vigezzo, a chiedere un incontro urgente all’Asl VCO per individuare una soluzione concreta e stabile.
La preoccupazione è più che fondata. Parliamo di un territorio montano, con comuni distribuiti lungo una valle che presenta inevitabili difficoltà di collegamento e una popolazione caratterizzata da una significativa presenza di persone anziane e fragili. Per molti cittadini il medico di famiglia non rappresenta soltanto un servizio sanitario, ma un presidio essenziale di prossimità.
In un sistema sanitario che funziona, probabilmente non sarebbe nemmeno necessario che il Presidente dell’Unione Montana si trovasse costretto a sollecitare interventi straordinari. Il pensionamento dei medici non è un evento imprevedibile: le istituzioni regionali e sanitarie conoscono da tempo le date di cessazione dell’attività dei professionisti e dovrebbero poter programmare per tempo il ricambio, soprattutto in territori particolarmente delicati come quelli montani.
E la Regione, in tutto questo — in qualità di principale azionista del sistema sanitario — è stata informata? Viene davvero coinvolta nelle criticità che colpiscono i territori periferici e disagiati come il nostro, o resta un interlocutore distante dalle difficoltà quotidiane di chi vive in montagna?
L’impressione che emerge oggi è quella di una macchina che rincorre l’emergenza invece di prevenirla.
Ai cittadini viene prospettata la possibilità di rivolgersi a strutture situate fuori valle o a servizi temporanei già sotto pressione. Ma è davvero pensabile chiedere a persone malate, anziane o con difficoltà di spostamento di raggiungere la Casa della Salute di Crevoladossola o altri ambulatori del fondovalle per ogni necessità sanitaria? La risposta appare evidente.
Chi vive in montagna ha gli stessi diritti di chi vive nei centri urbani. L’accesso alle cure non può dipendere dalla disponibilità di un familiare che accompagni il paziente o dalla possibilità di affrontare chilometri di strada per una visita, una prescrizione o un controllo.
Ancora più incomprensibile appare la situazione considerando che in Valle Vigezzo esistono già strutture e spazi che potrebbero ospitare un presidio sanitario territoriale. La richiesta che arriva dagli amministratori locali e dai cittadini non è quella di un privilegio, ma di una soluzione organizzativa che mantenga sul territorio un punto di riferimento medico stabile e accessibile.
A maggior ragione, appare legittimo chiedersi perché non siano state valutate con maggiore decisione anche le opportunità offerte dalla telemedicina. A Cannobio è stato recentemente attivato un ambulatorio che consente di effettuare visite e consulti specialistici a distanza, evitando ai pazienti spostamenti spesso difficili o onerosi.
Una soluzione che avrebbe potuto essere presa in considerazione anche per la Valle Vigezzo, soprattutto alla luce del fatto che la tecnologia necessaria è già utilizzata all’interno dell’Asl in diversi ambiti, dalla Stroke Unit alla pediatria fino ai programmi di dialisi domiciliare. Strumenti che esistono e funzionano già potrebbero contribuire a garantire continuità assistenziale e vicinanza ai cittadini, in attesa di una soluzione definitiva per la medicina di famiglia.
Negli ultimi anni la carenza di medici di medicina generale è diventata un problema nazionale. Pensionamenti, difficoltà nel reperire nuovi professionisti e scarsa attrattività della professione hanno progressivamente indebolito la rete dell’assistenza territoriale.
Tuttavia, proprio per questo motivo, le istituzioni dovrebbero mettere in campo strumenti straordinari per le aree più periferiche e disagiate, evitando che siano sempre i territori montani a pagare il prezzo più alto. La sanità pubblica rischia altrimenti di alimentare un circolo vizioso fatto di immobilismo e rassegnazione. Quando vengono meno i servizi essenziali, le comunità montane perdono attrattività, aumentano le difficoltà per i residenti e cresce il senso di abbandono da parte dello Stato.
La vicenda della Valle Vigezzo non riguarda soltanto 3.500 pazienti. È il simbolo di una domanda più ampia: quale futuro si vuole garantire ai territori montani?
Se davvero si vuole contrastare lo spopolamento e difendere la vita nelle vallate alpine, la presenza di servizi sanitari efficienti e vicini ai cittadini deve essere considerata una priorità assoluta. Oggi più che mai servono risposte rapide, concrete e responsabili.
Perché la salute non può essere un privilegio riservato a chi vive vicino ai grandi centri. Deve essere un diritto garantito a tutti, anche a chi ha scelto di vivere e continuare a presidiare le montagne.

Coalizione centro sinistra VCO

Albertella incapace di ottenere qualsiasi risultato per questo territorio.

Le affermazioni del Presidente e Sindaco Albertella contro le istituzioni regionali colpevoli, a suo dire, di essere lontane dalle esigenze di questo territorio sono davvero il sintomo di un cortocircuito politico e istituzionale grande come una casa.
Albertella si conferma da un lato campione nel collezionare cariche e nel fare accordi con i partiti della destra quando si tratta di posti di potere per sé o per i suoi sostenitori, mentre dall’altro totalmente incapace di ottenere qualsiasi risultato per questo territorio e per la Città di Verbania.
Il doppio incarico di Sindaco e Presidente si sta trasformando in un freno per il territorio del VCO e i risultati non arrivano né per la Provincia né per la Città.
Appare oggi lunare che il Sindaco si lamenti delle scarse attenzioni quando al governo di Regione Piemonte ci sono le stesse persone con cui ha fatto accordi e con le quali ha fatto passerelle elettorali su tutto il territorio, che a questo punto erano destituite di ogni fondamento e senza alcuna ricaduta per la nostra provincia.
Dalla sanità ai trasporti, dalle crisi di impresa fino alla piu recente strategia per il sistema neve, l’amministrazione Albertella si sta rivelando un fallimento su tutti i fronti.
Il Sindaco prenda atto del suo isolamento e provi a governare da uomo libero lasciando perdere gli accordi di potere che lo hanno condotto dove è ora.
Verbania è il VCO hanno bisogno di una classe dirigente capace di far sentire la propria voce e di ottenere risultati, pare evidente che Albertella non sia in grado di difendere gli interessi di questo territorio o che non sia nelle condizioni di poterlo fare.

Riccardo Brezza
Segretario PD VCO

“Holding della neve” e centro recupero animali selvatici: solo annunci. Il presidente della provincia Albertella si assuma le responsabilità dei propri errori.

Le notizie di questi giorni confermano ancora una volta il bipolarismo del centrodestra del VCO: quando c’è da annunciare risultati, Regione e Governo sono amici e alleati; quando gli annunci si sgonfiano, diventano improvvisamente i responsabili di tutto.
È il caso della cosiddetta “holding della neve”, progetto di sinergia tra le stazioni alpine del VCO. Fin dall’inizio avevamo evidenziato quanto quel protocollo fosse fragile e quanto sapesse di campagna elettorale. Fummo accusati di remare contro posti di lavoro, sviluppo e grandi progettualità.
Oggi il presidente della provincia Albertella protesta perché l’accordo non sta producendo risultati. Prima gli annunci trionfalistici, poi la fuga dalle responsabilità. Lo stesso schema lo vediamo sulla rete viaria e ferroviaria, mentre famiglie, lavoratori, imprese e turisti continuano a pagare disagi enormi.
E poi c’è il CRAS, centro recupero animali selvatici. Un servizio mancante e fondamentale per il nostro territorio. Tenuto in piedi per molto tempo dal sacrificio del dott. Calligarich, da anni è attesa una nuova collocazione. Qui Albertella raccoglie direttamente l’eredità della Presidenza Lana: anni di promesse, annunci e soluzioni date per imminenti, senza arrivare al risultato.
Nel 2024 Lana annunciava di aver individuato l’area di Gravellona; ancora nel 2025 assicurava che mancavano gli ultimi passaggi autorizzativi. Nel 2026 siamo tornati a cercare un’area da capo. Lana ci aveva già abituati alle promesse non mantenute e fuga dalle responsabilità politiche.
Albertella, anziché rompere con quel metodo, sembra proseguirne perfettamente la tradizione: promettere quando conviene, scaricare altrove le responsabilità quando le promesse non vengono mantenute.
Ci piacerebbe discutere di tutto questo in Consiglio provinciale e non attraverso i giornali. Ma, visto che il Consiglio viene convocato quasi esclusivamente quando strettamente necessario, continueremo a utilizzare ordini del giorno, interpellanze e accessi agli atti per chiedere conto di ciò che viene promesso e di ciò che realmente viene fatto.
Da Lana ad Albertella, la destra del VCO quando chiede i voti si appella ai suoi rapporti privilegiati con la Regione e con il Governo; quando tradisce gli impegni assunti con gli elettori, dà la colpa ai propri rappresentanti regionali e nazionali.
Assumersi la responsabilità dei propri errori, come sempre, non rientra tra le loro scelte.

Comunicato stampa consiglieri gruppo Progetto VCO
Emanuele Vitale,
 Mimma Moscatiello, Giovanni Morandi, Paola Besana.

Nomina CDA Distretto Turistico: una spartizione tra Lega e Fratelli d’Italia.

“L’esito dell’assemblea del Distretto Turistico dei Laghi non è il frutto di una reale convergenza del territorio come comunicato nelle prime dichiarazioni pubbliche dal neo presidente (già presidente di lungo corso) Antonio Longodorni, ma l’imposizione di un accordo di potere siglato lontano dai nostri laghi e dalle nostre valli.”

Emanuele Vitale, Capogruppo in Provincia e Riccardo Brezza, Segretario Provinciale del Partito Democratico, denunciano con forza la deriva politica che ha trasformato un ente strategico per l’economia locale in terreno di conquista per i partiti.

L’imposizione della Regione

“La volontà del territorio, che avrebbe dovuto emergere da un sano e costruttivo percorso di mediazione tra i soci, almeno quelli più importanti per la determinazione delle strategie turistiche, è stata calpestata dalla Regione Piemonte. L’assessore Bongioanni, dopo aver fatto dietrofront rispetto alla sua predecessora Chiarelli bocciata da Cirio, aveva promesso un percorso condiviso per costruire una governance del Distretto forte e con una visione chiara.
Ma l’Assessore in assemblea, alla fine, non si è presentato. La Regione, rappresentata dal sottosegretario Alberto Preioni (Lega), ha utilizzato il proprio peso schiacciante all’interno della compagine sociale per ratificare decisioni già prese a tavolino tra i rappresentanti di Lega, Fratelli d’Italia, insieme al plenipotenziario sindaco e presidente Albertella. Nonostante si parli di un consenso del 90%, è evidente che tale numero è solo l’effetto ottico prodotto dal voto pesato dei grandi soci, a partire dal 39,71% in capo alla sola Regione che schiaccia il dibattito.
L’esempio più lampante delle distorsione numerica del meccanismo di voto sono stati i voti alla componente uscente Elena Poletti, prima tra i voti in quanto a teste presenti in assemblea ma che penalizzata però dal meccanismo elettorale, dimostrazione che i numeri tanto decantati dipendono non dal reale consenso sul territorio, ma dalle regole applicate e dalle imposizioni subite.

Siamo di fronte a una pura operazione di occupazione delle poltrone. Non ci stupisce più, visto che il metodo si replica e rafforza ad ogni votazione di società a capitale pubblico.
La “cinquina” di nomi che comporrà il nuovo CdA non risponde a una logica di rappresentanza delle aree che muovono i flussi turistici — come il Verbano, il Cusio o l’Ossola — ne ha tenuto conto delle sensibilità differenti, ma è il risultato di un manuale Cencelli applicato tra Lega e Fratelli d’Italia. È offensivo per l’intelligenza dei soci e degli operatori economici tentare di mascherare questa spartizione come una scelta tecnica o professionale. Preoccupa ancor più che su cinque rappresentanti solo uno è riferibile al Verbano, principale bacino turistico di tutto il distretto, Flavio Cattaneo, albergatore di Ghiffa.

Uno schiaffo alla professionalità

Lo stupore per la bocciatura in blocco dell’intero Consiglio di Amministrazione uscente è totale. Si è scelto di azzerare competenze e lavoro costante svolto negli anni solo per far spazio a logiche di schieramento, vendette personali nei confronti dei membri uscenti e più in generale un bisogno estremo di zittire il dibattito. Questo “clima soffocante” e il fastidio mostrato verso il confronto democratico dimostrano che per la nuova governance la democrazia territoriale è solo un intoppo burocratico da superare con la forza dei numeri azionari.

La ciliegina sulla torta è la nomina dei revisori, organo che dovrebbe essere di garanzia ma in cui la Regione, oltre ai revisori uscenti proposti da Albertella, ha inserito un proprio tecnico di fiducia, cuneese, come l’assessore regionale. Un pigliatutto che spegne ogni possibilità non solo di contribuire alla gestione e analisi dell’Ente, ma anche che segna una novità senza precedenti: l’assoluta volontà di non consentire le più basilari forme di pesi e contrappesi che garantiscono la buona salute di un consesso democratico.
Il Distretto Turistico non può essere una succursale della politica regionale di centrodestra. Come rappresentanti politici e istituzionali, non lasceremo che il patrimonio di professionalità dell’ente venga svenduto in nome di equilibri di coalizione. Vigilanza e trasparenza saranno le nostre parole d’ordine di fronte a una presidenza che nasce con un pesante peccato originale: l’essere figlia di un’imposizione e non di una condivisione.