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Rinnovo delle concessioni idroelettriche: le proposte del PD

image Rinnovo delle concessioni idroelettriche e utilizzo delle acque per uso energetico nei territori montani: le proposte del PD per un federalismo reale.
È questo il titolo del documento presentato oggi in una conferenza stampa dal Partito Democratico, alla presenza di Enrico Borghi, presidente UNCEM, Giuseppe Grieco capogruppo PD in provincia e Aldo Reschigna consigliere, capogruppo PD in Regione. Di seguito il documento presentato.
La imminente scadenza delle concessioni idroelettriche  nella provincia del Verbano Cusio Ossola costituisce oggi le basi il primo terreno di sperimentazione nel nostro territorio di un modello produttivo e non più assistenziale, e di applicazione reale dei principi di federalismo e di autonomia. Il PD del VCO ritiene che in proposito si debba operare  con una logica che tende alla riappropriazione, concertata e condivisa con gli attuali utilizzatori, delle risorse del territorio montano nel perseguimento di una logica autenticamente sussidiaria e federale.
l’articolo 12 del decreto legislativo n. 79/1999 ha introdotto la gara pubblica per la riassegnazione delle concessioni di grande derivazione idroelettrica (quelle relative agli impianti  >3000 kW di potenza nominale di concessione), riallineando al 2010 le scadenze di tutte le altre concessioni scadenti o scadute entro il 2010.

Le Regioni avrebbero dovuto avviare le procedure finalizzate all’assegnazione delle concessioni scadenti al 2010 entro il 2005,  ma ad oggi lo Stato non ha ancora emanato i criteri generali per la loro effettuazione (art. 12, comma 2, del d.lgs. n. 79/1999), criteri che, secondo la sentenza citata della Corte Costituzionale, devono essere adottati dallo Stato d’intesa con le Regioni.

Tutto ciò considerato, il PD del  propone di superare l’empasse provocata dalla sentenza della Consulta attraverso due strade

1 – a livello nazionale

Il PD del VCO chiederà ai parlamentari del proprio partito di operare, a partire dalla discussione sulla manovra finanziaria annunciata per le prossime settimane, per giungere alla revisione dell’attuale meccanismo di proroga delle concessioni di grandi derivazioni idroelettriche introducendo in via sperimentale per i soli territori montani (in virtù della previsione normativa sancita dall’articolo 44 della Costituzione che recita “La legge dispone provvedimenti a favore delle zone montane”) un sistema premiale su base volontaria, derogatorio rispetto alla disciplina al momento vigente, secondo il quale ai concessionari che volontariamente cedono, prima della pubblicazione dei bandi previsti per il rinnovo delle concessioni, il 30/40% delle quote delle società agli enti locali interessati ubicati in territorio montano, viene concessa una proroga di 7 anni in luogo dei 3 anni di proroga tecnica (tempo minimo ora richiesto per indire le gare).

Una tale iniziativa mira per un verso a compensare gli squilibri economici determinati nel corso degli anni passati a svantaggio dei territori montani, prevedendo un equo ristoro per l’utilizzo della risorsa acqua di cui la montagna è particolarmente ricca, e assume per l’altro un’importanza politica decisiva, anche in chiave simbolica, nella realizzazione della svolta federalista del Paese con un approccio bottom-up.

 – a livello provinciale

Il PD del VCO ribadisce in proposito un concetto di fondo : il controllo delle strategie del settore energetico sia fatto da parte del pubblico, la gestione venga effettuata in base alle regole di mercato.
Questo per il Verbano Cusio Ossola rappresenterebbe una autentica rivoluzione, visto che qui il pubblico non ha fatto una autentica strategia, e le regole del mercato non sono mai esistite visto che non è stata fatta UNA SOLA GARA delle attuali 161 concessioni idroelettriche PUBBLICHE rilasciate nel territorio provinciale per una straordinaria potenza media nominale installata di 391.872,18 kwh.

Il rinnovo delle concessioni idroelettriche può diventare – e deve diventare – l’occasione per rifondare su basi nuove il rapporto fra i produttori idroelettrici e la Provincia del VCO col decollo di un’Azienda di Valle, che potremmo chiamare “Azienda Energetica delle Valli Lepontine” o “VCO Energia” a partecipazione pubblico-privata, inserita in un più vasto progetto industriale in grande di darle immediatamente una prospettiva nazionale e internazionale.
Un’ Azienda energetica delle nostre Valli che dovrà vedere come soggetti protagonisti al proprio interno gli enti locali del territorio (Provincia. Comunità Montane, Comuni sedi di impianti), le realtà operative come Tecnoparco del Lago Maggiore e SAIA e anche gli industriali, le forze imprenditoriali e le banche del territorio, in primis la Banca Popolare di Intra che avrebbe in tal modo l’occasione concreta per fugare ogni dubbio che spesso aleggia circa la sua reale volontà di rimanere radicata sul territorio nel quale è nata.
 Il modello cui guardare è quello già sperimentato con le Province di Trento e di Bolzano, dove con successo si è unita la capacità del pubblico di guidare le strategie e la logica di mercato per la gestione del comparto.
Solo così il Verbano Cusio Ossola potrà compiere quel salto di qualità che la sua economia oggi richiede e che solo in questo quadro si potrà discutere di energia a basso costo o a costo zero e di altri vantaggi territoriali altrimenti impossibili da conseguire. 

PDVCO

Verbania, 21 maggio 2010

Energia la sfida di domani. Contributo del Presidente nazionale Uncem Enrico Borghi

image"Oggi i problemi fondamentali dell’Occidente sono: il terrorismo, l’incremento demografico e le fonti energetiche. Ma, mentre il terrorismo e il boom demografico hanno cause e motivazioni differenti, il problema delle fonti energetiche li ricomprende entrambi. Da un lato infatti, la spinta demografica fa aumentare in modo esponenziale il fabbisogno e i consumi energetici. Dall’altro proprio questo rende le fonti energetiche, come il gas o il petrolio, una risorsa strategica."

Questa frase è di Barack Obama, che appena eletto ha costituito una task force sul tema dell’energia guidata da Steven Chu, premio Nobel per la fisica 1997 precisando che nel 21° secolo tutti dobbiamo essere pienamente consapevoli che l’economia e la sicurezza nazionale di tutti i paesi occidentali sono strettamente connessi all’energia. E che su questo versante la nuova economia sarà fondata sull’uso di energie rinnovabili per ridurre la dipendenza dell’America dai paesi fornitori di petrolio.
Risorsa strategica vuol dire sia per la sicurezza dei popoli e delle nazioni, ma anche per lo sviluppo economico della nostra civiltà industriale.
Liberarsi dalla dipendenza dal petrolio è quindi per l’Europa e l’Occidente la vera sfida di domani, che apre nuovi scenari, e nuove opportunità. (segue)
L’ENERGIA IDROELETTRICA BASE DELLO SVILUPPO ECONOMICO ITALIANO ALL’INIZIO DEL NOVECENTO
Per noi Italiani occorre, anche in questo campo, imparare le lezioni che ci vengono dal passato, evitando di ripetere alcuni errori che hanno talora penalizzato la nostra industria idroelettrica e di cui anche l’Aem e la Valtellina, così strettamente legate nella storia energetica della nostra regione, hanno pagato il prezzo.
E fra le lezioni di ieri, una soprattutto va ricordata. L’Italia, povera di carbone, più di ogni altro paese europeo ha fondato il suo sviluppo economico-industriale del Novecento sull’energia idroelettrica.In Italia è nata nel 1898 la prima centrale idroelettrica d’Europa, la centrale Edison di Paderno d’Adda e, come tutti gli storici dell’economia hanno messo in rilievo, senza l’apporto energetico dell’industria idroelettrica sarebbe inimmaginabile il decollo dell’Italia industriale in età giolittiana fra il 1906 al 1914 quando prendono avvio i primi impianti dell’Aem in Valtellina che, insieme a quelli della Edison e della Falck, diventano il motore energetico dell’economia italiana.
Basti pensare che ancora nel 1895 la potenza installata dell’industria elettrica era di appena 86 MW, per metà di origine termica e per metà di origine idrica. Bene, nel 1912, cioè in meno di trent’anni questa potenza installata raggiunge in Italia 1.000MW, quasi interamente dovuti all’energia idroelettrica. Diventiamo così il 4° paese produttore di energia elettrica in Europa, il 6° nel mondo. I comuni illuminati con l’illuminazione elettrica passano in meno di vent’anni da 410 a 4.600, i capitali investiti da 31 milioni a 551 milioni, le obbligazioni emesse dalle industrie elettriche da zero a 140 milioni.

IL RUOLO DEL POLITECNICO E DELLA CULTURA TECNICO SCIENTIFICA

Quello che genera in Italia l’industria idroelettrica già alle sue origini è, insomma, un moto economico imponente che ha il suo epicentro a Milano, non solo perché è la capitale economica e finanziaria d’Italia, ma perché a Milano c’è il Politecnico, il maggiore istituto italiano di cultura tecnico-scientifica del tempo. Sono gli scienziati e i professori del Politecnico di Milano che mettono a punto la tecnologia del trasporto a distanza dell’energia, che ridà un nuovo significato e un nuovo contenuto economico al rapporto tra sistema alpino ed economia di pianura.
Ed è questa convergenza tra capacità impenditorial-finanziaria e cultura tecnico-scientifica universitaria ciò che ha reso immediatamente forte l’industria idroelettrica italiana in area lombarda-piemontese e ha consentito all’industria italiana di superare senza grossi danni la grave penuria di carbone che si genera negli anni della prima guerra mondiale e di rispondere senza problemi al grande incremento dei consumi elettrici del dopoguerra quando nell’arco di soli sei anni la capacità degli impianti idroelettrici quadruplica addirittura in Italia. Se noi, ad esempio, diamo uno sguardo all’industria prebellica italiana, noi vediamo che i settori di punta sono la metallurgia, la siderurgia, la chimica, ecc. Ma nel 1925 i settori di punta sono l’elettrometallurgia, l’elettromeccanica, l’elettrochimica, che sono tutti settori fortemente energivori e che senza l’industria idroelettrica in Italia in quegli anni non sarebbero nati. Ciò fa in modo che l’Italia, mentre nel 1914 importava quasi tutti i suoi macchinari elettrici dalla Germania, dopo la guerra diventa invece esportatrice in tutta Europa di generatori, trasformatori, fili e cavi elettrici, elettrodi, lampade a incandescenza, ecc.


IL BACINO DEL TOCE CASO NAZIONALE

La “risalita a salmone” del capitale e della tecnologia milanese fece dell’Ossola e del bacino del Toce uno dei nodi focali dello sviluppo dell’industria nazionale dell’energia idroelettrica.Fu il gruppo Edison a “colonizzare” energeticamente il bacino ossolano. Alla vigilia della nazionalizzazione compiuta dal governo Fanfani (Il 6 dicembre 1962 viene emanata la Legge 1643 che prevedeva la nazionalizzazione del sistema elettrico e istituiva l’Ente Nazionale per l’Energia Elettrica (ENEL), cui venivano demandate
"tutte le attività di produzione, importazione ed esportazione, trasporto, trasformazione, distribuzione e vendita dell’energia elettrica da qualsiasi fonte prodotta") l’Edison controllava nel “distretto idroelettrico” del Toce una potenza installata ai motori primi di 644 MW, pari a poco meno del 20% di quella idroelettrica totale del gruppo e al 5% circa di quella idroelettrica nazionale.
I vertici dell’Edison diedero sempre una rilevanza precipua al complesso idrografico della Val d’Ossola, che si sostanziò nella creazione di 12 centrali (alcune delle quali autentiche perle di architettura industriale create dall’architetto milanese Piero Portaluppi e che furono alla base della nascita e del boom della “Umberto Girola s.p.a.”), alle quali affiancarono 8 centrali della Dinamo e 4 centrali della Sisma.
Lo sviluppo idroelettrico delle vallate ossolane produsse un fenomeno nuovo sotto il profilo occupazionale e sotto quello produttivo. A cascata delle assunzioni fatte per i nuovi profili occupazionali creati nel ciclo produttivo, l’innervamento aziendale produsse anche ripercussioni sul versante dell’infrastrutturazione turistica non solo dell’Ossola ma anche del Verbano (si pensi ai rifugi Maria Luisa, Mores e Città di Busto sorti sulle ceneri degli edifici di cantiere delle dighe, all’albergo Cervandone dell’Alpe Devero a disposizione dei dipendenti e dei pensionati aziendali, alla pensione di Rivasco e all’albergo Cascata del Toce assai frequentati dal personale delle società del gruppo, alla colonia estiva per i dipendenti del gruppo Edison realizzata a Suna, sul lago Maggiore). La Edison e la Dinamo, insomma, rappresentarono per almeno due decenni per l’Ossola ciò che la Fiat rappresentò per Torino: il tipico esempio di fordismo.
Del resto, ancora prima che l’Ossola fosse pervasa dallo slancio imprenditoriale delle grandi società elettrocommerciali, nella valle si avviavano iniziative pionieristiche locali per lo sfruttamento dell’elettricità a scopo di illuminazione.
Già nel 1886 gli ingegneri Ricci e Ceretti presentavano al sindaco di Domodossola un progetto per l’illuminazione ad energia elettrica comprendente 40 lampade ad incandescenza. E nel 1891 il comune di Domodossola concedeva ad una società milanese, la “Marazza, Castiglioni e Mantica” la concessione per 15 anni per “l’impianto e l’esercizio dell’illuminazione elettrica pubblica della città a mezzo lampade ad arco e ad incandescenza”. Nel 1894 l’ingresso in tale società di nuovi capitali bresciani trasformò la ragione sociale in società in accomandita semplice “Fraschini, Porta e c.” che si incarico di gestire l’illuminazione pubblica di Domodossola. Fino a che si aprì un forte scontro politico interno al Consiglio Comunale di Domodossola, alla fine del quale, dopo il coinvolgimento di una società terza (la “Società elettrica di Intra”) e l’intervento della Prefettura di Novara, la concessione elettrica venne rilasciata nel 1904 anche ad una compagnia di espressione locale, la “Società Idroelettrica Ossolana”, la quale aveva realizzato nel 1901 un impianto in val Bognanco che sfruttando un salto di 290 metri azionava 3 turbine per 750 HP complessivi, grazie ai quali la Idroelettrica Ossolana fu in grado di praticare una politica tariffaria di oltre il 50% inferiore rispetto alla concorrente bresciana. La storia qualcosa dovrebbe pure insegnarci…
Nel 1898 gli industriali siderurgici Ceretti realizzarono il primo impianto idroelettrico ossolano sull’Ovesca per scopi industriali, con una potenza di 400 HP.
Nel 1899 si costituì a Novara una società anonima con capitali raccolti nel Verbano, la “Società Elettrica Ossolana” che con investimenti realizzati nei bacini della Valle Antrona ricavò l’energia per l’illuminazione della città di Intra. Nello stesso anno la “Società per le Forze Motrici dell’Anza”, con sede a Milano, amministrazione a Novara e l’apporto di capitali svizzeri (la finanziaria della Brown-Boveri) iniziò la costruzione di una centrale elettrica a Piedimulera, che entrò in funzione nel 1907 per l’illuminazione dei centri del lago Maggiore, Orta e di Novara. Tale società si sarebbe fusa nel 1917 con la Dinamo, la quale a sua volta sarebbe passata sotto l’influenza della Edison due anni dopo e sotto il suo pieno controllo nel 1925. Nel 1928 la Dinamo assorbì anche la Società Elettrica Ossolana.
Seguendo così un inevitabile processo di concentrazione, quasi tutte le prime società elettrocommerciali nate nell’Ossola finirono a poco a poco nell’orbita del gruppo Edison.


LA NAZIONALIZZAZIONE DELl’ENERGIA NEL 1962 E I SUOI ERRORI

Per l’economia italiana e per quella ossolana, perciò, veramente l’energia idroelettrica è stata “il carbone bianco”, come diceva la grande scritta che campeggiava sopra uno degli stand del padiglione italiano all’Expo di New York del 1936. E lo è stata fino al 1962 quando tutta l’industria elettrica italiana viene nazionalizzata. Non è il caso qui di ripercorrere la grande discussione che allora si sviluppò sui pro e sui contro di questo atto del primo governo di centrosinistra. È appena il caso, però, di accennare al fatto che quella nazionalizzazione rappresentò un momento di svolta e di crisi per il comparto idroelettrico, non tanto a causa della nazionalizzazione in sé, che forse non era neppure sbagliata, ma per come venne concretamente attuata. Con la nazionalizzazione dell’energia elettrica, infatti, il monopolio della produzione e della distribuzione passa all’Enel, che, a differenza delle imprese private, non nasce per fare utili, ma per erogare un servizio.
Le perdite di bilancio vengono ogni anno ripianate dallo Stato che ne è il proprietario, mentre il Cip, il Comitato interministeriale prezzi, provvede, di tempo in tempo, ad adeguare le tariffe. Quando nel ’74, con la prima crisi petrolifera il prezzo del petrolio improvvisamente si impenna, questo meccanismo non basta più a reggere i costi, e il management dell’Enel inventa allora il cosiddetto sovrapprezzo termico che consente l’adeguamento automatico delle tariffe ai costi di produzione. Dal meccanismo del sovrapprezzo viene però escluso tutto il comparto idroelettrico che continua a vendere a un prezzo amministrato, cioè basso, senza poterlo adeguare ai maggiori costi di produzione. La produzione idroelettrica diventa così, per la prima volta, cosa assurda, meno conveniente e competitiva di quella termoelettrica . Ma, fatto ancora più grave, il management dell’Enel , proprio grazie al meccanismo del sovrapprezzo che gli consente di trasferire direttamente sui prezzi finali i maggiori costi del petrolio, diventa incapace di innovare e di entrare in settori nuovi come il nucleare. Che interesse avevano, del resto, i manager a innovare, cioè a ricercare nuove fonti energetiche per abbassare i costi di produzione, con quel comodo meccanismo del sovrapprezzo che gli consentiva di presentare bilanci aziendali non disastrosi? Questa è stata per l’Italia una delle conseguenze negative della nazionalizzazione unitamente, cosa ancora più grave, alla scomparsa della gloriosa industria elettromeccanica nazionale.

EFFETTI DELLA NAZIONALIZZAZIONE

Come ha reagito il comparto idroelettrico a questa situazione? Grazie al potere espresso dalla classe politica milanese , la municipalizzata di Milano, l’Azienda Energetica Milanese – AEM riuscì nel ’62 a sottrarsi alla nazionalizzazione e a firmare con l’Enel un accordo per cui il mercato milanese della distribuzione dell’energia veniva diviso esattamente a metà. Il caso dell’Aem aveva poi fatto testo sul piano nazionale, salvando di fatto tutte le municipalizzate. E con le municipalizzate anche le aziende come la Edison e la Falck erano riusciti a salvare i propri impianti. La Edison, che era uscita dal settore elettrico per entrare nella chimica fondendosi con la Montecatini, aveva conferito tutti i propri impianti alla Selm (Società elettrica Montedison), mentre la Falck aveva dato vita nell’82 coi propri alla Sondel. Sia la Selm che la Sondel, due società entrambe quotate in Borsa, nascevano allora da una logica finanziaria, ma operavano comunque in una logica imprenditoriale di mercato formando il nucleo catalizzatore di ciò che sarebbe avvenuto in seguito negli anni Novanta con il ritorno alla liberalizzazione del mercato dell’energia.
La Val d’Ossola, e più in generale il VCO, che non avevano conosciuto l’esperienza delle municipalizzate a seguito delle scelte fatte all’inizio del secolo dalla classe politica domese dell’epoca, rientrò pertanto totalmente all’interno del perimetro di quella che allora venne definita “mamma Enel”.La quale assicurava – grazie alla sua natura pubblica – un posto di lavoro praticamente garantito a tutti coloro che vi trovavano impiego, ma che al tempo stesso svolgeva una
funzione sostanzialmente assistenziale soprattutto nelle vallate alte dell’Ossola, dove il posto sicuro all’Enel veniva visto come una affrancazione sociale da un passato di povertà contraddistinto dall’agricoltura di montagna a basso valore aggiunto e dalle emigrazioni.
Il drenaggio occupazionale dell’Enel, così, se da un lato risolse il problema della occupazione in vallate montane altrimenti a rischio di desertificazione, dall’altro compresse lo spirito di iniziativa e di intrapresa delle popolazioni locali che attiveranno processi di riscoperta delle tradizionali filiere legate alle risorse economiche locali (turismo, zootecnia, enogastronomia) sono in coincidenza con l’estinguersi del ruolo pubblico dell’ente elettrico.

UNA NUOVA FASE NELLA STORIA: LA TRASFORMAZIONE IN SPA E LA QUOTAZIONE IN BORSA, LA LIBERALIZZAZIONE

L’ingresso dell’Italia in Europa con la sottoscrizione del Trattato di Maastricht nel 1991, unito ad una sostanziale degenerazione partitocratica che avviluppava via via sempre più tutte le Partecipazioni Statali e dalla quale l’Enel non poteva essere esente, impose all’inizio degli anni ’90 un radicale cambio di direzione e di marcia
È infatti nel 1992, quando i partiti storici uno dopo l’altro entrano in crisi, che viene varato il “decreto Amato” che imponeva sia ad Enel che alle municipalizzate il passaggio a spa, spalancandone l’ingresso in Borsa. Il decreto Amato del ’92 e poi il decreto Bersani del ’99 che liberalizza il mercato dell’energia, rompevano lo schema monopolista creato all’inizio degli anni ’60 e costituivano in questi anni la base legislativa per lo sbarco in Borsa di Enel. Grazie a quel decreto è stato possibile all’Aem, ad esempio, dar vita con la Edison, la Atel ed altri alla Edipower e condurre a termine nel 2002 la grande operazione di acquisizione dall’Enel di Eurogen.
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LA NASCITA DI A2A: IL SUO SIGNIFICATO STORICO E IL “VUOTO” DEL VCO

E sempre grazie al decreto Bersani del 1999 è stato possibile condurre in porto l’altra grande operazione di questi anni che è stata la fusione con Brescia e la nascita di A2A.
A2A non è solo un importante evento economico che rimescola le carte sul mercato italiano dell’energia, ma rappresenta per la Lombardia un evento socio-culturale di grande rilievo. In essa, infatti, confluiscono la tradizione del riformismo socialista milanese, impersonata dalla Aem, con quella del solidarismo cattolico bresciano di cui è espressione l’Asm, a dimostrazione che certi fatti non avvengono a caso, non sono solo frutto delle strategie contingenti del momento, ma sono il risultato del lento lavorio della storia e della sua logica di lungo periodo di cui gli uomini, con le proprie scelte, si fanno interpreti. Ecco perché molti ritengono che la nascita di A2A sia uno di quegli eventi destinati a segnare la nostra storia economico- sociale del XXI secolo, allo stesso modo in cui la nascita dell’Aem nel 1910 ha segnato quella del Novecento lombardo.
E già qui possiamo fare una riflessione per notare almeno due punti di cesura tra la realtà del VCO e altri territori simili: il primo primo e rappresentato dal fatto che agli albori del secolo il capitalismo locale aveva rinunciato a farsi guida di un processo, dopo il timido tentativo della Società Idroelettrica Ossolana presto riassorbita dal gigante Edison e senza la volontà della classe liberale dell’epoca di attuare in Ossola ciò che il giolittismo indicava con la legge sui servizi pubblici locali che porterà alla nascita delle potenti municipalizzate nelle città lombarde, Milano e Brescia in testa.
E il secondo punto di rottura sta nel fatto che nel VCO le amministrazioni pubbliche si sono si fatto “addormentate” rispetto al tema dell’energia, pensando che questo fosse sostanzialmente appannaggio esclusivo dell’Enel per quanto attiene alle grandi concessioni di derivazione e del mercato sostanzialmente speculativo locale privato per quanto attiene alle piccole concessioni.


LIBERO MERCATO IN MANO AI PRIVATI O RUOLO GUIDA DEL PUBBLICO?

La liberalizzazione del mercato e il processo di fusione e riaggregazione che ne è seguito ha portato alla nascita di nuovi “colossi” nati dalle ceneri delle precedenti municipalizzate: A2A nasce come fusione tra Milano e Brescia, e stringe relazioni e alleanze industriali
strette con le società elettriche di Trento, Bolzano e dell’Emilia Romagna.
Torino procede integrando la AEM Torino con la AMGA di Genova e lancia in borsa Iride S.p.A, che diventa il terzo operatore nazionale nel settore dei servizi a rete (produzione, vendita e distribuzione di energia, gestione servizi idrici e servizi alle pubbliche amministrazioni), che sottoscrive un patto parasociale con la emiliana Enìa (nata a sua volta dalla fusione avvenuta nel marzo del 2005 tra la Agac di Reggio Emilia, la Amps di Parma e la Tesa di Piacenza).
Noi dobbiamo oggi onestamente prendere atto che la liberalizzazione del mercato dell’energia in Italia non ha comportato quella riduzione dei prezzi che tutti si attendevano. Ci si torna perciò giustamente a chiedere, e lo ha fatto fatto anche il ministro Giulio Tremonti, se il libero mercato totalmente in mano agli operatori privati sia una soluzione obbligata, oppure se per certe attività e per certi settori, come quello dell’energia appunto, non sia più ragionevole che il settore pubblico torni ad avere un ruolo guida. Allo stato attuale è bene dunque ribadire un concetto di fondo : il controllo delle strategie del settore energetico sia fatto da parte del pubblico, la gestione venga effettuata in base alle regole di mercato.
Questo per il Verbano Cusio Ossola rappresenterebbe una autentica rivoluzione, visto che qui il pubblico non ha fatto una autentica strategia, e le regole del mercato non sono mai esistite visto che non è stata fatta UNA SOLA GARA delle attuali 161 concessioni idroelettriche PUBBLICHE rilasciate nel territorio provinciale per una straordinaria potenza media nominale installata di 391.872,18 kW!

LE SFIDE CHE ABBIAMO DI FRONTE

Questa può essere una buona base per affrontare le vere sfide strategiche che ci vengono dal contesto globale del mercato dell’energia.
1) La prima è l’esplosione demografica di paesi come la Cina, l’India o il Brasile, con la conseguente crescita esponenziale della domanda di energia. E’ questo un dato che non possiamo fermare e che non sarebbe neppure giusto fermare, perché non si può negare ai paesi emergenti il diritto di crescere e di svilupparsi come noi abbiamo fatto.
2) Avremo quindi sempre più bisogno – e questo è il secondo punto – di energia in quantità crescente, facilmente disponibile e a basso costo, che ci sottragga ai ricatti del terrorismo e alle trappole della geopolitica. E che ponga il Verbano Cusio Ossola in un’ottica di competitività e di attrazione per aziende industriali e manifatturiere di nuova generazione che siano interessate all’impiego di energia rinnovabile
3) Ma avremo anche sempre più necessità di rispettare l’ambiente e gli equilibri ecologici del pianeta che potrebbero essere seriamente compromessi dall’uso massiccio di fonti energetiche inquinanti.


IL RINNOVO DELLE CONCESSIONI E LE LINEE DI UN NUOVO RAPPORTO CON IL TERRITORIO DEL VCO: IL MODELLO BOLZANO E TRENTO

Se guardiamo agli ultimi cento anni, il VCO – e la Val d’Ossola in particolare – è stato con le proprie risorse idriche protagonista della vita economica regionale e nazionale. Ma lo è stato passivamente come terra di conquista e di colonizzazione. Dell’Edison e della Dinamo dapprima, dell’Enel successivamente. E poi della pletora di piccoli produttori, selezionati in maniera eccessivamente rapida, sbrigativa e burocratica senza che si sia attivata una reale politica di competizione e di conseguente maggiore ritorno sul territorio.
Noi ora vogliamo che il nostro territorio sia protagonista anche nel nuovo scenario strategico internazionale che ho disegnato. E che lo sia in forme più strette e più forti che in passato, non più solo come territorio produttore del bene acqua e del bene energia monetizzato in maniera quasi esilarante con il concetto ormai datato dei sovracanoni di bacino imbrifero montano , ma come vero e proprio partner territoriale di un progetto industriale. Questo, insomma, non è e non deve essere più per noi un territorio dove lasciare qualche regalia e qualche compensazione, ma è un territorio che noi vogliamo rendere soggetto attivo nel nuovo scenario energetico internazionale.
Non lasciamoci spaventare dalle nostre dimensioni piccole! Se guardiamo un piccolo territorio svizzero come Poschiavo, piccolo comune di 3.500 abitanti nei Grigioni, ci accorgiamo che qui ha sede una società, la Rezia Energia, che oggi vende e distribuisce energia in mezza Europa, fra cui l’Italia. Guardiamo un altro piccolo paese della vicina Svizzera, Olten nel canton Soletta grande come Omegna con i suoi 16.000 abitanti dove ha sede la Atel, ora riassorbita nel gruppo “Alpiq Holding SA” un’altra società che in più di cento anni di vita è riuscita a diventare un piccolo colosso mondiale dell’energia.
Perché ciò che è stato possibile a due passi da noi, non deve essere possibile qui, nel Verbano Cusio Ossola?
Il rinnovo delle concessioni idroelettriche può diventare – e deve diventare – l’occasione per rifondare su basi nuove il rapporto fra i produttori idroelettrici e la Provincia del VCO col decollo di un’Azienda di Valle, che potremmo chiamare “Azienda Energetica delle Valli Lepontine” o “VCO Energia” a partecipazione pubblico-privata, inserita in un più vasto progetto industriale in grande di darle immediatamente una prospettiva nazionale e internazionale. Ma in questa direzione occorrerà stabilire alcuni punti fermi :
– Il primo è che la risorsa acque è una risorsa del territorio e dunque la sua gestione non può essere delegata alla Regione, ma deve far capo alla Provincia in stretto raccordo con i Comuni dove insistono le opere di presa e di lavorazione e con le Comunità Montane per effettuare la necessaria perequazione funzionale ad una seria operazione di equilibrio ambientale e socio-economico.
– Il secondo è che, accanto alle istituzioni, una Azienda energetica delle nostre Valli deve vedere come soggetti protagonisti al proprio interno anche gli industriali, le forze imprenditoriali e le banche del territorio, in primis la Banca Popolare di Intra che avrebbe in tal modo l’occasione concreta per fugare ogni dubbio che spesso aleggia circa la sua reale volontà di rimanere radicata sul territorio nel quale è nata.
Il modello cui guardare è quello già sperimentato con le Province di Trento e di Bolzano, dove con successo si è unita la capacità del pubblico di guidare le strategie e la logica di mercato per la gestione del comparto.
Solo così il Verbano Cusio Ossola potrà compiere quel salto di qualità che la sua economia oggi richiede e che solo in questo quadro si potrà discutere di energia a basso costo o a costo zero e di altri vantaggi territoriali altrimenti impossibili da conseguire.
Per il VCO l’inedia, l’inerzia o peggio ancora l’ignavia su questo tema non solo sarebbe uno schiaffo inaccettabile, ma anche un vero e proprio danno per le generazioni future. Questo è dunque il bivio dinnanzi a cui si trova oggi la Provincia del VCO.
Cogliere, in coincidenza con la scadenza delle concessioni, l’occasione di un’apertura da protagonista sul mercato internazionale dell’energia, che significa gestire direttamente in prima persona le proprie risorse idriche riscattando un secolo di sostanziale colonizzazione, oppure rimanere chiusa nel proprio risentito e rancoroso rivendicazionismo di piccoli vantaggi territoriali e monetari, condannandosi a rimanere incapaci di sostenere un progetto di sviluppo per queste valli entro lo scenario energetico che si apre di fronte a noi.

Nel VCO gli studenti si mobilitano contro la riforma Gelmini

image Venerdì 5 marzo dalle ore 10.00 a Domodossola in Piazza mercato e sabato 6 marzo 2010 dalle ore 10.00 a Verbania in Piazza Ranzoni.
Sono questi gli appuntamento, due sit.in, organizzati dalla FDS (Federazione degli Studenti) al quale sono invitati tutti gli studenti del VCO in Piazza a Domo e Verbania per far sentire la loro voce!
Questa la piattaforma delle loro proposte LA FINE DEL PUNTO “G”
Dal prossimo settembre cambia tutto (ancora una volta).
Una nuovo, finto punto “G” di “Gelmini” che non vi piacerà affatto!
ridurrà la scelta ai corsi superiori a 6 licei, 2 professionali e 2 tecnici con l’impossibilità di cambiare corsi e "casta" in caso di ripensamenti e l’obbligo scolastico scenderà a 13 anni.
Solo i liceali potranno accedere all’università; scelta che determinerà per sempre la vita di un giovane!

GUERRE STRADALI
Ci toglieranno il "Libero Bus", l’essenziale servizio pubblico di Verbania, per questioni (secondo loro) di mancanza di fondi.
Ciò è assolutamente falso, non dobbiamo permettere che ce lo portino via.
In sostituzione Zacchera ha proposto il servizio "Più Bus", che incrementerà i costi, e farà pagare ai cittadini il biglietto degli autobus.
Non è solo una questione di soldi, ma subdola propaganda elettorale.

PRENDETE ESEMPIO DA HEIDI
perchépagare un diritto? Tutti dobbiamo poter studiare. Anche se abitiamo in cima alle valli, come tutti i ragazzi che dall’anno prossimo dovranno scendere in città per poter studiare. Questo perchéchiuderanno tutte le piccole scuole di montagna. Risultato? genitori che lavorano che devono portare i figli a scuola.
Noi proponiamo autobus e servizi pubblici pagati dai comuni per ridurre i costi alle famiglie.

IL TREN L’È VIA…
Il Sindaco di Verbania Zacchera, dopo aver cercato di affittare un treno, richiesta assurda e bocciata perfino dai suoi, dopo gli accordi con Trenitalia è riuscito a far aumentare del 20% le tariffe tra Verbania e Milano. Grazie! La prossima volta è meglio non faccia nulla!
Il costo del biglietto è magicamente aumentato (eppure Milano è sempre lì).
Come fa uno studente ad andare all’università se gliela chiudono qui e se gli viene tolto pure il treno?

MAI PIU’ RAGAZZI DI CAMPAGNA
Universitari di tutta Italia, affrettatevi a laurearvi. A meno che non stiate studiando in una grande città. Prossimamente tutte le sedi universitarie distaccate verranno chiuse. E chissà perché??? Semplice, per tagliare i costi delle università si riversano i costi sulle famiglie per abbonamenti e tasse che aumenteranno a dismisura.
Ciò ostacolerà molti dei vostri sogni, abbassando ancor di più il triste livello d’istruzione! Grazie, No!

COME SI VOTA E MATERIALE ELETTORALE

image Il 28 e 29 marzo 2010 Votiamo Partito Democratico perché il Piemonte continui a crescere e ad essere competitivo.

Votiamo Mercedes Bresso perché il Piemonte esca dalla crisi e tutti i suoi cittadini, uomini e donne, possano vivere una vita più libera e più sicura.

Insieme si può crescere.

Resistiamo alla tentazione di affidare il nostro futuro a chi parla alle nostre paure e pensa di risolvere i problemi escludendo qualcuno.

Una società complessa e plurale ha bisogno di risposte coraggiose ma articolate. Non ci sono scorciatoie nel programma di Mercedes Bresso e della coalizione che la sostiene: troverai proposte serie e responsabili per lo sviluppo del nostro Piemonte.

INSIEME SI VINCE, INSIEME SI CRESCE CON MERCEDES BRESSO PRESIDENTE
Si vota domenica 28 marzo dalle 8 alle 22 e lunedì 29 marzo dalle 7 alle 15.
COME SI VOTA: ELEZIONI REGIONALI
C’è un’unica scheda per il presidente e il Consiglio regionale.
Per votare il presidente Bresso e il Partito Democratico basta fare una sola croce sul simbolo del PD e scrivere una sola preferenza (nel VCO o Reschigna o Travaglini, i nostri due candidati locali). GUARDATE IL FAC SIMILE DELLA SCHEDA
Ricordiamo che gli elettori, per poter esercitare il diritto di voto presso gli uffici elettorali di sezione nelle cui liste risultano iscritti, dovranno esibire la tessera elettorale e un documento d’identità valido (carta d’dentità o passaporto o patente),
Chi avesse smarrito la propria tessera elettorale personale, potrà chiederne il duplicato agli uffici comunali.
Ricordiamo che gli uffici provinciale del PD in via roma saranno aperti sabato tutto il giorno e domenica (via roma 24 a Verbania Intra) tel 0323 401272.
A portata di click potete trovare i file da guardare e/o scaricare di tutto il materiale elettorale locale, regionale e nazionale inerente la campagna elettorale del 28 e 29 marzo.
Materiale locale
Fac simili schede elettorali
Depliant elettorale PD VCO
"Santino" come si vota Aldo Reschigna e Marco Travaglini
manifesto Aldo Reschigna manifesto Marco Travaglini
Volantino tema Acqua

Volantino tema Sanità
Volantino tema Lavoro
Volantino tema Frontalieri

Video – le nostre idee e le cose fatte in questi 5 anni

video Aldo Reschigna viabilità
video Aldo Reschigna Turismo
video Aldo Reschigna Sanità
video Reschigna Lavoro

video Marco Travaglini ambiente
video Marco Travaglini Montagna
video Marco Travaglini piccoli comuni
video Marco Travaglini Energie alternative
video Marco Travaglini Parchi

Materiale Regionale
manifesto Tute Blu
manifesto Padania

manifesto Piemonte generoso

Materiale Nazionale
volantino nazionale

Tre leggi a favore della montagna approvate dal consiglio regionale

image Nella seduta del 10 febbraio 2010 il Consiglio regionale del Piemonte ha approvato all’unanimità tre leggi regionali finalizzate alla valorizzazione dei territori montani ed alla promozione del turismo in queste aree logisticamente disagiate: “Recupero, tutela e valorizzazione dei percorsi escurionistici, delle vie ferrate e dei siti di arrampicata del Piemonte”, “Ordinamento dei rifugi alpini e delle altre strutture ricettive alpinistiche”, “Iniziative per il recupero, il sostegno e la valorizzazione delle ex strade militari.
Il Consigliere regionale del Partito Democratico, Marco Travaglini, primo firmatario dei tre provvedimenti afferma: “Sono soddisfatto perché, prima del termine della legislatura, siamo riusciti a trasformare in legge proposte di grande importanza per la tutela ed il rilancio della montagna. Abbiamo lavorato bene e siamo riusciti a raggiungere un obiettivo importante”. “Il crescente interesse verso le attività escursionistiche – continua Marco Travaglini – e l’incremento del numero dei frequentatori del terrritorio montano piemontese, rappresentano, oggi, una risorsa sempre più importante per lo sviluppo socio-economico di vasti territori. Pertanto, abbiamo provveduto, attraverso opportune disposizioni normative, a regolamentare in modo adeguato, da un lato i percorsi escursionistici e la sentieristica e dall’altro i rifugi alpini e le strutture ricettive alpinistiche che costituiscono i punti di riferimento e di accoglienza per tutti coloro che frequentano la montagna. Inoltre, con la legge sulle ex strade militari, si potrà recuperare un’imponente struttura difensiva storica costruita durante la Prima Guerra Mondiale e che come la “Linea Cadorna” attraversa vasti territori della nostra Regione, oltre a provvedere al rilancio di questi percorsi che ancora oggi ospitano rievocazioni storiche come quelle dell’Assietta”.
Entrando nel merito dei provvedimenti, Marco Travaglini, afferma che: “la legge sull’escursionismo che il Consiglio ha approvato ha come obiettivo il sostegno del turista-escursionista, mediante la realizzazione, il recupero, la tutela e la valorizzazione dei percorsi escursionistici e l’allestimento di un’adeguata segnaletica che consenta un’agevole e sicura fruibilità dei percorsi. Ritengo, infatti, che la predisposizione di una rete sentieristica ben distribuita, ben organizzata e ben integrata possa rappresentare un primo importante passo per lo sviluppo di una moderna concezione di “prodotto turistico”  collegato all’escursionismo capace di interessare un target che, a livello europeo, coinvolge milioni di potenziali fruitori e che si mantiene in costante incremento”.
“Passando alla proposta di legge in materia di ordinamento dei rifugi – sostiene Travaglini – rilevo che il Piemonte ospita più di 200 strutture preposte all’accoglienza ed al ricovero di alpinisti ed escursionisti che rappresentano un luogo sicuro, una meta, un appoggio ed, al tempo stesso, anche un punto di partenza per una riscoperta del mondo alpino”.
“Per queste ragioni – afferma Marco Travaglini – abbiamo ritenuto non solo opportuno, ma necessario dotare le strutture ricettive alpinistiche di una nuova ed autonoma legislazione che le distingua dalle altre strutture ricettive extralberghiere e che tenga anche conto delle esigenze di rifugi situati in zone impervie, difficilmente raggiungibili, logisticamente disagiate, con aperture limitate, soltanto stagionali, ma con grandi potenzialità per incrementare il turismo del territorio montano”.
“La legge sulle ex strade militari – conclude Travaglini – infine, tutelerà un patrimonio di inestimabile valore architettonico, paesaggistico, escursionistico e turistico che finalmente il Piemonte, come ha fatto la Francia, potrà recuperare, valorizzare e promuovere”.

Ufficio Stampa Gruppo Consiliare Partito Democratico

Il governo Berlusconi ha privatizzato l’acqua. PdL e Lega premiano Novara e penalizzano il VCO

image In una conferenza stampa tenuta lunedì 8 febbraio, (potete vedere servizio televisivo cliccando qui) nella sede provinciale di via Roma a Verbania, il Partito Democratico del VCO ha sintetizzato le posizioni in merito ad un tema delicato come quello della gestione dell’Acqua nella nostra provincia.
La sintesi è 1) No al governo Berlusconi ed alla sua scelta di privatizzare l’acqua 2) Forte critica a PdL e Lega del VCO che, con le loro ultime scelte premiano Novara e penalizzano il VCO 3) Le false promesse del centro destra che aveva promesso di non aumentare il costo dell’acqua (ed ovviamente ha fatto il contrario).
Nel nostro Ambito Territoriale Ottimale (l’ATO), corrispondente alle Province di Novara e del Verbano Cusio Ossola, si rischia di smantellare il prezioso lavoro svolto nel precedente ciclo amministrativo che ha attuato la legge Galli e la normativa regionale con l’assegnazione della gestione dell’intero ciclo idrico integrato alla società interamente pubblica Acqua Novara VCO.
Entro la fine di quest’anno verrebbe meno questa scelta, si dovrebbe procedere a gara oppure scegliere un patner privato. Esiste una possibile deroga per aree particolari che dovrebbero essere riconosciute come tali dall’ Autority sulla concorrenza. In ogni caso vale la pena di confermare il nostro impegno per il controllo pubblico della gestione del ciclo idrico integrato. (segue)Inoltre, in queste ultime settimane, la gestione dell’ATO, da parte del centro destra, si è caratterizzato da elementi contraddittori e gravi in prospettiva che vale la pena di evidenziare.
Vi ricordate gli slogan della Lega e della PdL? Per tutto il 2008 e poi in campagna elettorale: “nessun aumento di tariffa!”; “basta carrozzoni mangiasoldi”.
Dimenticate tutto! Vinte le elezioni e accomodatisi nei posti di comando dei cosiddetti “carrozzoni” (Presidenza dell’Ato, Consigli di Amministrazione delle Società di Gestione), che cosa hanno scoperto? Che i “carrozzoni” non esistono, ma si tratta di aziende operative che svolgono servizi fondamentali; che l’aumento delle tariffe era graduale, ragionevole e finalizzato a fare importanti investimenti. Ora loro aumentano le tariffe del 12% e diminuiscono il contributo alle Comunità Montane e alla cooperazione internazionale.
La questione più grave è però un’altra: si prevede non più l’avvicinamento graduale alla tariffa unica d’Ambito, ma la differenziazione delle tariffe a seconda delle singole zone “omogenee”. Qui si nasconde un rischio gravissimo per il VCO, che farà invece la felicità del Novarese: nella nostra provincia il gettito tariffario sarà decisamente basso, perché abbiamo un terzo degli abitanti della provincia di Novara. Ma i costi di investimento, di manutenzione e di gestione sono molto più alti che nel Novarese, perché abbiamo acquedotti, fognature e depuratori che servono molta montagna (tanti chilometri, pochi utenti e pochi ricavi). Senza i soldi delle bollette del Novarese (tanti utenti, molta pianura, pochi costi e alti ricavi) le nostre zone “omogenee” si troveranno a pagare bollette molto più alte.
E’ interessante notare l’evoluzione delle tariffe comunali medie dal 2007 (inizio della gestione ATO del centro sinistra) al 2009 (tariffa recentemente approvata dal centro destra) in alcuni Comuni:
Novara da 0,800 a 0,884 + 084
Casale C.C. : da 0,850 a 1,046 + 196
Verbania: da 0,950 a 1,155 + 205
Omegna: da 0,850 a 1,109 + 259
Villadossola: da 0,770 a 1,046 + 276
Inizialmente la differenza tra tariffa minima e massima era di soli 150 millesimi di €/mc, ora è di 261 millesimi di €/mc. Invece di diminuire (avrebbe dovuto essere uguale entro il 2011) aumenta… Anche i piccoli Comuni di montagna (che avevano una tariffa agevolata di 0,770 €/mc, ora hanno una tariffa uguale (!!??) a quella della città di Novara.
In campagna elettorale Lega e PdL volevano separarsi da Novara perché dicevano che da noi l’acqua sarebbe costata di meno, ingannando i cittadini e gli elettori; Novara li ha presi in parola, con il risultato che, già da ora ma ancor più in futuro, l’acqua costa molto di meno da loro e molto di più da noi! In sostanza Lega e PdL subiscono il dictat della Provincia e del Comune di Novara (peraltro anch’essi di centro destra), non sono più in grado neppure di sostenere quel delicato, importante e utile compromesso che la gestione del centro sinistra delle due Province aveva fin qui assicurato e che loro avevano demagogicamente criticato. Basta, al proposito, leggere le ipocrite e imbarazzate dichiarazioni di voto dei rappresentanti locali del centro destra che ingoiano il rospo del voto a favore a delibere dell’ultima Conferenza dell’ATO svoltasi il 12 dicembre 2009 che, evidentemente, sono in contrasto con quanto hanno sempre sostenuto:
Il Presidente Nobili prosegue dichiarando che tale soluzione costituisce una mediazione necessaria per chiudere il bilancio 2009…
… Interviene il signor Dalla Pozza, rappresentante della Comunità Montana Antigorio Divedro Formazza, anticipando il proprio voto favorevole esclusivamente per senso di responsabilità e segnalando la propria insoddisfazione in merito alla gestione del servizio idrico nei territori rappresentati …..
… Interviene il signor Zaccheo, rappresentante della Comunità Montana Valle Ossola, manifestando il proprio disagio nell’esprimere questa votazione. …….
Interviene il signor Airoldi, rappresentante della Comunità Montana Alto Verbano, esprimendo insoddisfazione in relazione alla riduzione dei fondi alle Comunità Montane ma sottolineando che questa scelta è la conseguenza di una situazione critica definita sul territorio negli anni scorsi.

Inoltre, cosa ancor più grave perché ipoteca anche il futuro, votano questi documenti di indirizzo:
· prendere atto che, alla luce del primo periodo di gestione del servizio, l’obiettivo di giungere alla omogenizzazione delle tariffe entro il 31/12/2011, previsto nella deliberazione n°16 del 14/12/2006, non è coordinabile con i principi di equità e progressività degli incrementi tariffari sul territorio;
· stabilire per quanto sopra che, a partire dal 2010 si applicherà un regime di separazione tariffaria finalizzata al raggiungimento dell’equilibrio economico-finanziario di ciascuna area gestionale, fatto salvo il contributo previsto dalla normativa regionale a favore delle Comunità Montane.
Si lamentano, ma votano a favore di condizioni ben peggiori di quelle mediate e ragionevoli della gestione di centro sinistra.
Novara continuerà a pagare poco, il VCO dovrà pagare sempre di più. Per questo ringraziamo la Lega e il PdL.
Di fronte a questa situazione, è nostro compito essere capaci di spiegare alla gente come stanno realmente le cose, chiedere ai media di essere attenti e obiettivi nel riportare quanto avviene, svelare la demagogia del centro destra, senza peraltro infilarci in un opera puramente distruttiva che potrebbe portarci a qualche effimero vantaggio elettorale, ma andrebbe a discapito dei cittadini. In altre parole non demonizzare equi e giustificati aumenti tariffari, puntare sull’unificazione delle tariffe e delle varie società gestionali entro il 2011 come previsto dall’accordo di programma dei Comuni, riuscire a mantenere il controllo pubblico della gestione.
Una prima proposta è quella di chiedere ai Consigli Comunali di non accettare la modifica dell’accordo di programma a suo tempo stipulato in occasione della costituzione di Acqua Novara VCO.
Segreteria provinciale PD VCO