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Borghi entra nella Direzione Nazionale del PD

image Il presidente nazionale dell’Uncem, Enrico Borghi, È stato eletto membro della direzione nazionale del Partito Democratico. L’organismo, composto da 120 membri, sara’ il "parlamentino" che guidera’ il PD e nel quale verranno definite le linee politiche del principale partito d’opposizione. Borghi entra come membro di diritto, in quanto l’assemblea nazionale ha stabilito che i presidenti di Anci, Upi ed Uncem aderenti al partito entrino nell’organismo.
"Questa decisione assunta dall’assemblea nazionale – commenta Borghi – assume un valore politico di rillievo in un momento in cui gli enti locali della montagna vengono messi in discussione da scelte politiche centraliste della destra. Ringrazio il partito per la fiducia accordata, che mi impegnero’ a corrispondere al meglio".

Iniziativa a Cambiasca: si discute di montagna

Si svolgera’ mercoledi’ 2 luglio ore 21.00 presso il circolo di Cambiasca, un Incontro pubblico promosso dal Circolo PD di Cambiasca. Si discutera’ di "riforme e risorse della montagna: Il Verbano tra il riordino delle Comunita’ Montane e le problematiche legate alla montagna".
Interverranno: Aldo Reschigna, coordinatore Pd Vco , Diego Caretti, assessore provinciale. Modera Guido Boldini, coordinatore Pd Cambiasca.

Lettera aperta sulle Comunità Montane

imageSi è appreso dagli organi di informazione nazionali che nella prossima manovra finanziaria ci potrebbe essere la totale cancellazione delle Comunità Montane.
La cosa non ci sorprende. All’interno della compagine governativa del centro destra, da molto tempo serpeggia questa volontà supportata da una campagna mediatica di attacco contro gli enti montani, indicati come la causa di tutti i mali del paese.Noi sosteniamo con fermezza che la situazione così com’è oggi sia da cambiare, le Comunità Montane devono diventare veramente, se vogliono ancora avere un ruolo, i luoghi dove si difende il diritto di vivere in montagna. Per farlo occorre che tutti si assumano le proprie responsabilità, uscendo dalla pura logica dell’autodifesa
Le Regione Piemonte sta cercando di affrontare con serietà questo argomento, ma le difficoltà sono molte. l’obbiettivo per alcuni pare essere unicamente rivolto al mantenimento della propria posizione, in barba alle reali esigenze del territorio nel suo complesso. La parola “specificità” è diventata una sorta di “prezzemolo”: buono per ogni cosa. Tutti hanno la propria specificità e quindi non si tocca nulla!! Il VCO è specifico rispetto alla Regione, l’Ossola rispetto alla Provincia, una Comunità Montana lo è nei confronti di un’altra….la casa del sig. Rossi è specifica rispetto a quella del suo vicino. Vi sembra serio?
Ora, come scritto all’inizio, sembra che il governo di centro destra voglia cancellare le Comunità Montane. Riteniamo che questa soluzione sia un errore soprattutto per il nostro territorio. Quando lo scorso anno l’ex ministro Lanzillotta propose una norma che limitava, e di parecchio, il numero delle Comunità Montane, lasciandole comunque in vita, molti dei nostri politici locali di centro-destra si scagliarono con veemenza rispetto questa possibilità e tutti i mass media locali ne diedero ampio spazio.
In un assemblea a Torino, con la presenza del ex Ministro, alcuni rappresentanti di centro destra delle Comunità Montane più importanti del Vco, tennero un atteggiamento a dir poco sconveniente e oltraggioso. Siamo curiosi di sapere se queste stesse persone sono pronte a fare altrettanto ora che la proposta è arrivata dal “loro” governo e come intendono fare i rappresentanti locali al governo nazionale.
Abbiamo il forte timore che si comporteranno come hanno sempre fatto, pronti a votare come gli viene indicato da Roma, salvo poi cavalcare la protesta a livello locale: pronti a scagliare la pietra e a nascondere il braccio.
La diffidenza che proviamo ci viene, purtroppo, dalla valutazione di ciò che è successo e sta succedendo tuttora per la questione dell’acque: sostengono nei luoghi che contano certe posizioni per poi contrastarle in loco.
Abbiamo la sensazione che avranno lo stesso atteggiamento anche per le Comunità Montane!!
Questa è l’Italia, questa è la nostra realtà!
PD Villadossola
 

Si discute di riforme (Acqua e Montagna) in Valle Antrona

Si svolgerà martedì 3 giugno alle ore 21.00 presso la sala Consigliare del Comune di Antrona Schieranco, un Incontro pubblico su: "RIFORME E RISORSE DELLA MONTAGNA; la Valle Antrona tra il riordino delle Comunità Montane e la gestione dell’acqua".
Interverranno: Marco Travaglini, consigliere regionale, Gianni Desanti, assessore provinciale, Franco Borsotti, sindaco di Antrona, Moreno Minacci, coordinatore Pd Valle Antrona. Organizza il Circolo PD della Valle Antrona.

Lettera aperta ai presidenti delle Comunità Montane

image Cari Presidenti,
si è avviato, in questi giorni, l’iter del disegno di legge regionale sulla riforma delle Comunità montane le cui consultazioni sono fissate per il 19 maggio 2008.
E’ in questo contesto che ci rivolgiamo a Voi per proporre un’ulteriore riflessione. La necessità di una riforma è evidente a tutti: pur rifiutando – giustamente – l’errata equazione “Comunità montane uguale spreco di denaro pubblico”, non ci si può esimere dall’avanzare proposte innovative e coraggiose.
In quest’ottica ci siamo mossi, come Regione, conducendo una forte critica nei confronti della proposta nazionale contenuta in Finanziaria, rivendicando la potestà legislativa regionale in materia di riordino delle Comunità Montane.
  
E’ in questo contesto che s’inquadra il disegno di legge in discussione, che – vogliamo ricordarlo – si propone di:
– adeguare la consistenza territoriale e demografica delle Comunità montane a criteri d’omogeneità socio-economica, efficienza e congruità rispetto al ruolo rivestito ed alle funzioni assegnate;
– rafforzarne la natura di enti volti a garantire l’effettività delle misure a sostegno delle zone montane e la promozione, lo sviluppo e la tutela del territorio;
– razionalizzarne gli apparati istituzionali, allo scopo di rendere più efficace l’azione politica ed amministrativa;
– concorrere agli obiettivi di contenimento della spesa pubblica, in ottemperanza a quanto stabilito dall’articolo 2, comma 17 della Legge Finanziaria 2008.
Non è difficile comprendere che, sotto questo profilo, il disegno di legge rovescia la prospettiva che ha costituito la “traccia” della Legge Finanziaria 2008.
Le Comunità montane vengono “rilanciate” come Enti indispensabili alla tutela e allo sviluppo delle zone montane, la cui razionalizzazione, territoriale, istituzionale e di ruolo, è funzionale alla loro valorizzazione, nell’ambito di un sistema degli Enti locali articolato e complesso che necessita, perciò, di pochi e solidi interlocutori.
Un percorso, questo, finalizzato ad aumentare il valore aggiunto degli Enti montani.
Essenziale sarà il profilo “duale” delle nostre Comunità montane: Enti che programmano, promuovono e governano il territorio – come agenzie dello sviluppo, con nuovi e maggiori compiti e funzioni, a partire da quelle proprie ed esclusive – ed al tempo stesso come soggetti che gestiscono i servizi e le funzioni associate per conto dei Comuni. Dunque, più responsabilità, più compiti ed una maggior definizione degli stessi.
Insistiamo su quest’aspetto che, come ben sapete, è il “cuore vero” della riforma. Sotto il profilo del rafforzamento del ruolo e delle funzioni degli Enti montani, il disegno di legge consolida la Comunità Montana come “gestore associato” delle funzioni e dei servizi comunali, già proprio della Comunità montana, ruolo fondamentale in funzione di una più vasta ed efficace erogazione dei servizi a favore delle popolazioni montane. Il consolidamento di questo ruolo si aggiunge alla “nuova” finalità di promozione del mantenimento dei servizi essenziali assegnata agli Enti montani nel disegno di legge.
Per ciò che riguarda l’incremento e il potenziamento delle funzioni delle Comunità montane, si è scelto di indicare un percorso il più possibile concertato e rispettoso delle autonomie e delle competenze degli altri livelli di governo, percorso destinato a concludersi dopo l’entrata in vigore della legge, proprio per dare il massimo spazio alla concertazione e verificare le funzioni effettivamente attribuibili alla luce dei principi di sussidiarietà e adeguatezza.
Ovviamente si è ritenuto necessario ribadire, con nettezza, il ruolo fondamentale della Comunità montana nella difesa del suolo, anche a livello programmatico.
Nell’ottica della razionalizzazione degli apparati istituzionali delle Comunità montane, altro punto “centrale” del disegno di legge, viene proposta l’introduzione di un nuovo sistema elettorale ad elezione “diretta” del Presidente da parte dei Consigli dei Comuni facenti parte della Comunità, sistema modulato su quello dei Comuni con oltre 15.000 abitanti (che dovrà essere dettagliato in un successivo regolamento).
Il nuovo sistema consentirà una riduzione molto consistente del numero degli amministratori, che, abbinata alla diminuzione delle relative indennità, contribuirà anch’essa al perseguimento dell’obiettivo di risparmio, applicando il principio di rappresentatività.
E’, a nostro parere, una risposta adeguata all’esigenza di garantire una rappresentanza più larga, inclusiva e democratica per gli organismi della Comunità, ottenendo Consigli meno pletorici (da un minimo di 12 ad un massimo di 30 componenti, in ragione della popolazione) e giunte “snelle”. Una scelta che consentirebbe maggior sobrietà, più autorevolezza, più incisività.
In ultimo, vogliamo affrontare il problema delle nuove aggregazioni, con l’ipotesi di passare dalle attuali 48 a 31 Comunità montane in Piemonte.
Sotto il profilo del riordino territoriale, il disegno di legge opera una scelta che si colloca in linea con la posizione già assunta dalla Regione in rapporto al testo originario della Legge Finanziaria.
Come Regione Piemonte avevamo chiesto di sostituire gli automatismi basati sui parametri altimetrici ad un “obiettivo di risparmio” più rispettoso delle autonomie regionali e più adattabile alle singole realtà territoriali.
Qualora fossero applicate “tout court” le norme della Finanziaria non solo verrebbero cancellate un certo numero di Comunità Montane, ma sarebbero esclusi dal criterio di “montanità” (che pure andrà riformato) una buona parte dei Comuni piemontesi, non più – per così dire – “includibili” in Comunità montana.
Per questi motivi il disegno di legge opta per la scelta di procedere ad un numero consistente di aggregazioni delle Comunità montane così come sono, evitando di intervenire sullo spostamento di singoli comuni in questo o in quell’altro ambito.
Il numero di aggregazioni disposte (31) è tale da equilibrare, da un lato, l’esigenza di perseguire l’obiettivo di risparmio imposto dalla Legge Finanziaria, rispetto al quale, come si è detto, la riduzione del numero degli Enti montani rappresenta lo strumento più significativo, dall’altro, la necessità di assegnare dimensioni congrue a tali Enti, in modo da consentire loro una più efficace azione politica ed amministrativa per la montagna.
Il nuovo sistema territoriale, comunque, entrerà a regime con la scadenza degli attuali mandati amministrativi.
Nel VCO e nel Novarese, le Comunità Montane passerebbero dalle attuali 11 a 6. Una risposta all’esigenza di Enti più grandi, solidi e rappresentativi, in grado di programmare, in modo efficace, lo sviluppo montano. Questo è il “succo” della riforma.
I tempi sono strettissimi e la scadenza ultima è fissata per fine giugno: dal 1° luglio 2008, in assenza di una legge regionale, scatteranno le regole ed i tagli previsti nella “Finanziaria”.
Va da sé che è preferibile un esercizio di responsabilità al “lasciar fare”.
Comprendiamo la legittimità di posizioni diverse che potranno essere rappresentate durante le audizioni ed esaminate, successivamente, nel corso dei lavori in Commissione.
Vi invitiamo, nello stesso tempo, a comprendere la vera posta in gioco rispetto alla quale la riorganizzazione territoriale è un elemento, ma non l’unico.
Già nelle prime fasi di esame del disegno di legge sono emerse posizioni tese a sminuire il ruolo delle Comunità montane ed a “smorzare” la portata riformatrice della proposta.
Da parte vostra, come Presidenti delle Comunità montane, ci deve essere la consapevolezza che la vera posta in gioco è rappresentata dal concepire le Comunità montane quali Enti di sviluppo della montagna oltre a luogo della gestione delle funzioni associate tra i Comuni.
Per queste ragioni vi chiediamo di esprimere le vostre opinioni con la consapevolezza che non esiste solo la questione della riorganizzazione territoriale.
Con stima.
Aldo Reschigna
Marco Travaglini

Due proposte di legge a favore dei territori e del turismo montano

image Il Presidente del Gruppo Amici della montagna del Consiglio Regionale del Piemonte, Marco Travaglini (PD), ha presentato, in occasione dell’Assemblea regionale del Club Alpino Italiano, svoltasi il 30 marzo 2008, due proposte di legge regionale finalizzate alla valorizzazione dei territori montani ed alla promozione del turismo in queste aree logisticamente disagiate: “Recupero, tutela e valorizzazione dei percorsi escurionistici, delle vie ferrate e dei siti di arrampicata del Piemonte” e “Ordinamento dei rifugi alpini e delle altre strutture ricettive alpinistiche”.
Le due proposte annoverano tra i sottoscrittori numerosi Consiglieri regionali di entrambi gli schieramenti politici, tra i quali anche il Consigliere regionale Aldo Reschigna.“Il crescente interesse verso le attività escursionistiche – afferma Marco Travaglini – e l’incremento del numero dei frequentatori del terrritorio montano piemontese, rappresentano, oggi, una risorsa sempre più importante per lo sviluppo socio-economico di vasti territori. E’, pertanto, necessario, attraverso opportune disposizioni normative, regolamentare in modo adeguato, da un lato i percorsi escursionistici e la sentieristica e dall’altro i rifugi alpini e le strutture ricettive alpinistiche che costituiscono i punti di riferimento e di accoglienza per tutti coloro che frequentano la montagna”.
Entrando nel merito dei provvedimenti, il Presidente del Gruppo Amici della montagna, Marco Travaglini, afferma che: “la proposta di legge concernente l’escursionismo ha come obiettivo il sostegno del turista-escursionista, mediante la realizzazione, il recupero, la tutela e la valorizzazione dei percorsi escursionistici e l’allestimento di un’adeguata segnaletica che consenta un’agevole e sicura fruibilità dei percorsi. Ritengo, infatti, che la predisposizione di una rete sentieristica ben distribuita, ben organizzata e ben integrata possa rappresentare un primo importante passo per lo sviluppo di una moderna concezione di “prodotto turistico” collegato all’escursionismo capace di interessare un target che, a livello europeo, coinvolge milioni di potenziali fruitori e che si mantiene in costante incremento”.
“Passando alla proposta di legge in materia di ordinamento dei rifugi – sostiene Travaglini – rilevo che il Piemonte ospita più di 200 strutture preposte all’accoglienza ed al ricovero di alpinisti ed escursionisti che, pur nella eterogeneità di localizzazione, dei materiali con i quali sono stati costruite, della capacità ricettiva, rappresentano un luogo sicuro, una meta, un appoggio ed, al tempo stesso, un presidio culturale delle diverse tradizioni del territorio, una struttura multifunzionale in quota al servizio dell’ambiente, dell’agricoltura ed, infine, anche un punto di partenza per una riscoperta del mondo alpino”.
“Negli anni passati” – continua Marco Travaglini – è stato compiuto l’errore di equiparare il rifugio alpino a tutte le altre strutture alberghiere ed extralberghiere, senza considerarne le caratteristiche peculari e la collocazione in luoghi disagiati e difficilmente raggiungibili ed imponendo ad essi orari, norme e prescrizioni totalmente inadeguati. E’, pertanto, non solo opportuno, ma necessario dotare le strutture ricettive alpinistiche di una nuova ed autonoma legislazione che le distingua dagli alberghi e che tenga conto di tutte le esigenze di presidi che hanno problematiche diverse e difformi, ma anche grandi potenzialità per l’incremento del turismo montano”.
“Questa potrà essere l’occasione – conclude Marco Travaglini – per un coinvolgimento, nell’iter di entrambi i provvedimenti, di tutte le Associazioni interessate, nella nostra regione, alla tutela, alla valorizzazione ed alla promozione della montagna, dal Cai all’Associazione delle Guide Alpine, a quella dei Gestori dei rifugi, al fine di addivenire alla definitiva stesura ed all’approvazione di due leggi condivise che contribuiscano allo sviluppo del territorio”.