Anche la Provincia è soddisfatta per i primi interventi di recupero di zone degradate a Domodossola. “Soddisfatti perché quegli interventi li abbiamo finanziati e sollecitati” spiega l’assessore all’Ambiente, Gianni Desanti, che coglie l’occasione per fare una veloce cronistoria della vicenda. Da anni la Provincia aveva individuato Nosere, Boschetto e Badulerio come aree bisognose di ripulitura e riqualificazione, tanto da stanziare 80.000 euro sia per uno studio di fattibilità molto approfondito (censimento di tutti gli abbandoni e definizione di dettaglio degli interventi di prevenzione, di rimozione dell’immondizia e riqualificazione), sia per concreti interventi di prevenzione al discarico abusivo (posa di telecamere e sbarre).
Nel gennaio 2006, su iniziativa e proposta della Provincia, fu sottoscritto un protocollo d’intesa con il Comune di Domodossola che s’impegnò, a fronte degli 80.000 provinciali, a finanziare altri interventi per 70.000 euro, da realizzarsi entro il 31 dicembre di quell’anno a cura del Comune.
“Preso atto della mancata realizzazione degli interventi comunali, la Provincia ha rinnovato il protocollo, sottoscritto a settembre 2007, e che prevede la conclusione degli interventi di prevenzione, rimozione rifiuti e riqualificazione delle aree entro il prossimo settembre” dice Desanti, che conclude: “Prendo atto con soddisfazione che finalmente sono stati avviati i primi interventi programmati, e auspico che si realizzino nel più breve tempo possibile per riqualificare un’area sicuramente interessante per il territorio ossolano”.
Prosegue il dibattito sul riordino delle Comunità montane. l’argomento è infatti all’ordine del giorno della prossima riunione della Consulta degli Enti locali, convocata giovedì 7 febbraio alle 15,00 nella sala ex incubatore presso la sede provinciale.
Si è avviato, con le consultazioni della Seconda Commissione del Consiglio Regionale, l’iter sul D.D.L regionale “Legge della pianificazione per il governo del territorio”, normativa importante ed attesa da tempo che avvia un procedimento nuovo nella gestione del territorio.
Trasformare le Comunità Montane in un “super comune” che coordini le principali attività del territorio, come le acque, le cave, i boschi; ed i servizi, come il catasto o il ciclo integrato dei rifiuti. Si è conclusa così, con la relazione finale del vogognese Enrico Borghi, presidente nazionale dell’Uncem, in cui si propongono modi di costruzione dei nuovi enti e nuove competenze da affidargli, la due giorni di convegno dedicata alla riforma delle Comunità Montane: “Abbiamo trovato un accordo sulla proposta di autoriforma – ha spiegato Borghi – abbiamo avuto una forte adesione dalla nostra base che ha preparato un testo comune, sui cui ci siamo a lungo confrontati, e che oggi depositiamo nelle mani del governo affinchè lo trasmetta a tutte le Regioni.Il nostro obiettivo è che tutti i consigli regionali italiani seguano gli stessi criteri per riformare il sistema delle Comunità Montane. Abbiamo dato dimostrazione di serietà ed impegno, ora speriamo nel senso di responsabilità di chi sarà incaricato di riformare”. “Il governo ha dimenticato cos’è il federalismo, ed invece che fare una riforma globale del sistema parte dai più piccoli – ha commentato Pier Leonardo Zaccheo, presidente della Comunità Montana Valle Ossola, ricordando il discorso fatto in mattinata da Lino Duilio, presidente della Commissione Bilancio della Camera, che ha difeso l’operato del governo – le riforme sono da fare su tutti gli enti, e con questo convegno, e con le nostre proposte, stiamo cercando di riparare agli errori della legge finanziaria. Prima definiamo le competenze ed i costi e poi gli eventuali accorpamenti”. “Per la nostra zona tutto dipenderà da cosa deciderà il consiglio regionale – ha commentato Arturo Lincio, assessore della Comunità Montana Antigorio, Divedro e Formazza, ma anche rappresentante della Casa delle libertà in seno al consiglio nazionale dell’Uncem – lo stato non deve calare dall’alto le proprie regole, perché non conoscendo i reali problemi si rischia di peggiorare le cose anziché tagliare dove ci sono davvero gli sprechi”. A febbraio, in tutta Italia ci saranno le prime riunioni, dopo l’approvazione del protocollo comune deciso a Macugnaga, da cui scaturiranno i tagli e gli accorpamenti previsti in finanziaria