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FINALMENTE ADOTTATO IL PIANO TERRITORIALE PROVINCIALE

image Il commento dell’assessore Gianni Desanti.
Il Consiglio Provinciale del Verbano Cusio Ossola ha adottato il Piano Territoriale Provinciale che è lo strumento di pianificazione e di “governo del territorio” più importante per una realtà locale; la sua impostazione originaria risale a una quindicina di anni orsono, addirittura alla vecchia Provincia di Novara, quando incorporava anche il VCO, ma per una serie di ritardi e di contrapposizioni politiche non è mai decollato.
Ora è una realtà che, per diventare definitivamente vigente, attende solo l’approvazione della Regione Piemonte, anche se alcune norme di salvaguardia sono già in vigore da subito.
l’adozione è avvenuta con il voto della sola maggioranza di centro sinistra in quanto la minoranza non ha partecipato al voto e si è distinta per una vera e propria azione di ostruzionismo che ha costretto il Consiglio Provinciale a ripetute convocazioni: l’obiettivo del centro destra era quello di bloccarne l’adozione, giungendo perfino a dichiarare che il primo atto che farebbe, nel caso di vittoria alle prossime elezioni provinciali, sarebbe quello di revocarlo.
 Un atteggiamento di questo genere è evidentemente e smaccatamente elettoralistico, ma sarebbe giustificato (dal loro punto di vista) se le argomentazioni al proposito fossero minimamente credibili. La loro tesi principale è la seguente: si tratta di un Piano vincolistico, che ingesserebbe ogni iniziativa e determinerebbe gravi danni al tessuto economico e produttivo del territorio.
Cercherò di dimostrare che si tratta di mistificazioni che vanno ben oltre la normale contrapposizione tra le diverse coalizioni politiche.  Non avrei nulla da ridire se in Consiglio Provinciale fossero emerse posizioni corrispondenti alla inevitabile dialettica tra un centro destra, che tradizionalmente si incarica di privilegiare il liberismo economico, e un centro sinistra che, in genere, si dimostra più sensibile alla tutela ambientale e alla difesa delle regole.
Non si tratta di questo, ma dell’ostinata determinazione del centro destra di demolire ogni ragionevole argomentazione, a scopo puramente propagandistico, presumendo che – in un quadro politico come quello attuale – gli sia concesso sostanzialmente tutto, comprese le falsità e le buggerature più eclatanti. 
E’ vero invece che il centro sinistra si è assunto l’onere di proporre uno strumento di “governo del territorio” equilibrato, mediando tra proposte e interessi divergenti (basta leggere molte osservazioni pervenute da vari soggetti pubblici e privati che sostenevano tesi opposte), scontando anche malumori e distinguo tra le proprie file, che non hanno peraltro compromesso il voto di approvazione del Piano stesso.
Per farmi comprendere meglio citerò alcuni esempi legati alle norme del Piano di interesse ambientale, in modo che non si possa pensare che le mie affermazioni siano semplicemente arbitrarie e speculari a quelle sbandierate dagli esponenti provinciali del cosiddetto “popolo della libertà”:

1)    La REP (rete ecologica provinciale) prevista dal Piano Territoriale Provinciale sarebbe un vincolo aggiuntivo che bloccherebbe l’operato delle amministrazioni comunali e dei privati. Che questo non sia vero è dimostrabile semplicemente dal fatto che la REP è uno strumento che al momento non esiste, ma che il PTP individua come articolato e preciso proposito di studio, con una metodologia ben definita, al fine di verificare, proprio con gli enti locali, quali siano i parametri più opportuni per uno sviluppo sostenibile. Riguarderà l’intero territorio provinciale? Certo, ma questo significa solo che in una realtà orografica, bella e fragile come la nostra, non è possibile non confrontare qualsiasi scelta urbanistica o infrastrutturale con l’impatto ambientale che ne deriverebbe. Non vincola niente a priori, anzi afferma che, solo verificando le compatibilità e adottando eventuali mitigazioni, si potranno individuare le vere occasioni di sviluppo evitando sprechi, investimenti fasulli, prospettive fallaci se non dannose. Comporterà impegno e fatica, ma questo è l’essenza della politica amministrativa.

2)    Le ZPS (zone a protezione speciale) andrebbero abolite o quantomeno modificate prima di adottare il PTP; questa affermazione è assurda poiché stiamo parlando di perimetrazioni vincolistiche introdotte da direttive europee e da leggi nazionali e regionali che nessuna deliberazione provinciale può cancellare; oltre a chiederne la modifica per errori materiali o per valutazioni non condivisibili (cosa che la Provincia ha già fatto e continuerà a fare), il PTP ha introdotto l’unica cosa che era fattibile: garantire – almeno per i prossimi anni – la continuazione di attività produttive preesistenti come alcune cave che, senza l’adozione del PTP stesso, avrebbero davvero rischiato di essere compromesse.

3)    Si parla di energia rinnovabile, ma le norme di salvaguardia impediscono qualsiasi sviluppo del genere, anche la semplice installazione di un pannello solare! Le norme di salvaguardia riguardanti le fasce del PAI (Fiume Toce) e di quelle previste dal D.L. 42/2004 (distanze dalle rive lacuali e dai fiumi minori) non modificano per nulla vincoli già esistenti e sovraordinati ma li individuano come riferimento per i soli “corridoi ecologici”; essi sono obbligatori indipendentemente dal Piano Provinciale, anzi le norme adottate consentono, ai Comuni che vogliono proporre varianti ai loro Piani Regolatori,  di verificare nel modo più opportuno questi “corridoi” individuando eventuali soluzioni alternative rispetto ai tracciati individuati nella cartografia. E’ vero, invece, che vengono introdotte regole nuove per le centraline idroelettriche, ma questo dovrebbe essere salutato come un grande passo in avanti, nel senso che non si tratterà più solo di aver stabilito un limite quantitativo (previsto dal Piani Energetici regionale e provinciale del 2004 e del 2006 e quantificato in 35 MW di potenza installabile fino al 2010), ma anche regole di tipo qualitativo che definiscono priorità per impianti collocabili in zone non critiche per il Deflusso Minimo Vitale e, di converso, limiti per aree a significativa valenza ambientale.

Gianni Desanti – Assessore Provinciale all’Ambiente

Al via l’esame della legge che valorizza le ex strade militari

image Nei prossimi giorni, in Regione, s’avvierà l’esame della proposta di legge sulla valorizzazione delle ex strade militari. l’idea è di intervenire finanziariamente per recuperare, sostenere e valorizzare le ex strade militari, comprendendo anche le opere di fortificazione che incrociano queste strade.
Sono previste azioni di valorizzazione e di promozione, interventi volti al ripristino, la posa di un’idonea cartellonistica e segnaletica e la creazione di un catasto delle ex strade militari.
l’arco alpino occidentale ospita una parte consistente di questo patrimonio non soltanto italiano, ma dell’Europa intera. E’ emerso da specifici studi che, tra la Valle d’Aosta, il Piemonte e la Liguria sono ubicati 2000 chilometri d’ex strade militari, tra camionabili, carrellabili, mulattiere, costruite in diverse fasi storiche, in un periodo compreso tra il 1700 ed il 1940, epoca nella quale fu portato a termine il compimento del cosiddetto “Vallo Alpino”, un’imponente serie di strade e d’opere di difesa che contrassegna tutto l’arco alpino occidentale senza soluzione di continuità.In questa parte delle Alpi si trovano, inoltre, le carrozzabili bianche a più alta quota: molte superano i 2000 metri d’altitudine, alcune come l’Assietta arrivano a 2500 metri, altre come lo Chamberton a 3000 metri. E’ di fondamentale importanza sottolineare come queste strade rappresentino un patrimonio d’inestimabile valore architettonico, paesaggistico, escursionistico e, quindi, turistico. Lungo questi percorsi si è svolta, infatti, la vita di generazioni di nostri antenati, per almeno tre secoli, in tempi di pace, ma soprattutto di guerra.
l’esempio più significativo di rete d’ex strade militari è rappresentato dalla “Linea Cadorna”, l’imponente struttura difensiva che nella terminologia burocratica militare dell’epoca, era definita come “Occupazione Avanzata Frontiera Nord”. La “linea Cadorna” fu costruita durante la Prima Guerra Mondiale (1915-1918) tra il Gran San Bernardo e la Valtellina e, nel Verbano e nell’Ossola, comprende un fitto reticolo di strade, mulattiere militari, trincee, postazioni d’artiglieria, luoghi d’avvistamento, ospedaletti, strutture logistiche e centri di comando.
La provincia del VCO ha già operato un meritorio intervento di recupero sulla “Cadorna” ma non c’è dubbio che l’approvazione di una legge regionale aiuterebbe il recupero, la tutela, la valorizzazione delle ex strade militari, accompagnandolo ad un piano organico di rilancio di questi percorsi.

Marco Travaglini, consigliere regionale Pd

TARIFFA ACQUA: REINTRODOTTA LA TASSA SULLA DEPURAZIONE, LA BEFFA DEL CENTRO DESTRA!

image Il Partito Democratico del Vco, in un documento della scorsa estate, faceva alcune richieste in merito alla gestione dell’acqua. Tra queste si chiedeva di abbassare la tariffa per chi non godeva della depurazione, richiesta recepita dall’ATO Novara e Vco.
In seguito è sopraggiunta una sentenza della Corte Costituzionale che, in data 8 ottobre 2008, dichiarava illegittima la parte della legge in cui si prevedeva che la quota di tariffa riferita al servizio di depurazione era dovuta dagli utenti «anche nel caso in cui la fognatura sia sprovvista di impianti centralizzati di depurazione o questi siano temporaneamente inattivi».
Ieri un emendamento (notiza da repubblica, clicca qui per vedere) , presentato dal relatore di maggioranza Sen. Antonio D’Alì (PDL) e approvato dall’aula del Senato (Sen Montani e Sen Zanetta dov’eravate? Forse dormivate?) ha annullato la sentenza della Corte Costituzionale.
Le società che gestiscono i servizi idrici integrati potranno reintrodurre la tassa: sarà sufficiente mostrare di avere progettato un impianto di depurazione e di avere garantito ai cittadini sulla carta che il depuratore dell’acqua della propria zona si farà. Si tratta di un presa in giro per i cittadini: quando il decreto diventerà, dopo il passaggio alla Camera, legge dello Stato basterà un progetto di depuratore per giustificare la reintroduzione della tassa.
Ci domandiamo cosa facciano i nostri rappresentanti locali a Roma dal momento che sono sempre pronti sul territorio a gridare e ad alzare la voce, ma appena escono dal Verbano Cusio Ossola diventano mansueti come degli agnellini, continuamente pronti a piegarsi alle volontà del governo di Roma, votando provvedimenti che nulla hanno a che fare con la difesa degli interessi del nostro territorio e con le richieste legittime dei cittadini e degli amministratori locali.
Dopo la beffa del ridimensionamento di Malpensa, Alitalia regalata ai francesi, i soldi dati a Catania e a Roma e nulla ai comuni del Nord, l’aumento della pressione fiscale nel 2009, ecco un altro provvedimento che va a colpire le tasche dei cittadini Ufficio Stampa Pd Vco

La nuova legge forestale: convegno a Domodossola

image Giovedì 19 marzo alle ore 21 presso la Sala Fondazione Rosmini in via Canuto a Domodossola, si svolgerà un Incontro sul tema "La nuova legge forestale del Piemonte", organizzato dal Partito Democratico. Per scaricare l’invito cliccare qui.
L’incontro sarà presieduto da Aldo Reschigna,coordinatore provinciale PD VCO.
Parteciperanno Diego Caretti Assessore alla Montagna Provincia del VCO, Marco Travaglini consigliere regionale e Paolo Ravaioli presidente della provincia del Vco.
Conclude Marco Bellion, Presidente III Commissione Montagna e Foreste, Consiglio Regionale del Piemonte.
Il Consiglio regionale, nella seduta del 29 gennaio 2009, ha approvato la nuova legge sulla gestione e promozione economica delle foreste.
Da più di vent’anni era atteso questo importante provvedimento che prevede il riordino della materia forestale nel suo complesso e la semplificazione delle procedure tecnico-amministrative.
Uno degli obiettivi primari sarà quello di sviluppare una gestione attiva delle superfici forestali e di aumentare la produzione del legno in Piemonte.
La nuova legge si prefigge, innanzitutto, le finalità di rendere unica la definizione di bosco.
Al fine di facilitare il recupero delle colture agrarie su terreni da poco abbandonati, è stato stabilito in 10 anni il termine oltre il quale riconoscere effettivo l’insediamento del bosco.

ESTRAZIONE A PREMI CENA PD DEL 30 GENNAIO

Nel ringraziare tutti i partecipanti e tutti coloro che hanno contribuito alla sottoscrizione si comunicano i numeri dei biglietti vincenti della sottoscrizione del Circolo PD di Gravellona Toce.
1. COMPUTER NOTEBOOK , N° 507 ( VINTO ) – 2. ASPIRAPOLVERE N° 3527 (VINTO) – 3. CARAFFA FILTRANTE BRITA N° 4260 – 4. QUADRO TEMPERA N° 3358 – 5. PORTAFRUTTA CALDERONI N° 797 – 6. PIATTINI CALDERONI N° 398 – 7. PIATTI OVALI CALDERONI N° 5198 (VINTO) – 8. POSATE CALDERONI N° 5242 – 9. DOLCI E CIOCCOLATO N° 774 – 10. BOTTIGLIA DI SPUMANTE N° 3357
Per ritirare i premi in palio contattare Roberto Birocco (340.4149650) o PD Sede provinciale (0323.401272 ore ufficio).

LA NUOVA LEGGE REGIONALE QUADRO SULLO SCI: dibattito a Domodossola

image Si discuterà in un incontro pubblico giovedì 5 febbraio alle ore 21, presso il salone della Fondazione “Rosmini” in via Canuto a Domodossola, di sicurezza sulle piste, sostegno alle stazioni sciistiche, risorse per l’innevamento, ovvero dei contenuti presenti nella nuova legge regionale sullo sci, approvata a Torino il 14 gennaio scorso.
Potete scaricare il Il PDF dell’invito (cliccando qui) e il testo della legge regionale (cliccando qui).
Partecipano all’incontro Aldo RESCHIGNA e Marco TRAVAGLINI Consiglieri regionali, Paolo RAVAIOLI Presidente provincia VCO, Giuseppe GRIECO Assessore provinciale allo sport e Diego CARETTI Assessore provinciale montagna e turismo.
Sono invitati gli amministratori pubblici, gli operatori economici e del settore, le associazioni sportive, le organizzazioni sociali, tutti i cittadini.
L’incontro è organizzato dal Gruppo del consiglio regionale e dal Coordinamento Provinciale Vco del Partito Democratico. (segue)Le norme della nuova legge sullo sci sono state approvate dal Consiglio regionale del Piemonte il 14 gennaio. Tra le principali novità introdotte dalle legge, che per il 2009 stanzia 8 milioni di euro, ci sono: l’assicurazione obbligatoria per i gestori degli impianti per gli infortuni provocati dagli sciatori, il divieto di circolazione per le motoslitte, l’obbligo per chi fa fuori pista di avere con se gli strumenti per essere facilmente individuati in caso di incidente, i contributi per le piccole stazioni, per la messa in sicurezza delle aree in cui si scia e per l’innevamento artificiale. Verrà promossa la creazione di un elenco regionale delle piste e la classificazione delle aree sciabili fatta da una apposita Commissione di cui faranno parte i rappresentanti di tutto il comparto sciistico. Ci sono precisi obblighi (sanzionabili) per gestori e sciatori nel rispettare le norme di sicurezza ed il divieto di circolazione per le motoslitte (salvo i mezzi di servizio) . I trasgressori dovranno pagare forti multe ed il mezzo sarà messo sotto sequestro. Per fare in modo che tutti siano informati sulle nuove regole, la legge prevede anche corsi di aggiornamento per i gestori delle piste, per gli operatori del primo soccorso e per gli sciatori (soprattutto giovani). La nuova legge si occupa anche dello sviluppo delle attività turistiche sulle piste da sci nei mesi estivi: in questo caso, si disciplina l’uso delle mountain-bike, assimilandolo a quello degli sci, con l’applicazione delle stesse norme comportamentali e istituisce apposite aree riservate (i bikepark).  Per l’attuazione della legge, a favore dello sviluppo economico di questo importante comparto del turismo invernale, lo stanziamento del 2009 sarà così ripartito: 5 milioni sono destinati agli interventi di riqualificazione e 3 milioni per le piccole stazioni invernali e la sicurezza delle aree sciabili, che comprendono anche l’innevamento artificiale (per cui sono previsti contributi fino ad un terzo delle spese e rigorose norme di tutela ambientale con il divieto dell’uso di additivi chimici). In Piemonte le stazioni sciistiche sono 53, di cui cinque di grandi dimensioni e le altre piccole o piccolissime, dotate di circa 300 impianti di risalita, collegati con 1.600 km di piste da discesa. I centri del fondo sono una trentina con uno sviluppo di oltre 650 km tracciati per lo sci nordico. È un settore, quello dello sci, dove lavorano – come dipendenti-  duemila persone, ai quali aggiungere i tanti che hanno un lavoro precario, e  che  produce 50 milioni di fatturato diretto  che,considerato l’indotto, arrivano più o meno a 600 milioni di euro. È evidente che il "Piemonte bianco" attendeva con ansia una legge che garantisce l’incremento dei livelli di sicurezza delle aree sciabili, il miglioramento qualitativo degli impianti e delle relative attrezzature, i servizi di soccorso sanitario per gli utenti, gli interventi di manutenzione estiva delle piste e, infine, la riqualificazione ambientale dei complessi sciistici esistenti, agevolando l’utilizzo dell’innevamento programmato. Un attesa forte anche nelle realtà del VCO come Domobianca, Formazza, Macugnaga, San Domenico, la Valle Vigezzo ed il Mottarone: tutte realtà che, da questa legge, non potranno che trarre utili benefici.

Marco Travaglini, consigliere regionale Pd