Care democratiche e cari democratici,
quella di ieri è stata una vittoria meravigliosa che ci ha visto protagonisti insieme a tutti i comitato per il NO al referendum e insieme ad un centrosinistra unito e competitivo nel paese.
Abbiamo combattuto una battaglia a difesa della Costituzione Repubblicana e a sostegno dell’indipendenza e della autonomia della Magistratura. una battaglia giusta nel merito e nel metodo. Una battaglia che abbiamo vinto grazie ad un ampio e largo sostegno popolare. Una vittoria che dimostra quanto l’alternativa sia possibile e che questa destra non è per forza il destino del nostro paese. A tutti e tutte noi ora il compito di rilanciare quest’onda nei prossimi mesi in vista della politiche del 2027.
A qualche ora dal voto referendario, credo sia utile condividere una riflessione a freddo sui dati.
Dopo i festeggiamenti per una bella vittoria, è sempre importante fermarsi un momento e ragionare sui numeri, perché sono i numeri – più delle percezioni – a dirci davvero che cosa è accaduto nel Paese.
Le prime elaborazioni di YouTrend sui dati del Ministero dell’Interno ci consegnano due elementi piuttosto chiari.
Il primo: il No vince in 72 province su 110, mentre il Sì prevale in 38. Non siamo quindi davanti a un risultato determinato da pochi territori isolati, ma a una dinamica geografica piuttosto strutturata a favore del No.
Il secondo elemento riguarda la distribuzione territoriale del voto. Le mappe mostrano con chiarezza che il No è particolarmente forte nelle grandi città – basti pensare a Roma (+271 mila voti), Napoli (+178 mila) o Palermo (+91 mila) – mentre il Sì registra risultati più consistenti in diverse province del Nord e della pianura padana.
Questa lettura racconta una frattura territoriale che non nasce oggi e che, anzi, attraversa da tempo il nostro Paese: da una parte le grandi aree urbane e metropolitane, dall’altra una parte significativa dei territori del Nord. Una frattura che nel Mezzogiorno si avverte molto meno, mentre nelle regioni settentrionali appare ancora piuttosto evidente.
Dentro questo quadro va letto anche il risultato del Verbano-Cusio-Ossola.
Nel nostro territorio il Sì prevale nella maggioranza dei comuni, con l’eccezione di Verbania, Omegna e pochi altri centri. Ma se allarghiamo lo sguardo alla mappa complessiva delle province del Nord emerge un dato interessante: il VCO non è affatto tra le province dove il Sì è più forte. In molte aree del Nord – soprattutto in Lombardia e in diverse province alpine – il margine a favore del Sì è infatti significativamente più ampio.
Questo non è un alibi. È semplicemente un modo per contestualizzare i numeri dentro il quadro nazionale.
La cosiddetta questione Nord non nasce oggi. È un tema politico reale, che attraversa il dibattito pubblico da anni e su cui il Partito Democratico nazionale sta lavorando con alcune direttrici molto precise: le politiche per le aree interne, il rilancio delle politiche industriali, il tema del lavoro produttivo nei territori manifatturieri, il rapporto tra sviluppo e territori periferici.
Detto questo, è inutile negarlo: in molti territori del Nord – e anche qui da noi – facciamo più fatica. Ed è proprio per questo che i dati vanno letti con lucidità: senza autoassolversi, ma anche senza semplificazioni.
Se guardiamo con attenzione la geografia del voto emerge una dinamica piuttosto chiara: le grandi città si muovono in una direzione, mentre una parte importante delle province del Nord in un’altra. È una frattura territoriale e sociale che dobbiamo imparare a leggere fino in fondo, se vogliamo davvero costruire una proposta politica capace di parlare a tutto il Paese.
Per questo credo che il dato del VCO non vada isolato, ma letto dentro questa dinamica più ampia. Solo così possiamo partire dai numeri e non dalle percezioni.
Dentro questo quadro credo sia giusto riconoscere anche un altro elemento politico. Questa campagna referendaria è stata anche una grande prova di mobilitazione del nostro partito.
La nostra segretaria Elly Schlein ha attraversato il Paese in lungo e in largo, tenendo insieme territori molto diversi tra loro e riportando il Partito Democratico al centro di una battaglia politica nazionale. Se oggi siamo qui a discutere di questo risultato e di questo equilibrio territoriale è anche grazie a quella scelta di campo e a quella presenza costante nel Paese reale.
Credo sia giusto dirlo con chiarezza: questo risultato è anche frutto di quella guida politica.
Ora, proprio partendo da questi dati, tocca a noi continuare questo lavoro nei territori. Perché la sfida – soprattutto al Nord – è appena iniziata.
Grazie a tutte e a tutti per il lavoro fatto in queste settimane. Adesso è il tempo di costruire l’alternativa.
Un caro saluto, continuiamo a camminare insieme!
Riccardo Brezza
Segretario provinciale PD VCO
P.s.
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