Riforma Province: no a guerre tra territori, il futuro si costruisce solo tramite il confronto

È evidente che ogni qual volta si riorganizzano le rappresentanze amministrative dei territori si creano tensioni e lacerazioni.
Anche il Pd non ne è immune. A maggior ragione per il fatto che la riforma delle circoscrizioni provinciali sta avvenendo senza riferimenti chiari e certi sulle modalità di elezione, le competenze, le funzioni e i ruoli. Inoltre, siamo consapevoli come questo riordino apra il problema della presenza sui territori degli uffici statali periferici.
Il gruppo regionale del Partito Democratico, lasciando libertà di voto alla Consigliera Angela Motta, ha votato contro l’emendamento che prevedeva il mantenimento della Provincia di Asti, poiché non rientra nei parametri relativi al numero di abitanti e alla grandezza territoriale previsti nella deliberazione del Consiglio dei ministri. Il nostro voto non può essere letto come indifferenza e non considerazione della specificità e delle dinamiche di sistema che contraddistinguono anche il territorio astigiano come altre Province destinate all’accorpamento.
Ma, al tempo stesso, siamo consapevoli del fatto che ogni atto assunto al di fuori dei parametri di legge non potrà produrre alcun effetto concreto. Bisognava quindi scegliere tra battaglie di principio e scelte responsabili e realistiche. Ora, purtroppo, la palla passa al Governo senza che la Regione Piemonte sia stata capace di presentare una proposta di riordino coerente con i requisiti normativi nazionali.
Per questa ragione diventa, quindi, assai difficile che Governo e Parlamento possano prendere in considerazione quanto votato dal Consiglio regionale.
Detto ciò, non è utile a nessuno che su tali questioni si accendano guerre tra campanili, perché in tal modo non si fa che creare condizioni di incomunicabilità tra territori che dovranno stare insieme e il cui futuro comune dovrà essere costruito attraverso il confronto e non certo in base a rapporti di forza.
Siamo altresì convinti che gli uffici statali periferici non potranno essere tutti collocati nel capoluogo del nuovo ente provinciale in quanto ciò comporterebbe uno scompenso sul piano economico ed occupazionale a svantaggio delle Province incorporate e dei loro cittadini.
Occorrerà costruire accordi anche su questo aspetto, il che rende urgente e indispensabile affrontare questa nuova fase tramite un confronto serrato e costruttivo, perché questo e solo questo è lo strumento attraverso cui i nostri territori possono costruire il loro futuro.

Gianfranco MORGANDO
Segretario regionale PD Piemonte

Aldo RESCHIGNA
Presidente Gruppo Consiliare Regionale PD

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