E’ ormai iniziato il ciclo discendente della Giunta PdL/Lega Nord, che ci porterà alle elezioni del 2014. Una città ferma, in blocco, demotivata, paralizzata nella risacca di un immobilismo che – prima ancora d’essere socio-economico – è culturale e civile. Una città all’anno zero, senza progettualità e senza passione, che la classe politica oggi al governo cerca di confondere con il totem del mastodonte cementizio dell’arena.
La Giunta PdL/Lega Nord compie mestamente in queste settimane il giro di boa di metà mandato e si infila nel biennio discendente che ci porterà alle elezioni amministrative del 2014. In quale condizioni giunge la città a questo appuntamento?
L’immagine forse più convincente è quella dell’anno zero.
La crisi del 2008 ha sorpreso Verbania in una fase socio-economica molto delicata: da un lato giungeva ormai a piena maturazione di quell’equilibrato assetto di piccola-media industria, artigianato di servizi, commercio, turismo e terziario pubblico e privato che aveva favorito la fuoriuscita della città dalla drammatica crisi prima industriale e poi occupazionale degli anni ’80; dall’altro stava prendendo forma un nuovo modello di sviluppo allargato ad una più vasta area territoriale, in grado di integrare e gradualmente sostituire i segmenti più “usurati” del modello socio-economico del ventennio 1990-2010.
La piena consapevolezza della classe politica locale (di Centrosinistra) di questa nuova sfida aveva dato corpo a una serie di importanti iniziative: il Programma Territoriale Integrato, costruito sul trinomio turismo-energie rinnovabili-logistica; la Pianificazione Strategica; la formazione specialistica e universitaria; la valorizzazione culturale del turismo (dalla sede espositiva di Villa Giulia a LetterAltura, dalla Symphonica Toscanini a Editoria & Giardini); la difesa delle attività manifatturiere esistenti; le nuove attività nel campo della sanità (l’ospedale riabilitativo dell’Auxologico a Intra) e della ricettività turistica (ex colonia Motta); la valorizzazione commerciale di Intra con il grande centro commerciale naturale compreso tra il nuovo polo teatrale e socioculturale di piazza F.lli Bandiera e il nuovo ospedale dell’Auxologico; il rafforzamento dei servizi pubblici locali con iniziative inedite e ambiziose (LiberoBus, la gestione integrata del ciclo dei rifiuti)
La Giunta Zacchera nella prima parte del suo mandato è andata in direzione diametralmente opposta: ha buttato a mare il Programma Territoriale (PTI), che aveva il grande pregio di guardare non solo a Verbania ma a tutto il Vco, sostituendo con un Progetto Integrato Sviluppo Urbano (il famoso PISU) chiuso nel perimetro cittadino e costruito su un’opera completamente sbagliata (il centro eventi); ha azzerato la collaborazione sovracomunale avviata con la Pianificazione strategica; ha perso l’occasione irripetibile dell’ex colonia Motta; ha assistito, talvolta con masochistico compiacimento, allo smantellamento del tessuto manifatturiero e industriale cittadino (Acetati, Ondulati del Verbano, termovalorizzatore dei rifiuti, Cover Industrial….); ha distrutto l’idea del centro commerciale naturale di Intra, sfilando il teatro dalla Sassonia; ha sacrificato sull’altare dell’inesistente capitale dei laghi le più significative iniziative di promozione turistico-culturale.
Oggi la nostra città appare ferma, in blocco, demotivata, paralizzata nella risacca di un immobilismo che – prima ancora d’essere socio-economico – è culturale e civile. Una città all’anno zero, senza progettualità e senza passione, che la classe politica oggi al governo cerca di confondere con il totem del mastodonte cementizio dell’arena. Eppure è la stessa città che solo una manciata d’anni fa scalava, conquistava e manteneva la vette delle classifiche nazionali delle buone pratiche nei settori dell’ambiente e dei servizi; che concepiva, gestiva e portava a termine un progetto internazione di progettazione per riqualificare con il nuovo teatro il suo cuore-cerniera; che finalmente si regalava quattro nuove spiagge; che creava da zero un grande centro storico pedonalizzato e riqualificato a Intra; che mandava in esecuzione il progetto di Verbania connettiva; che finiva sui media nazionali per LiberoBus e l’abbonamento di municipalità; che unificava nel segno dei grandi progetti (il PTI) e dei grandi servizi (i cicli integrati di acqua, trasporti e rifiuti) l’intero territorio provinciale.
Oggi, nulla di tutto questo. E se chiedete in giro come sarà la Verbania del 2020, più d’uno vi risponderà: “una cittadina per anziani pensionati e un po’ di seconde case per il week end di milanesi e varesotti”. Un po’ poco.
Claudio Zanotti, consigliere comunale PD
Da Verbania Settanta


La gestione del bilancio 2011 da parte della Giunta regionale sta creando su ogni tema grandissima confusione e incertezza.Esiste una convenzione firmata tra la Provincia del VCO e la Regione Piemonte che prevede fino al 2015 l’intervento del bonus benzina per alcuni comuni del VCO. Ad oggi, pur essendo iscritti i soldi a bilancio, la Giunta regionale non ha impegnato quelle risorse e questo ha creato l’interruzione del servizio e la possibilità che la Giunta regionale non corrisponda alla Provincia del VCO le somme fino ad ora impiegate. Il dramma é che tutto ciò sta avvenendo senza che da parte della Giunta regionale si sia data preventiva informazione alla Provincia del VCO. Le cose non finiscono qui. Nella legge di bilancio 2011 della Regione Piemonte sono stanziati 50 milioni di euro a favore delle Province per le funzioni trasferite alle stesse. Ma la Giunta regionale alle Province vuole darne sono 20 milioni. Per alcune delle Province piemontesi ciò vorrà dire chiudere in deficit i bilanci.E’ corretto che una Giunta regionale abbia un tale rapporto con le comunità locali, arrivando al punto di assumere decisioni così pesanti senza nessun confronto con le stesse? Una Giunta regionale può eliminare per il futuro il bonus benzina. Non lo può fare per il presente e il passato. Mi aspetto dalla Lega nord – che nel passato ha riempito di manifesti il VCO solo perché alcuni ad comuni del VCO era stato tolto il bonus – il riconoscimento che troppe volte in politica si predica bene e si razzola male e che forse oggi siamo in presenza di una Giunta che concepisce la politica in modo autoritario e centralista.

