«Il senatore Walter Zanetta non ci venga a dire che ha salvato Province e Comuni. Le modifiche che stanno apportando alla manovra sono peggio del testo originale». Enrico Borghi, vice presidente dell’Anci e sindaco di Vogogna esterna le perplessità agli emendamenti presentati dal Governo e approvati in Commissione Bilancio al Senato.
«I Comuni più piccoli non avranno più un loro bilancio, se non quello dell’Unione spiega Borghi -. E’ stato esteso a tutti il rispetto del patto di stabilità, precludendo così ogni di investimento. Poi non hanno modificato nulla ai tagli dei trasferimenti agli enti locali». C’è poi un articolo degli emendamenti che proprio non va giù a Borghi: «I Comuni avranno l’obbligo di convocare la giunta solo in orario serale. Non ho remore a definirla una disposizione fascista: vogliono togliere ai sindaci anche la libertà di riunirsi quando preferiscono».
(da La Stampa)
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Il federalismo non ha prodotto effetti concreti: chi lo ha detto?
«Il federalismo comunale al momento non ha prodotto effetti concreti ».
A dirlo non è qualche esponente del Pd locale ma l’assessore al Bilancio del Comune (Pdl-Lega nord) di Verbania Stefano Calderoni che analizza i tagli della manovra economica del governo Berlusconi: «Partiamo con il dire che il taglio definitivo e complessivo per Verbania ammonta, nel 2011, a oltre 920.000 euro e che per il 2012, in base a quanto stabilito nella legge di stabilizzazione del 2010, si prevede un’ulteriore sforbiciata per circa 500.000 euro».
Poi a dare un ulteriore colpo alla gestione degli enti locali ci ha pensato il famigerato decreto di Ferragosto «che ci ha costretti – dice ancora l’assessore – ad un altro giro di vite, il terzo in poco tempo, e che dai primi conteggi quasi raddoppia il taglio del 2012 e peggiora ulteriormente i trasferimenti per gli anni successivi. Senza contare le ulteriori sorprese che scopriremo nei prossimi giorni».
Tratto dal settimanale Eco Risveglio del 31.08.2011
Che aggiungere? Nulla. Sono parole che confermano il fallimento di questo governo.
Province si o no: intervista a La Stampa del segretario provinciale Antonella Trapani
Per mantenere in vita la Provincia solo per avercelo scritto sulla carta d’identità è meglio chiuderla». A sostenerlo è Antonella Trapani, segretario provinciale del Partito democratico.
Quindi è a favore della manovra del Governo?
«Non ha senso battersi per avere un ente se poi questo non può disporre di risorse che gli permettono di progettare il futuro. Quando è nato il Vco c’erano determinate risorse, che ora non ci sono più. L’unica salvezza per mantenere in vita la Provincia potrebbe essere il riconoscimento dell’autonomia, sempre se alla dichiarazione di principio farà seguito un’agevolazione economica. Questo lo spero, ma la vedo dura andare a chiedere in Regione più soldi per una realtà di 160 mila abitanti in un periodo come quello attuale».
Tutto il partito è d’accordo con la sua posizione?
«Certo che no, c’è un dibattito anche al nostro interno, come del resto anche in casa d’altri».
Zacchera ha detto che voterà contro la manovra del Governo e Zanetta proponeva di salvare il Vco “annettendo la Valsesia”. Cosa ne pensa?
«Perché Zacchera non ha votato contro in tutti quei provvedimenti che tagliavano i trasferimenti agli enti locali o ai vari condoni? Con i dovuti emendamenti che porterà avanti il Pd, io sarei disposta a votare sì, per non affossare in pieno un tentativo di cambiamento. Sulla Valsesia la proposta mi lascia decisamente perplessa. Mi sembra questa una strada molto poco percorribile e soprattutto una scusa trovata da alcuni politici per difendersi di fronte ai loro elettori. E poi la Valsesia sarebbe d’accordo a venire con il Vco? Non vedo male invece una provincia con Biella, Novara e Vercelli. Ho però il timore che all’ultimo riusciranno a tenere in vita il Vco, ma senza la garanzia di risorse: in questo modo non vedo vantaggi per il territorio».
Quindi è un problema di risorse?
Riportiamo il testo dell’intervista uscita oggi 17 agosto.
«Ci preoccupiamo degli enti che sopprimono o uniscono, ma non si spende una parola sui drastici tagli ai trasferimenti con cui devono fare i conti gli amministratori. Se fossi un sindaco, mi sentirei in grande disagio nei confronti di chi mi ha eletta: ad agosto i Comuni non hanno ancora la certezza di quanti soldi arriveranno dallo Stato. E’ assurdo».
Cosa ne pensa della fusione tra piccoli comuni?
«Ai cittadini non credo interessi avere il municipio sotto casa. La gente vuole servizi all’infanzia, per gli anziani, strade senza buchi, a prescindere da quale sia il sindaco. La fusione va bene ma deve essere a due condizioni: che parta dal basso, sentendo la volontà dei territori, magari anche tramite un referendum. E poi deve essere fatta per garantire una qualità migliore di vita alla gente che vive nelle piccole realtà e non con l’unico scopo di ridurre la spesa. Non ripresentino poi la figura del podestà, che da solo svolge il compito di sindaco e giunta: ai piccoli Comuni non togliamo anche la democrazia».
Due risposte alla Pdl del Vco
Siamo lieti delle domande che ci rivolge il Popolo della Libertà del Vco (clicca qui per vedere il comunicato del PDL)perché crediamo sia giunto il momento per fare un po’ di chiarezza su diversi argomenti. E se per fare chiarezza ci vuole un partito che al momento sta all’opposizione … va bene!
Il sindaco di Domodossola da molte settimane, e il Pd Vco da molti mesi, pretende chiarezza e la presentazione “nero su bianco” delle scelte che i partiti di maggioranza regionale, Pdl e Lega, avrebbero in mente per la sanità del nostro territorio. Se, come dichiarato dal Presidente Cota, il Piano socio-sanitario regionale fosse stato pronto per marzo e se le scelte del piano di rientro si condividessero con le realtà locali, non ci troveremo nella condizione di veder riemergere tensioni tra i territori del Verbano e dell’Ossola. Lasciateci aggiungere che il Cusio sembra solo marginalmente escluso da questa disputa, ma noi raccogliamo una crescente preoccupazione ed incertezza per il Coq di Omegna, il cui futuro oggi non viene chiarito.
Ad essere imbarazzato dovrebbe essere il Pdl sia per le non scelte su un tema così delicato che è causa delle continue frizioni fra le nostre realtà come nel 2002 (allora con Ghigo al governo regionale) sia per un assessore alla sanità agli arresti domiciliari. Il Partito Democratico si è battuto e continua a credere nell’ospedale unico plurisede e nell’esperienza del Coq di Omegna. Quello che ci domandiamo è se realmente ci crede anche la Pdl e la Lega e se così fosse, ci associamo alla richiesta del sindaco On.Zacchera di avere il piano sanitario entro il prossimo 31 luglio.
Non si può continuare ad amministrare solo con “passaparola”, conferenze ristrette che non coinvolgono tutto il territorio, assemblee dei sindaci convocate a distanza di mesi quando tutto il sistema piemontese della sanità sta per esser stravolto. Sinceramente non si capisce più nulla.
Per quanta riguarda il secondo quesito, non abbiamo problemi a ribadire che auspichiamo l’approvazione della legge sull’autonomia del Vco. Siamo tuttavia convinti che l’assetto istituzionale locale, anche alla luce dei provvedimenti che il governo nazionale, a guida Pdl Lega, hanno introdotto non possa rimanere così com’è oggi. Detto ciò, non possiamo più attendere, non possiamo più aspettare perché se la provincia del Vco rimanesse così com’è, incapace di dare risposte concrete ai vari disagi che sta vivendo il territorio a partire dal lavoro, allora sarebbe necessario rivedere tutto l’assetto generale. In sintesi, o una provincia autonoma con competenze e con risorse sufficienti (quelle previste oggi non lo sono) a rispondere alle domande del territorio oppure chiediamo di aprire un dibattito serio e sereno, senza pregiudizi, sul futuro degli enti locali. Ci chiediamo, ad esempio, se è utile per i cittadini l’esistenza contemporanea di una provincia così piccola e di tre comunità montane. La gente chiede con forza riforme e capacità di innovazione. Non possiamo rimanere fermi senza ascoltare queste voci. A settembre dovrebbe approdare in aula la legge sull’autonomia, se passasse allora accoglieremo con gioia questo passaggio che, come detto nel comunicato della Pdl, è stato voluto da tutto il territorio e i suoi amministratori. In caso contrario o in caso di un ridimensionamento del provvedimento, apriamo seriamente il confronto sul futuro del Vco.
PD VCO
Ufficio Stampa
LA PROVINCIA SA CHE SI VOTA A DOMODOSSOLA? CONVOCATO IN CONTEMPORANEA IL CONSIGLIO PROVINCIALE.
Non è certo il massimo della correttezza istituzionale convocare un consiglio provinciale nel giorno stesso del voto e dello scrutinio a Domodossola.
Ma questo è successo nonostante la richiesta al presidente del consiglio Porini, del consigliere Graziobelli, di spostare la convocazione sapendo anche che, nell’ordine del giorno della seduta, non ci sono punti urgenti in discussione.
Una convocazione che mette in difficoltà alcuni consiglieri provinciali del capoluogo ossolano, messi di fronte alla scelta “se partecipare a uno piuttosto che all’altro importante momento democratico” (essendo anche Graziobelli rappresentate di lista).
Siamo di nuovo a sollecitarne lo spostamento, come fatto anche dal consigliere Lilliana Graziobelli con la lettera al prefetto che qui sotto riportiamo.
Ricordiamo al presidente del VCO Massimo Nobili che Domodossola è comune della sua provincia.
Lettera al Prefetto
La sottoscritta Lilliana Graziobelli, nell’esercizio delle funzioni di consigliera provinciale, sottopone alla Sua cortese attenzione la seguente questione.
In data 29 e 30 maggio prossimi venturi è previsto il ballottaggio per l’elezione del sindaco di Domodossola. La scrivente, nell’occasione, intende recarsi ai seggi in qualità di candidata al Consiglio comunale e rappresentate di lista.
Lunedì 30, nonostante l’importante appuntamento elettorale fosse di sicuro ben noto anche al Presidente del Consiglio provinciale, sig. Cesarino Porini, quest’ultimo ha convocato una seduta consigliare, mettendo la sottoscritta (e con me, credo, anche il consigliere Sterpone e l’assessore Pizzi, entrambi domesi) di fronte alla scelta se partecipare a uno piuttosto che all’altro importante momento democratico.
A nulla è valsa la mia richiesta di spostare la convocazione, istanza a mio giudizio non certo inammissibile, anche perché nell’odg del Consiglio non sono previsti punti che prevedano insormontabili scadenze temporali.
Tutto ciò premesso,
CHIEDO alla S. E.
di voler intervenire, utilizzando la sua riconosciuta e indiscussa moral suasion, presso il Presidente del Consiglio provinciale del Verbano Cusio Ossola per sollecitare lo spostamento in altra data della seduta del 30 maggio o, quantomeno, per censurare un comportamento incomprensibile che impedisce alla scrivente di poter pienamente esercitare le sue funzioni di candidata/rappresentate di lista e consigliera provinciale.
Distinti saluti.
Lilliana Graziobelli, consigliere provinciale PD
PD Ufficio stampa
EX COLONIA MOTTA. E ADESSO CHE SI FA?

Suona il ‘De Profundis’ per il più importante progetto di rilancio turistico-ricettivo della nostra città, costruito e perfezionato dal Centrosinistra nel 2007. E a Palazzo di Città – dove ci si gingilla con parchi acquatici, centri multifunzionali, capitale dei laghi, coltura delle nocciole, ritiro del Chelsea, Casa della Musica e nuovo stadio – nessuno commenta l’azzeramento dell’unica iniziativa di rilancio economico ed occupazionale pronta a partire.
Il quotidiano La Stampa qualche giorno fa ha annunciato che nella vasta e prestigiosa area dell’ex Colonia Motta non si farà più la struttura turistico-ricettiva per la quale nel 2007 il Comune e la società Interlaghi avevano sottoscritto un dettagliato e impegnativo contratto urbanistico-edilizio.
La più importante e significativa operazione di rilancio turistico degli ultimi cinquant’anni (1.000 posti-letto a regime in 90.000 mc, rispetto ai 60.000 mc oggi esistenti) viene seppellita con un articoletto a quattro colonne, nel quale il tecnico locale “portavoce” della Società Interlaghi dichiara papale papale che la previsione turistico-ricettiva, pur garantita da una fideiussione di 1,8 milioni a favore del Comune per l’avvio del lavori entro la fine del 2012, non è più attuale.
Il sindaco e la Giunta, così solleciti ad annunciare qualunque cosa possa assicurare uno spazio sui giornali purchessia, questa volta non hanno detto nulla. Un silenzio assordante e fragoroso. Mentre si sprecano annunci, comunicati, dichiarazioni e paginate sui giornali per il ritiro del Chelsea e la coltura delle nocciole lungo il Toce, per il Centro Eventi Multifunzionale e il parco acquatico all’Acetati, per la capitale dei laghi europei e il progetto Thun a Villa Poss, tutti fingono di non avere sentito il “De profundis” suonato per l’unico vero progetto di rilancio economico ed occupazionale della città che avrebbe potuto partire già domani.
Si dirà che la morte tragica e improvvisa di Marcello Gabana, proprietario dell’area, ha reso tutto più difficile; ma è proprio di fronte a un’improvvisa complicazione che si misura la reattività, la caparbietà, la tenacia, la fantasia di chi amministra la città.
E anche in questo caso non s’è visto nulla. Si dirà – come annuncia “in solitaria” il tecnico-portavoce locale – che al posto della struttura turistica sarà realizzato un avveniristico Centro di Ricerca. La risposta può andare bene per il cittadino poco provveduto in questioni amministrative, ma non certo per chi ha una qualche dimestichezza con la materia: una cosa è costruire un progetto turistico-ricettivo, come quello che oggi viene incautamente abbandonato dalla proprietà, fondato su una puntuale e complessa previsione urbanistica di Piano Regolatore Generale; una cosa tutta diversa è immaginare – a margine di un convegno – il Centro di Ricerca.
Se anche questa proposta avesse le gambe per camminare (e lo potremo vedere solo in un fiuto indeterminato), si tratterebbe di rivedere radicalmente l’attuale destinazione urbanistica dell’area, i parametri edificatori, gli standard, le cessioni e gli usi pubblici. Senza contare la sostanziale differenza delle ricadute economico-occupazionali per la città di una struttura di ricerca rispetto a una struttura turistico-alberghiera. La sola cosa certa, per ora, è questa: il progetto, moderno e ambizioso, approvato nel 2007 non si farà, con grave e permanente danno per la città.
E per molti anni ancora il compendio ex Colonia Motta resterà in malinconica attesa di una valorizzazione che si attende da una quarantina d’anni.
Claudio Zanotti, consigliere comunale PD Verbania