La lettera di ringraziamento di Enrico Borghi per la fine della campagna elettorale

Cari amici,
siamo arrivati a pochi metri allo striscione d’arrivo. E’ giunta quasi al termine una campagna elettorale il cui esito sarà ricordato, credo, per tanti anni.
Abbiamo lavorato tanto, in queste settimane, in tanti. Con passione, energia, entusiasmo. E mi corre l’obbligo di ringraziare di vero cuore quei tantissimi volontari che in queste giornate si sono spesi per la nostra causa. Li abbiamo visti dovunque sotto la pioggia, sotto la neve, con il vento gelido, girare casa per casa e stare nelle nostre piazze, tra la nostra gente. Grazie per il vostro straordinario esempio di come si possa interpretare la politica come passione, come servizio, come attaccamento ad un’idea.
Ci lasciamo alle spalle anni difficili e tremendi, nei quali la politica è stata piegata a pura lotta per il potere, dove il libero voto dei cittadini è stato utilizzato come pura delega in bianco da ottenere facendo leva sui pregiudizi, sui luoghi comuni, sulle ideologie.

Anni difficili, al termine dei quali una politica tutta votata sulla pura immagine e sul potere fine a sé stesso si è ripiegata su di se fino ad implodere, e con il paradosso di vedere chi aveva denunciato il “teatrino della politica” restare solo sul palcoscenico di un teatro ormai vuoto, restauratore di un passato che non tornerà e retroguardia di un mondo che muore.

Abbiamo cercato, girando ogni giorno le vie dei nostri paesi, le strade delle nostre valli, di incontrare la nostra gente per ritornare invece ad un’idea diversa, nuova ed antica della Politica. Un’idea, cioè, di servizio, di senso di responsabilità, di senso del dovere, di desiderio di conoscenza, di studio, di impegno, di partecipazione.
Un’idea della Politica che fosse al tempo stesso in grado di tenerci lontani da due pericoli: quello della politica come garanzia di un facile e immediato cambiamento (che pretende la delega in bianco senza sopportare la fatica del confronto e del dialogo) e quello di una politica che provoca e urla, sollecitando la partecipazione emotiva al solo scopo di piegarla ai propri interessi ed alimentare, in questo modo, il desiderio di potere dei singoli.

Ci siamo imbattuti sul campo, in questi giorni, dalla conseguenza più rilevante del fallimento della finta politica degli ultimi anni, la frase secondo la quale “sono tutti uguali”.
Abbiamo cercato di fornire, di fronte al disincanto trasformato spesso in frustrazione quando non in rabbia, le ragioni delle nostre passioni e delle nostre motivazioni. Il nostro obiettivo di un’Italia Giusta, di un futuro reale, di un cambiamento responsabile che si distacchi dalla conservazione del passato o dai salti nel buio.

Se ci saremo riusciti, lo vedremo nelle prossime ore. Confido nel patrimonio di responsabilità e nel senso civico presente nelle coscienze dei nostri concittadini, e penso che la passione che insieme abbiamo trasmesso in questi giorni sia stata l’arma per superare il potere della comunicazione e della parola con il potere dell’anima e delle nostre idealità.

“La politica è bellissima”, diceva un protagonista di Baarìa, il film di Tornatore. Era un bracciante agricolo, che sul finire della propria esistenza coglieva nella politica la sua possibilità di riscattare l’Uomo e di rendere giustizia ai più deboli.

In questi tempi difficili, l’impegno di ciascuno di noi è lavorare per far capire che la Politica serve per concretizzare la giustizia, per fondare nuove scuole, per costruire nuovi ospedali, per non lasciare indietro chi ha bisogno, per garantire la libertà e le pari opportunità di ciascuno, per creare le condizioni in cui si concretizzi il lavoro per tutti, per rendere dignitosa la vita di ciascuno e costruire il futuro. Serve per mettere nella vita concreta di tutti i giorni i principi dei primi dodici articoli della nostra Costituzione, la più bella Costituzione del mondo!

Se ci saremo riusciti, se nel nostro sforzo di partecipazione siamo riusciti a far cogliere il senso della nostra esperienza collettiva, allora da lunedì potremo –tutti insieme- tornare a dirlo anche noi, e metterci al lavoro per l’Italia Giusta.

Per ora, con un pizzico di commozione, grazie a tutti!

Vogogna, 22 febbraio

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